Fiesta Bowl Preview: TCU Horned Frogs

Per le due semifinali abbiamo deciso una presentazione diversa da quella per gli altri Bowl, ci focalizzeremo sulla singola squadra per analizzare al meglio le quatto partecipanti, è il turno dei TCU Horned Frogs (preview Michigan), protagonisti del Fiesta Bowl che si disputerà sabato 31 alle 22.00 italiane e sarà visibile su ESPN Player.

#3 TCU è stata tra le grandi sorprese di questa stagione. Sostanzialmente ignorati dai ranking preseason, la squadra di Forth Worth ha visto un cambio di panchina importante nell’off-season. L’head coach Gary Patterson, sulla panchina di TCU dal 2000 al 2021, ha concluso la sua esperienza nel programma (un programma che ha portato in 21 anni dal group of 5 alla Big XII). Al suo posto è stato assunto Sonny Dykes, all’epoca head coach della vicina SMU (mezz’ora di macchina circa, in Texas è veramente niente). Dykes aveva fatto molto bene nel programma dei Mustangs, portandoli spesso a competere per il titolo della AAC e mettendo in pratica un gioco offensivo. Dykes ha anche un approccio particolare nel recruiting, dato che preferisce di gran lunga giocatori provenienti dalle high schools locali (o giocatori nel transfer portal che si vogliono riavvicinare al Texas).

Non è un caso che questa panchina sia andata quindi proprio a lui, massimo esperto del territorio e figura di riferimento nel lone star state. Ci si aspettava un primo anno di transizione per le Horned Frogs, un po’ per sondare il terreno e vedere di che pasta era fatta la squadra. Invece la squadra di Forth Worth ha stupito tutto il mondo del College football.

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L’inizio del calendario è stato abbastanza agevole con due match contro Colorado (38-13) e poi Tarleton (59-17). La prima svolta della stagione è stata la vittoria nella battaglia per l’Iron skillet contro SMU, vinta per 42-34. Numerosi errori abbastanza clamorosi dei Mustangs hanno spianato la strada alla squadra di Sonny Dykes. In particolare, il QB Max Duggan ha cominciato a mettere in mostra proprio in questa partita grandi qualità con 22 passaggi su 29 completati e 3 TD, mentre Mordecai per SMU si rendeva protagonista di due intercetti abbastanza sanguinosi.

Nel mondo dei media dedicati al College Football si continuava ancora a parlare poco di TCU, e in generale in molti credevano che quando il calendario si sarebbe complicato alla fine le Horned Frogs avrebbero ceduto. Invece sono continuate ad arrivare vittorie su vittorie contro squadre nel ranking: #18 Oklahoma (55-24), #19 Kansas (38-31) e soprattutto la vera chiave di volta della stagione: la vittoria contro #8 Oklahoma State per 43-40 al secondo overtime. TCU era sotto per 24 a 7 all’inizio del secondo quarto e 24 a 13 all’intervallo, prima di compiere un comeback straordinario nella seconda parte di partita, complice un intercetto lanciato da Spencer Sanders, in QB dei Cowboys, intercettato da Bud Clark sul 30-23 per Oklahoma State con 7 minuti rimanenti nell’ultimo quarto. La difesa delle horned frogs ha poi costretto la squadra di Mike Gundy a due punt nei drive successivi, confermando un’altra caratteristica tipica di TCU: l’attenzione e la precisione di tutti i reparti nei momenti che contano, incluso il reparto difensivo (certamente non la forza di questa squadra). Nel secondo OT ancora la difesa di TCU ha costretto i Cowboys a un field goal, segnando poi il touchdown decisivo e battendo una squadra nella top 10.

TCU non si è adagiata su questi allori, e la settimana successiva ha battuto anche #17 Kansas State per 38-28, partita dove è stato decisivo (come molto spesso nella stagione) l’altra grande arma di TCU insieme a Duggan: il running back Kendre Miller (153 yards, 2 TD). I numeri impressionanti della stagione di Miller parlano di 216 corse, 1342 yards e 17 TD. Alla coppia Duggan-Miller va aggiunta anche come terza arma offensiva il pacchetto di ricevitori: Non ce n’è uno che spicca necessariamente più degli altri, ma sono tutti molto solidi, dando a Duggan veramente tante opzioni nel passing game, e rendendo difficile prevedere le linee di passaggio per le difese avversarie: Due giocatori hanno 5 TD (Quentin Johnston e Darius Davis) e ben 3 hanno 4 TD (Taye Barber, Savion Williams e Jared Wiley), anche se il bersaglio preferito è Johnston (903 yards contro le 593 di Barber).

