[Week 17] Miami Dolphins vs New York Jets

nflMiami Dolphins – New York Jets 24-17
 
Il cappellino grigio ha una scritta sopra: AFC East Divisional Champions. Chad Pennington lo indossa con un gran sorriso, seduto nello spogliatoio alla Meadowlands Arena, pensando a quando, solo 5 mesi fa, era seduto dall’altra arte del muro, nello spogliatoio della squadra di casa.
dolphinsA quando i New York Jets, con cui aveva speso i primo otto anni della sua carriera professionistica, lo hanno tagliato senza troppi complimenti per saltare sul bandwagon di Brett Favre. A quando, pochi giorni dopo, è arrivata una telefonata da un uomo che lo conosceva bene e che, dovendo ricostruire una squadra dalle macerie, si è ricordato di lui. E a quando, pochi minuti prima, ha lanciato 200 yards, 2 touchdown, 30 passaggi sbagliandone solo 8, per portare quella squadra, i Miami Dolphins, al termine di una avventura pazzesca, a sbancare il suo ex campo, a vincere la division dopo 8 anni e ad approdare ai playoffs.
“Non penso ci siano parole che possono descrivere questo momento” ha detto Ronnie Brown. Allora proviamo con le cifre: un anno dopo essere andati 1-15 e otto mesi dopo aver scelto al primo posto assoluto al draft, i Miami Dolphins hanno eguagliato il record dei Colts del 1999 come unica squadra nella storia NFL ad aver vinto 10 partite più dell’anno precedente; hanno eguagliato il record dei Giants del 1990 (e di quest’anno) per il minor numero di palle perse in una stagione (13); hanno vinto le ultime cinque partite di fila e nove delle ultime dieci qualificandosi ai playoffs per la prima volta da sette anni; e – non saranno cifre ma ai tifosi queste cose piacciono – hanno fatto tutto ciò lasciando a bocca asciutta Patriots e Jets.
La partita è stata uguale a molte altre quest’anno, sia per Miami che per i Jets. Punteggio a lungo in bilico, i Jets che a un certo punto sembrano poter prendere il largo e poi si bloccano, i Dolphins che non mollano mai e alla fine riescono a spuntarla, Favre che lancia intercetti, Pennington che non spreca quasi nulla, Leon Washington che mette paura ogni volta che tocca palla, Anthony Fasano che riceve un touchdown, la wildcat offense, eccetera eccetera. Di diverso c’è stata una inusuale propensione dei Dolphins all’errore (emozione?), tanto che fra passaggi droppati ed occasioni mancate ad un certo punto sembrava che l’inerzia della partita fosse passata nella mani dei Jets. Poi invece, complice il vistoso calo alla distanza di Brett Favre e la tenuta della difesa di Miami (i Jets hanno corso solo 80 yards), New York non è più riuscita a replicare all’ultimo colpo, il TD di Fasano che ha chiuso un drive rapidissimo (6 giochi e 80 yards in poco più di 3 minuti) e dato a metà circa del terzo periodo il vantaggio decisivo ai Dolphins. L’unico momento cruciale del quarto periodo è stato un 4/inches convertito dai Dolphins con una sneak di Pennington – chi altri? – nel drive chiuso dal calcio di Carpenter che ha portato Miami a distanza di sicurezza e fatto in pratica partire i festeggiamenti.
I Dolphins entrano ai playoffs con il terzo seed, e domenica prossima ospiteranno a Miami il wild card game contro i Baltimore Ravens, che vinsero proprio a Miami in week 7. Molte cose sono cambiate da allora, sull’una e sull’altra sponda: Joe Flacco è cresciuto molto, ma è sempre un rookie alla sua prima partita di playoffs, i Dolphins sono cresciuti ancora di più, ma è da capire se la spinta emotiva continuerà a farsi sentire anche nei playoffs. Tra le cose che non sono cambiato c’è invece la forza della difesa di Baltimore e l’efficienza di Chad Pennington. Ma ora si parlia di playoffs, ed è tutta un’altra storia.
I Jets invece sono di fronte ad un fallimento, e pure bello grosso, visto come la squadra si è letteralmente sgonfiata nella seconda parte della stagione dopo aver iniziato 8-3. Se poi consideriamo anche che nel roster ci sono ben 7 giocatori convocati per il Pro Bowl (il maggior numero nella NFL) si capisce come l’eliminazione dai playoffs non sarà digerita tanto facilmente: coach Eric Mangini, infatti, ha già pagato con il licenziamento. A breve è atteso l’inizio della Favre-novela “mi ritiro – non mi ritiro”: il grande Brett nell’ultima parte della stagione ha dimostrato tutti i suoi 39 anni, complice anche una spalla malandata, ed ora si sottoporrà ad una serie di esami per verificarne lo stato; considerato che dietro a lui c’è solo Kellen Clemens, anche qui si imporranno decisioni. In generale, comunque, i cambiamenti attesi sono appena all’inizio: l’offseason in casa Jets è già iniziata.

 

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Mauro Rizzotto

Più vecchio di quello che sembra, continua a sentirsi più giovane di quello che è. Fra una partita della sua Juve e una dei suoi Miami Dolphins sceglie la seconda. Fra una partita dei Dolphins e la famiglia... sceglie sempre la seconda. Vabbè, quasi sempre. Sennò il tempo per scrivere su Huddle dove lo trova?

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