Il Draft 2019 dei Miami Dolphins

Valutare un draft partendo dal presupposto che la franchigia sta piallando tutto per ripartire da zero o quasi ti dà una bella mano. Nel senso che le necessità nel roster sono talmente tante che va bene (quasi) tutto. Nel caso del draft dei Miami Dolphins questo è sicuramente vero ma, per fare un breve recap su come sono andati i tre giorni di Nashville, divideremo il draft in due: le scelte fatte da una parte e quanto successo nel secondo giro dall’altra.

Le scelte fatte

Posto che Miami partiva con sette sole picks a disposizione (di cui due al settimo turno e nessuna al quarto), al primo giro le opzioni erano sostanzialmente due: scambiare e scendere oppure prendere uno forte. Chris Grier, il GM, aveva già detto di avere una piccola lista di giocatori che, fossero stati disponibili alla 13, avrebbe sicuramente scelto e solo in caso contrario avrebbe cercato la trade. Christian Wilkins, DT da Auburn, era sicuramente in quella lista. Ha carisma, ha passione, ha intelligenza, è forte e gioca in un ruolo per cui i Dolphins avevano uno dei bisogni maggiori. Niente da dire.

wilkins dolphins draft

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Al terzo giro è arrivato Michael Dieter, OL da Wisconsin. Che la parte interna della linea dei Miami Dolphins avesse un estremo bisogno di aiuto lo si sapeva da un pezzo e Dieter viene da una classica “fabbrica di linemen” come i Badgers. Titolare fisso per le sue ultime 54 partite al college, vista la concorrenza nel ruolo lo sarà probabilmente anche all’opening con Miami. E speriamo che continui ad esserlo anche più in là.

Al quinto giro Miami è tornata a pescare a Wisconsin e ha scelto il linebacker Andrew Van Ginkel. Si tratta di un outside linebacker molto atletico, specialista nel pass rushing (11 sack e 19,5 tackle for losses in due stagioni al college). La scelta è interessante anche perché un linebacker con un “Van” nel nome richiama subito alla mente Kyle Van Noy e questo, sulla carta, apre possibili scenari interessanti…

Al sesto giro l’attenzione è tornata sulla linea d’attacco ma, con i pezzi migliori ormai andati da tempo, è stato scelto Isaiah Prince, OT da Ohio State. Le analisi evidenziano che ha giocato soprattutto come tackle di destra (e va bene), che è bravino sui down di corsa ma ha ancora limiti in pass protection. Però ha buoni mezzi. Insomma, quantomeno un prospetto su cui lavorare.

L’ultimo giro, infine, ha portato nel backfield di Miami due giocatori interessanti, uno dopo l’altro: il FB Chandler Cox da Auburn e il RB Myles Gaskin da Washington State. Probabilmente in pochi si ricordano del periodo in cui i Dolphins (e non solo loro) sceglievano fullback al draft, e nomi come Rob Konrad e Reagan Maui’a non dicono quasi più nulla. Però, se a Miami il fullback è sparito da un pezzo da schemi e roster ciò non vuol dire che nel resto della NFL sia successo lo stesso: John Kuhn, Mike Tolbert, Lorenzo Neal, solo per citare i più noti e più recenti. E James Develin, che lo scorso anno è stato in campo nel 36% degli snap offensivi dei Patriots. Quindi la scelta di Cox è intrigante e, per quello che vale, il ragazzo è già fra i miei preferiti.

Gaskin esce da Washington State con il record all-time per yard corse e touchdown segnati. Kenyon Drake e Kalen Ballage da soli non potevano bastare nel ruolo per tutta la stagione, quindi anche la sua scelta va a colmare una necessità evidente. E se poi sono rose, fioriranno.

Il secondo giro

Miami sceglieva al numero 48, poco dopo l’inizio di un secondo giro che aveva visto rapidamente volar via tutti i nomi di pregio rimasti a disposizione dopo la prima nottata di draft. A questo punto, svaniti gli obiettivi primari e con l’aria piena di voci su una trade con Arizona per l’ormai orfano Josh Rosen, i Miami Dolphins decidono che la 48 è troppo come contropartita per il giovane qb e decidono di rispondere invece alla chiamata dei Saints che volevano salire. Spediscono così la 48esima scelta a New Orleans in cambio della 62 e – attenzione – di una scelta al secondo giro del 2020. E, come noto, arrivati alla 62 la impacchettano con una quinta scelta 2020 e spediscono tutto a Phoenix in cambio di Rosen.

