Vittoria si, rivoluzione no (Philadelphia Eagles vs Washington Commanders 24 – 22)

Inizia con una doppiavu casalinga la stagione 2026 dei Philadelphia Eagles di coach Sirianni, a pagare pegno i Washington Commanders, rivali divisionali. 

I nostri inevitabili bias di recentismo ci avrebbero potuto far pensare a questo epilogo come a quello più scontato, ma week uno NFL insegna spesso ad aprire gli occhi verso nuove prospettive e nuovi rapporti di forza. L’offseason NFL porta con sé recuperi da infortuni, free agency e talentuosi prospettoni collegiali, tutto insieme con l’unico comune obiettivo di rovesciare gli equilibri precostituiti.  Nel caso dei Philadelphia Eagles sono partiti per altri lidi pilastri della storia recente del calibro di AJ Brown, Nakobe Dean e Reed Blankenship e, soprattutto, c’è stata una rivoluzione nel coaching staff offensivo con l’esordiente Sean Mannion a prendere il ruolo di OC dopo la cacciata di Patullo e l’uscita, tra le altre, di figure storiche come Jeff Stoutland. 

I Commanders, dal canto loro, si lasciavano alle spalle una stagione troppo brutta per essere vera, funestata da infortuni in tutti i ruoli chiave e che li ha condotti dai fasti di Championship Game a draftare con la settima pick assoluta, lecito e doveroso pensare che il loro conto con la sfortuna sia stato saldato. Insomma, certezze poche e curiosità parecchia, da un lato e dall’altro, per scoprire la nuova dimensione delle franchigie duellanti. 

Pubblicità

La Partita

Dopo uno scambio di possessi inconcludenti, Washington si porta avanti di tre lunghezze trasformando dalle 55 yard.   Gli Eagles mettono subito in mostra parte del nuovo repertorio di Mannion, un inedito Hurts spesso under center (cosa che nel recente passato voleva dire solo tush-push) e tante motion pre snap, prevalentemente di Makai Lemon. Il desiderio del nuovo OC Mannion è palesemente quello di arare il campo con la palla tra le mani, ma le corse di Saquon Barkley non riescono ad esprimere l’efficacia desiderata, rimedia Hurts prima usando le sue gambe e successivamente trovando Dontayvion Wicks con un bomba sulla side line. Drive dei padroni di casa suggellato da Dallas Goedert, che riceve abilmente un tracciante di Hurts in endzone.

https://twitter.com/NFL/status/2099242632262422940?s=20

Nel secondo quarto, dopo una bella corsa del numero 26, gli Eagles allungano con Wicks abile a smarcarsi in endzone: 14-3. Reazione di Jayden Daniels, che ci ricorda quanto sia letale su corsa, catene che si muovono, bel completo su Antonio Williams (interessante rookie WR da Clemson) e azione capitalizzata da Crosky-Merrit. Punteggio sul 14 a 9 perché Jalen Carter si esalta in una specialità della casa, deflettando la trasformazione.  Il “catch of the day” arriva per mano (o mani) di Devonta Smith il quale, fresco di promozione a WR1, arpiona una bomba over the shoulder con tanto di toe tap a ridosso della sideline, Elliott ringrazia e trasforma il calcio del 17 a 9. 

https://twitter.com/NFL/status/2099268406327615954?s=20

Daniels reagisce con un altro buon drive, alternanza di corse e lanci, tra cui un terzo down convertito ancora da Williams, che approfitta di una distrazione del LB Jihaad Campbell. Segue il touchdown del veteranissimo Stefon Diggs che, nonostante l’esperienza, decide di festeggiare abbracciando il pilone: flag, arretramento e impossibilità di giocare una trasformazione da due punti che avrebbe portato il match in parità. Invece è 17-16 per i padroni di casa. Dettaglio? Forse no.

Philadelphia fatica, si rifugia nelle corse del suo QB che hanno, a differenza dello scorso anno, rinnovata efficacia. Grazie a questo Hurts si porta nella posizione ideale per pescare nuovamente il suo TE Goedert il quale elude la difesa Commanders e corre in endzone per il 24 a 16. Nell’ultimo drive, a meno di due minuti dalla fine, Washington riesce a segnare nuovamente con Williams, ma fallisce successivamente, con uno shavol pass mal eseguito, il tentativo di portare la partita all’overtime. 

