I Buffalo Bills e i miglioramenti nella offensive line

I Buffalo Bills si affacciavano alla Regular Season 2023 con un annoso problema: l’Offensive Line, un reparto reduce da un 2022 oggettivamente disastroso, complici la palese inefficienza di diversi giocatori (Saffold e Brown in primis), uno stato di salute a dir poco altalenante (7 giocatori in campo per almeno 350 snap), nonché un nuovo “blocking-scheme” ancora non del tutto assimilato.  Il risultato? un Josh Allen “under pressure” in oltre il 35% dei dropback tentati e vittima di ben 41 sack, il dato più alto dell’intera carriera NFL.

L’acquisizione del 34enne Rodger Saffold, un LG forgiato da 12 anni di esperienza NFL, si era ben presto rivelata un completo “buco nell’acqua”, avendo l’ex di Rams e Titans concluso la stagione con un passivo di 2.0 sack, 5 ulteriori QB hit e la bellezza di 42 pressure concesse, nonché nientepopodimeno che 10 penalità commesse. Non era sicuramente andata meglio a Spencer Brown, ancora una volta costantemente falcidiato dagli infortuni, reo di aver concesso 4.0 sack, 11 ulteriori QB hit e 3.1 pressure/game ai pass rusher fronteggiati, il dato peggiore dell’intera lega.

Sebbene Il 2022 non fosse stato un anno totalmente da buttare, è innegabile come persino le prestazioni del solitamente solidissimo Dion Dawkins abbiano “flirtato” con la mediocrità, distanziandosi di gran lunga rispetto all’eccezionale “breakout season” messa in vetrina nel 2020.

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La “cura” Aaron Kromer, ritornato nuovamente in quel di Buffalo dopo il biennio 2015-16, pareva non esser stata minimamente recepita dai giocatori, tanto che l’inefficienza palesata dal suo adorato “zone-blocking” aveva via via lasciato il passo al ritorno di un “gap-scheme” non tanto dissimile da quello proposto dal suo predecessore Bobby Johnson, decisamente più adatto alle caratteristiche dei Running Back a disposizione, Devin Singletary in particolare.

Fermamente convinto delle capacità dello stesso Kromer, così come altrettanto del potenziale ancora inespresso del giovane Brown, il Front Office ha optato per intervenire massicciamente solamente sulla porzione interna della linea, rinforzata dapprima mediante l’acquisizione del LG ex Cowboys Connor McGovern (triennale dal valore complessivo di $23 milioni) e poi con quella di O’Cyrus Torrence, il mastodontico RG in uscita dai Florida Gators, inaspettatamente scivolato sino alla pick n°59. Decisamente meno altisonante, ma potenzialmente cruciale in caso di infortuni, fu invece l’acquisizione di David Edwards, il “tuttofare” già allenato dallo stesso Kromer in quel di Los Angeles.

Forte di uno Spencer Brown per la prima volta al 100% della condizione fisica, finalmente in grado di prender parte alla totalità del Training Camp, l’OL si presentava ai nastri di partenza della Regular Season con uno starting 5 così composto da sinistra a destra: Dion Dawkins, Connor McGovern, Mitch Morse, O’Cyrus Torrence (uscito vincitore dalla contention estiva con Ryan Bates) e Spencer Brown.

Contrariamente alla stagione precedente anche i backup parevano poter garantire un livello di performance decisamente superiore, essendo i vari Bates, Edwards e Van Demark (tanto lieta quanto inaspettata sorpresa dell’Offseason) dimostratisi in più di un’occasione tutto sommato affidabili.

Ora, ad esattamente un anno di distanza, nonché ad un tiro di schioppo dall’inizio ufficiale della nuova stagione, possiamo tranquillamente affermare come l’O-Line ammirata nel 2023 sia stata di gran lunga la migliore dell’intera “Era McDermott”, tanto per continuità quanto altrettanto (e soprattutto) per rendimento. Non è assolutamente un caso che Josh Allen sia stato vittima di appena 26.0 sack, il numero più basso tra tutti i QB con almeno 150 dropback all’attivo. Ancora più impressionante è in numero di sack direttamente imputabili all’OL, appena 12, il numero più basso nell’intera lega, lasciandosi alle spalle persino gli appena 14 concessi dalla tanto decantata OL dei Philadelphia Eagles.

Trattandosi di 5 giocatori che necessitano di muoversi all’unisono, la sintonia, l’amalgama e il timing sono una prerogativa essenziale per il successo di una Offensive Line, indi per cui il fatto di aver potuto godere della contemporanea presenza in campo della totalità dei 5 starter per più di 1.200 snap ha inciso (e non poco) sull’eccezionale livello di performance mantenuto per l’intera stagione, Postseason compresa. Dawkins, il lineman ad aver giocato il numero “minore” di snap, è figurato in campo in addirittura 1.264 azioni offensive.