Rosen dolphins

Stampa, tifosi, blogger e commentatori a Miami si sono subito divisi: per qualcuno è una stupidaggine epocale, per qualcuno una mossa geniale. I Dolphins sono tornati al centro dell’attenzione dei media nazionali, schierati quasi compatti a favore della genialata. Tutto e il contrario di tutto è già stato detto, quindi cosa rimane da dire?

Che da un punto di vista economico la mossa è fenomenale. Rosen porta in eredità un contratto da rookie che parla di poco più di 6 milioni di dollari per tutta la sua durata (Colt McCoy, tanto per citare un backup a caso, prende gli stessi soldi in un solo anno), tutto il bonus iniziale garantito è già stato pagato dai Cardinals e, trattandosi di un giocatore scelto al primo giro, il contratto comprende anche l’eventuale opzione per il quinto anno.

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Nell’economia del draft Miami ha in pratica spostato la sua scelta al secondo giro avanti di un anno: quest’anno non ha scelto, il prossimo anno ne avrà due. Il sacrificio finale è stato limitato alla pick al quinto giro 2020 (giro in cui, però, dovrebbe presumibilmente arrivare la pick compensatoria per aver perso Cameron Wake). Non un gran prezzo pagato per un ragazzo che solo dodici mesi fa era stato scelto, fra un consenso quasi unanime, alla 10 assoluta.

Dal punto di vista del football (che è poi l’unico che conta sul serio), bisognerà invece aspettare per giudicare. Pregi e difetti di Rosen sono stati analizzati ed evidenziati da tutte le angolazioni ma parliamo pur sempre di un giocatore scelto nei primi 10 in una delle classi di qb più ricca della storia e che prima del draft era tenuto in considerazione anche per la prima scelta assoluta. E anche le sue motivazioni, la classica “scimmia sulla spalla” e la voglia di riscatto e di sfruttare la nuova e sugosa opportunità dovrebbero giocare un ruolo non secondario. Quindi, dipenderà tutto da lui: se Rosen non dovesse funzionare, allora da qui ad un anno si troverà nella stessa situazione, perché con molta probabilità i Miami Dolphins saranno in posizione per una scelta molto alta all’attesissimo draft 2020 (#TankForTua); se invece dovesse andare bene, si tratterà di una scommessa vinta ad un costo basso e di un giocatore recuperato, senza intaccare le possibilità per Miami di fare quello che crede al draft.

Fra pochi giorni inizierà il periodo in cui le firme dei free agent non conteranno più sul calcolo delle compensatory picks e i Miami Dolphins, che su queste scelte addizionali contano molto, potranno iniziare liberamente a pescare qualcos’altro per coprire i buchi nel roster. E poi, inizieranno i camp, arriverà il caldo, Josh Rosen avrà palla in mano e inizieremo a farci un’idea. Sarà una offseason interessante 😊

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Mauro Rizzotto

Più vecchio di quello che sembra, continua a sentirsi più giovane di quello che è. Fra una partita della sua Juve e una dei suoi Miami Dolphins sceglie la seconda. Fra una partita dei Dolphins e la famiglia... sceglie sempre la seconda. Vabbè, quasi sempre. Sennò il tempo per scrivere su Huddle dove lo trova?

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2 Commenti

  1. Buona sera a tutti. Trovo che il Draft di Miami sia stato interessante. E che con così poche scelte abbia fatto il possibile. Sicuramente l’anno prossimo sarà ancora più interessante. Ma non posso esimermi dal commentare la trade di Rosen. Per me è un piccolo capolavoro, che da a Miami un potenziale franchise QB. Certo rimangono molti dubbi che solo la regular season potrà sciogliere. Da tifoso dei Dolphins spero che sia finalmente la scelta giusta. E aggiungo che sto mettendo da parte i soldi per la maglietta, se poi si rivela una “sola”Avrò i soldi per una bella serata al ristorante. Un saluto a tutti e forza dolphins.

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