Caro Mike, ti avevo desiderato tanto.

Lo dicevo ai miei amici del podcast: “Voglio uno giovane con idee vincenti in attacco, uno dei nuovi dell’albero di Shanahan, che porti un attacco imprevedibile” e così sei arrivato tu, con quel video sul jet privato prodotto dal nostro marketing, mentre telefoni a Tagovailoa e gli dici che farete grandi cose assieme. Uno di quei video che dici “Questo o è scemo o è un genio“.
Per un paio di anni abbiamo creduto alla seconda.
Hill e Waddle schierati l’uno dietro l’altro, qualcuno sempre in motion nel nostro backfield, c’era sempre qualcuno di immarcabile, arrivava la ricezione e la chiusura del down, in un attacco che andava al doppio della velocità di tutti gli altri. La nostra visione realizzata.
Iniziavo a essere diffidente a causa della tua orribile immagine pubblica, ma i risultati c’erano e pazienza se per il primo paio di tentativi abbiamo dovuto entrare nei play-off dall’ultima porticina libera, eravamo felici lo stesso.
Poi ho capito che il primo dilemma pendeva irrimediabilmente verso la prima alternativa. Nei periodi, prevedibili, senza Tua non eri riuscito a far andare la squadra nemmeno a un decimo della velocità precedente. Tight end inesistenti, gioco di corsa non utilizzato, quarterback non aiutato dalle tue chiamate. Giocano a uomo e hai Hill e Waddle. No, figurati, nessuna cross, continuiamo a chiamare uno screen o al massimo una comeback, che spesso non riusciva nemmeno.
Se devo dire la tua più grande mancanza, non hai capito che una partita NFL vale in modo inestimabile. Quest’anno addirittura non hai preparato due partite, cioè zero, neanche il game plan.
Fuori dal campo? Sei stato addirittura peggiore! I giornalisti che a fine anno ti chiedono perché i tuoi giocatori saltino allenamenti arbitrariamente, cosa che mai dovrebbe accadere. Il tuo quarterback va a dire che c’è gente che salta le riunioni tecniche e che poi si scusa. Quel giocattolo regalatomi 4 anni fa che si rompe sotto un roster troppo caro, i colpi di Bills e Patriots, l’ennesima rivoluzione all’orizzonte.
Poi la tua ultima uscita di scena, giunta quasi a sorpresa. Al lunedì ti chiedono di aiutarli a scegliere il nuovo GM, con tre tuoi amichetti in lizza. Al mercoledì il foglio di via.
Un addio degno di una commedia mediocre, di quelle che manco vengono tradotte in italiano.
Per te Miami Vice finisce qui, Ray-Ban o meno.