Punteggio finale, come detto, 24 a 22 per gli uomini in midnight green. 

Analisi e commento 

Partiamo dagli Eagles; qui il concetto è stato ben sintetizzato da Devonta Smith in un’intervista post partita: “there were good things and bad things”, seguito da un laconico “Offense simply did not execute well”

Parliamoci in maniera molto schietta, i tifosi di Philadelphia speravano di vedere qualcosa di nuovo già da Week 1 e non possono, da questo punto di vista, che essere delusi. La offense di Sean Mannion, pur avendo segnato 24 punti, mette a referto solo dieci primi down (!!!) in tutta la partita (credo che i Bears abbiano centrato lo stesso risultato nei primi due drive contro Tampa, per rendere meglio l’idea). Tradotto, in buona sostanza Philly ha vissuto di big plays. 

Hurts porta a casa 203 yard su passaggio con un 14/25 e 3TD, accuratezza del 56%, ma queste 203 yard sono frutto per lo più di tre o quattro terra-aria andati egregiamente a bersaglio, mentre il resto è solo rumore. Le corse di Barkley, fatta eccezione una, non hanno funzionato, così come non ha funzionato l’OL in pass e run protection. Stessa cosa si può dire per Macai Lemon (3 su 4 per -5 yards), il rookie WR da USC continua il suo faticoso percorso di adattamento al football dei grandi, con tutte le attenuanti dell’infortunio che gli ha fatto saltare larga parte del training camp, pazienza e lavoro.     Non voglio sembrare disfattista, non tutto è da buttare. In primis ci sono 24 punti sul tabellone, due in più degli avversari ed un record che recita 1-0, c’è la chimica tra Wicks ed Hurts, già sbocciata durante i training camp e confermata in campo, c’è un Goedert sfavillante, c’è un Jalen Carter tornato ai fasti del 2024 ed uno Zach Baun formato MVP. 

Vincere in week one è molto più di un record positivo, è fiducia nel processo, è ossigeno per continuare a lavorare senza troppa pressione al fine di correggere gli errori e mettere olio negli ingranaggi del motore.  Ciò che tuttavia è innegabile, è che i tifosi della Pennsylvania (e non solo loro), si aspettano qualcosa di diverso dalla Offense di Mannion, mentre per il momento hanno assaporato ancora il dolceamaro della vecchia cigolante versione. E’ la prima settimana e come dice Adani Daniele detto Lele: “padre tempo lavora in silenzio”.

I Commanders hanno perso una partita, in fin dei conti, per un paio di episodi: lo scellerato abbraccio al palo di Diggs e l’extra point bloccato da Carter, altrimenti saremmo qui a raccontarci un’altra storia. Ritengo che ci sia invece le basi per pensare positivo, Jayden Daniels (18/34 per 164y e 2TD, 31 rushing yards) è un patrimonio della Lega e sembra essere lanciato sulla via del ritorno, Diggs non è in vacanza e Antonio Williams ha confermato quanto di buono si dice di lui. Anche il parco running back, guidato da “Bill” mi ha sorpreso positivamente, nulla di trascendentale, ma più fastidioso di quanto credessi. Ah dimenticavo! Sonny Styles: wow.
La NFC East 2026 è una divisione ricca di novità e di incertezza, dove tutte le contendenti hanno le carte in regola per strappare un posto ai playoff, che sia per merito proprio o per demerito altrui, fa poca differenza. 

In fin dei conti, è solo l’inizio. 

Pubblicità

A cura di Riccardo Spada per Fly Eagles Fly Italia

T.Shirt e tazze di Huddle Magazine Merchandising

Fly Eagles Fly Italia

Fly Eagles Fly Italia nasce dalla grande passione per la squadra NFL Philadelphia Eagles. Vi aggiorneremo con post dedicati sui risultati delle partite, sulle breaking news, e su tutto quello che gravita intorno al mondo degli Eagles.

Articoli collegati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Pulsante per tornare all'inizio
Chiudi

Adblock rilevato

Huddle Magazine si sostiene con gli annunci pubblicitari visualizzati sul sito. Disabilita Ad Block (o suo equivalente) per aiutarci :-)

Ovviamente non sei obbligato a farlo, chiudi pure questo messaggio e continua la lettura.