Uno sguardo al 2021: Dallas Cowboys

Nel 2021 i Dallas Cowboys hanno tentato l’ennesimo assalto al Super Bowl ma anche stavolta gli uomini con la stella sul casco sono stati fermati prima del prestigioso ed ambìto traguardo. Favoriti da una division onestamente debole, Prescott e compagni hanno messo assieme 12 vittorie, cosa che non riusciva loro dal 2016, poi, però, il primo turno di post season, disputato in casa contro i 49ers, è stato fatale ad una franchigia che non arriva alla finale di Conference e al Super Bowl dalla stagione 1995, al termine della qualche Dallas vinse anche l’ultimo titolo NFL.

COME DOVEVA ANDARE…

Le aspettative erano, come sempre negli ultimi anni, molto alte: in attacco il ritorno di Dak Prescott garantiva una presenza fondamentale per uno dei più forti reparti offensivi della NFL, anche se c’era qualche legittimo dubbio sul rendimento di una linea offensiva fisicamente “delicata” e sulle prestazioni del runner Zeke Elliott, apparso sottotono l’anno precedente.

La difesa era invece chiamata a cancellare la pessima stagione 2020 e per riuscire nello scopo era stato cacciato il defensive coordinator Mike Nolan ed era approdato in Texas Dan Quinn che in quel di Seattle aveva allenato la temutissima Legion of Boom. Inoltre, i primi sei giocatori scelti dal draft erano tutti difensori, e fra questi c’era l’atteso linebacker Micah Parsons, e non erano mancati pure alcuni interessanti arrivi fra i free agent sempre nel reparto difensivo.        

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…E COME E’ ANDATA

Dopo aver perso una bellissima gara inaugurale contro i campioni uscenti dei Buccaneers, i Cowboys hanno infilato sei successi consecutivi che li hanno subito proiettati in vetta alla division, anche perchè due di queste vittorie sono arrivate contro Giants e Eagles (e a fine stagione il record di Dallas nella NFC East sarà, per la prima volta dal 1998, un immacolato 6-0). Nella fase centrale della stagione i texani hanno però accusato una netta flessione di rendimento, con tre k.o. in quattro gare, quindi, dall’inizio di dicembre, Dallas ha ripreso a macinare gioco ed avversari subendo solo più una sconfitta, in casa contro gli Arizona Cardinals, k.o. però grave perché privava i ragazzi di coach McCarthy della possibilità di agguantare il miglior seed nella griglia dei playoff.

Nella postseason la sorte metteva poi sulla strada dei Cowboys un team solido e scomodo come i San Francisco 49ers e, ancora una volta, i ragazzi del presidentissimo Jerry Jones non riuscivano a mettere insieme quella prestazione necessaria per andare avanti nelle gare da dentro o fuori.

COSA HA FUNZIONATO…

Quando il tuo attacco è numero 1 per yard guadagnate e punti segnati direi che non ci siano dubbi sulla riposta. Prescott, al rientro dopo aver disputato solo 4 gare e mezzo nel 2020, ha fatto segnare, con 410 completi e una percentuale di completi del 68,6, due record in carriera, dando quella marcia in più ad un gruppo che ha segnato 530 punti, record di franchigia (anche se c’è da sottolineare che per la prima volta nel 2021 sono state disputate 17 gare). Al secondo anno fra i pro, CeeDee Lamb si è confermato uno dei receiver emergenti della NFL con 79 ricezioni per 1102 yard e 6 touchdown e anche Amari Cooper ha disputato una buona stagione con 68 palle catturate, 865 yard e 8 mete.