Se prendessimo in esame solamente le partite di Regular Season, bisognerebbe ritornare indietro sino al lontano 2014 per ritrovare almeno 4 lineman (non 5 come quest’anno, solamente 4) ad aver scollinato quota 1.000 snap. In quel caso furono Seantrel Henderson, Erik Pears, Eric Wood e Cody Glenn, con Kraig Urbik fermatosi a poco più di 600.

Se da Dawkins era lecito aspettarsi una “rebound season”, sebbene gli ormai quasi 30 di età potessero far sorgere qualche dubbio, non lo era altrettanto per Spencer Brown, sorprendentemente autore della più classica “breakout season”.  Il fatto che il 25enne Brown fosse dotato di un potenziale fisico-atletico disarmante non era mai stato messo in dubbio, ciò che palesemente mancava era l’aspetto tecnico. Ecco, nell’ultima stagione, complice l’esser stato per la prima volta al 100% della condizione fisica, Brown si è finalmente dimostrato capace di anticipare (anziché reagire) le mosse dei pass rusher fronteggiati, giocando con un baricentro basso e mettendo in mostra una “hand technique” decisamente migliorata. Sebbene la sua stagione non si possa definire perfetta, gli incredibili miglioramenti messi in mostra non possono che far ben sperare per l’imminente futuro.

Chissà che Beane, un po’ come fatto con Oliver esattamente un anno fa, non voglia provare a scommettere sulla tenuta fisica e sull’incredibile potenziale (ancora grezzo) del ragazzo, finendo, magari, per riuscire a strappare un rinnovo contrattuale che possa ben presto diventare un vero e proprio affare. In caso contrario, un ulteriore “step-up” potrebbe ovviamente far lievitare il prezzo.

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La differenza più sostanziale rispetto al 2022 è stata però la solidità dell’Interior Offensive Line, in cui la costante è stata ovviamente Mitch Morse, mentre Torrence e McGovern hanno totalmente eclissato lo sciagurato livello di performance messo in vetrina dai vari Saffold, Bates e Company. Nonostante si sia scontrato con il temibile “Rookie Wall”, vendendo le sue performance calare vistosamente nella 2° parte di stagione, Torrence si è ugualmente distinto per affidabilità, nonché soprattutto per la sua estrema solidità, come comprovato dall’aver preso parte al 100% degli snap offensivi (1.308). Lo stesso discorso può essere fatto per McGovern, come da previsione decisamente più performante in pass protection rispetto che in run blocking, ma in ogni caso certamente meritevole dei quasi $7.5 milioni di AAVG spesi in Free Agency per accaparrarsi i suoi servigi.   

Se della pass protection abbiamo già parlato a bizzeffe, è giunto il momento di spendere due parole sull’incredibile livello di performance raggiunto dal run blocking, l’autentico motore trainante dell’attacco dall’avvento di Joe Brady al timone della Offense. Se James Cook è stato il primo RB dei Bills ad aver superato quota 1.000 rushing yard in Regular Season (1.122) dal 2017 (LeSean McCoy) ad oggi, gran parte del merito va ovviamente dato ad una O-Line, piazzatasi al 3° posto nell’intera lega per yard/before contact garantite al proprio RB (2.7 Y/A), venendo preceduta solamente da Baltimore Ravens (2.24) e Philadelphia Eagles (2.17), due dei migliori “run-heavy” team. Le sgroppate di Dawkins in campo aperto, così come i poderosi blocchi di Torrence o i perfetti angoli di blocco presi da Brown, saranno sicuramente dei ricordi che rimarranno indelebili nella mente e nel cuore di qualsivoglia tifoso dei Buffalo Bills.

In una squadra, a quanto pare, sempre più focalizzata verso un maggior bilanciamento tra passing e running game, l’eccezionale miglioramento messo in mostra dall’Offensive Line nella più recente stagione non può che far ben sperare tanto per il breve quanto altrettanto per il lungo periodo.

Brown, Torrence e McGovern sono giocatori giovani e ancora lontani dal raggiungimento del cosiddetto “cealing”; Dawkins ha sì scollinato la fatidica soglia dei 30 anni ma parrebbe essere un giocatore dotato di uno skillset che, come si suol dire, “invecchia bene”; mentre Morse, sebbene parrebbe ormai giunto quasi a fine corsa, continua a risultare un elemento cardine nell’economia del gioco offensivo.

Se le partite di football si vincono in trincea… bè, Josh Allen & Soci non sono messi malaccio.

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