Dopo la vittoria contro i Bobcats, il calendario è diventato un po’ più agevole, e la squadra di Sonny Dykes è riuscita a mantenere la concentrazione per il resto della stagione, di fatto dominando la Big XII, sia pure vincendo in maniera risicata contro una buona #18 Texas (17-10). Il rischio più grande è stato corso contro Baylor, in una partita vinta da TCU per 29-28. Sul 28-20 nell’ultimo quarto le Horned Frogs hanno messo a segno il TD del 28-26 con 2:07 ancora da giocare, ma fallendo la conversione da due punti. Dykes si è dovuto quindi affidare alla difesa che chiamata in causa non ha deluso e ha messo a segno un rapido 3 and out con il cronometro quasi invariato dato che TCU aveva ancora tutti e tre i timeout all’inizio del drive. Con 1:30 a Max Duggan e compagni è bastato arrivare in field goal range dove l’ottimo Griffin Kell (16 FG messi a segno su 18 tentati, season long di 54) ha messo a segno tre punti da 40 yards mentre scadeva il cronometro. Proprio nella coralità dello sforzo tra tutti i reparti (attacco, difesa, special teams) TCU è spesso riuscita a venire a capo di situazioni complicate.

Le Horned Frogs (12-0) sono quindi arrivate imbattute al championship game (le altre vittorie sono state 41-31 contro West Virginia, 34-24 contro Texas Tech e un roboante 62-14 contro Iowa State) della Big XII dove si sono trovati nuovamente di fronte a #10 Kansas State. Proprio qui è arrivata la prima sconfitta, privando le Max Duggan e compagni del titolo di conference. Una partita combattutissima e tra le più belle dell’anno è terminata per 31-28. Ancora una volta TCU è stata costretta ad inseguire, mettendo a segno il field goal del 28 a 20 solamente a 7:34 dalla fine. La difesa delle Horned Frogs (guidata da un ottimo Dylan Horton che ha causato due tackle for loss nel corso della partita) ha costretto al punt due volte i Bobcats, mentre nell’ultimo drive di TCU un malridotto e dolorante Max Duggan era riuscito a trascinare la squadra al TD del pareggio gettando il cuore oltre l’ostacolo e anche trasformando la conversione da due punti in uno dei drive più eroici della stagione. Nell’OT però la redzone non è stata amica di TCU, e una goal line stand dei Bobcats ha messo fine alle speranze di TCU: la squadra di Forth Worth avrebbe anche potuto provare a mettere a segno un field goal sul 4th down per poi costringere Kansas State al touchdown, ma non vedrete mai Sonny Dykes fare scelte di questo tipo dalla one yard line: il coaching staff di TCU osa molto spesso. A Kansas State, partita già in field goal range, è bastato mettere a segno da 12 yards per conquistarsi il titolo.

Giustamente questa sconfitta non è bastata a rimuovere TCU dal novero delle prime quattro e il comitato dei playoff nazionali ha deciso di mettere le Horned Frogs al numero 3. Chiaramente, le altre tre squadre (Georgia, Michigan, Ohio State) sono delle powerhouse storiche di questo sport, e le loro rose sono nettamente superiori e soprattutto hanno più profondità. L’attacco di TCU però può creare problemi a chiunque, e anche se la difesa (specie nei primi due quarti) non è sempre ottima, spesso mette a segno degli stop decisivi nei momenti chiavi. Max Duggan (239/368, 3321 yards, 30 TD, 4 intercetti) è uno dei migliori QB del paese e finalista dell’Heysman trophy. Il potere dell’ipnorospo (ormai mascotte non ufficiale della squadra) mette spesso lo zampino in momenti decisivi. Sulla carta TCU dovrebbe uscire contro Michigan in una partita scontata, ma sulla carta a inizio stagione TCU non sarebbe mai dovuta arrivare così lontano, e questa già di per sé è una grande vittoria di Sonny Dykes.

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