Michael Gallup ha invece vissuto una annata tribolata a causa degli infortuni ma Dallas ha potuto contare su un ottimo Cedrick Wilson, che dopo due stagioni anonime, ha retto benissimo il ruolo di terzo receiver ed ha contributo con 45 ricezioni per 602 yard (media un ottimo 13 yard e mezzo per catch) e ben 6 touchdown. Altra stagione da incorniciare è stata quella del tight end Dalton Schultz, uno che fino a due anni fa era visto soprattutto come un blocking tight end e che invece nel 2021 ha portato a casa 78 ricezioni e 8 touchdown mentre in linea offensiva la guardia Zack Martin si è confermato un assoluto fuoriclasse

In difesa naturalmente c’è stata l’annata semplicemente mostruosa del rookie Micah Parsons che terminato la stagione con 13 sack, nettamente il record per un rookie nella storia dei Cowboys, e ben 20 tackle for loss. Poi ovviamente è da segnalare la stagione di Trevon Diggs che ha messo assieme la bellezza di 11 intercetti, nettamente il migliore della NFL, anche se, come vedremo, non tutto è filato liscio nel campionato del giovane cornerback.

Meno appariscenti ma sicuramente molto valide sono state anche le prestazioni della safety Jayron Kearse, di un Randy Gregory che finalmente è riuscito a stare lontano dai guai e dagli infortuni ed ha messo a segno 6 sack, dell’altro cornerback Anthony Brown e dell’emergente end Dorance Armstrong.           

…E COSA NON HA FUNZIONATO

Il giudizio riguardo il running game del 2021 è onestamente incerto: vero Elliott ha superato quota 1000 yard e Pollard si è confermato runner di ottimo livello, ma dalla seconda metà di stagione il gioco sulla terra dei Cowboys ha rallentato vistosamente, il coordinator Kellen Moore non è stato in grado di trovare contromosse valide e i guai della linea offensiva non hanno certo aiutato. Il tackle Tyron Smith ha saltato l’ormai consueto gruzzolo di partite (sei nel 2021), il suo collega La’El Collins è stato sospeso per quattro gare dalla NFL ed il balletto che ha visto avvicendarsi come guardia sinistra Connor Williams (il più forte dei due ma anche decisamente il più falloso) e Connor McGovern ha causato ulteriore incertezza.

La difesa sul passaggio è decisamente migliorata, ma ha comunque chiuso al ventesimo posto per yard concesse, anche perché il buon Trevon Diggs ha sì messo a segno una marea di intercetti ma ha anche concesso un bel po’ di big play. Inoltre, l’esperimento di Keanu Neal come linebacker è decisamente fallito, l’altro linebacker Jaylon Smith è stato cacciato dopo un mese di prestazioni scadenti e il gruppo di interior linemen, da Odighizuwa a Watkins, da Bohanna a Hamilton, a Urban, a Gallimore e a Hill ha confermato di essere tutt’altro che una certezza nell’arginare il running game.

E ADESSO?

L’offeason dei Cowboys è stata fin qui controversa: la franchigia era in una posizione difficile a livello di salary cap e la dirigenza ha valutato che le prestazioni di Cooper non valessero i tanti soldi versati sul suo conto in banca. Così il receiver è stato quasi svenduto a Cleveland anche se al suo posto è arrivato da Pittsburgh un atleta sicuramente interessante come James Washington. I texani hanno però perso altri due receiver: Malik Turner e, soprattutto, quel Cedric Wilson che sembrava in grado di trovare un suo spazio fra i titolari. In linea offensiva hanno salutato anche Connor Williams e soprattutto La’el Collins che pur non essendo un fenomeno è giocatore sicuramente solido (e infatti il tackle si è accasato prontamente a Cincinnati).

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In difesa Randy Gregory ha dapprima trovato un accordo verbale per prolungare la sua presenza in Texas poi, quando la dirigenza ha iniziato a cavillare su alcuni termini del contratto, ha cambiato idea ed è approdato a Denver. Al suo posto è arrivato Dante Fowler, altro ex giocatore di coach Quinn ad Atlanta, atleta dal rendimento però quantomeno altalenante. In attesa di vedere cosa succederà nei draft, onestamente i Cowboys appaiono leggermente indeboliti anche se, tutt’ora, a livello di talento puro, a Dallas manca poco per essere nell’elite della NFL. Il problema è che, naturalmente, il talento da solo non basta ed è esattamente lo scoglio che i texani devono superare: l’essere vincenti nei momenti che contano.  

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