Cleveland si conferma una maledizione. Ancora una volta. Domenica 28 dicembre 2025, all’Huntington Bank Field, i Pittsburgh Steelers falliscono il match point divisionale e cadono 13-6 contro i Cleveland Browns, sprecando l’occasione di chiudere l’AFC North e garantirsi una partita playoff in casa. Una sconfitta pesante, figlia di un attacco sterile, scelte discutibili e di una gestione della gara che lascia più di un interrogativo — anche sul piano arbitrale.
L’avvio è tutto per Cleveland. I Browns colpiscono subito approfittando di una difesa di Pittsburgh sorprendentemente passiva. Shedeur Sanders, rookie quarterback, gioca senza timori reverenziali e punisce gli Steelers con il touchdown per Harold Fannin Jr., complice una lettura sbagliata delle safety. Il parziale di 10-0 al termine del primo quarto indirizza immediatamente la partita: Pittsburgh appare lenta, prevedibile, incapace di imporre fisicità o ritmo.
Gli Steelers iniziano a muovere il pallone ma si fermano sistematicamente sul più bello. Arrivano i primi field goal di Chris Boswell, ma l’attacco continua a sabotarsi da solo. L’intercetto di Jack Sawyer, generato dalla pressione di Alex Highsmith, regala palla in territorio Browns. Sul 4° e 1, però, Pittsburgh rinuncia a correre o a prendere punti facili e opta per una go-ball verso Scotty Miller: incompleto. È il primo grande bivio fallito della partita.
La difesa degli Steelers cambia marcia. Cleveland viene imbrigliata, costretta a drive corti e improduttivi. Alex Highsmith guida il reparto con sack e pressioni costanti, mentre la linea tiene Myles Garrett lontano dal quarterback. Ma l’attacco non capitalizza. Jaylen Warren continua a guadagnare oltre cinque yard a portata, eppure il playcalling insiste sul gioco aereo: 39 passaggi contro una difesa vulnerabile sulle corse. Un paradosso che pesa come un macigno. L’intercetto di Kyle Dugger riaccende la speranza: turnover, palla agli Steelers, partita ancora apertissima sul 10-6. Ma anche questa occasione evapora. Tre passaggi consecutivi, punt, e inerzia definitivamente persa. Cleveland chiude i conti con un field goal finale dopo l’ennesimo tentativo fallito su quarto down da parte di Pittsburgh.
Nel corso della gara non mancano episodi che alimentano la frustrazione sul fronte Steelers. Alcuni contatti difensivi borderline non vengono sanzionati, mentre un paio di chiamate offensive fermano drive promettenti di Pittsburgh nei momenti chiave. Ciò che emerge, però, è la percezione diffusa — tra tifosi e addetti ai lavori — di una gestione severa nei confronti degli Steelers nei momenti decisivi, una sensazione amplificata da una squadra che fatica già di suo a concretizzare.In altre parole: gli arbitri non decidono la partita, ma non aiutano una squadra che continua a complicarsi la vita da sola.
I numeri raccontano una beffa: Steelers avanti nei turnover (+2), meno penalità, Browns limitati a 262 yard totali. Ma l’attacco produce solo sei punti. Aaron Rodgers chiude con un QBR di 19.6, forzando lanci su Marquez Valdes-Scantling e ignorando soluzioni più semplici e più logiche. È l’ennesimo capitolo di una stagione che ripropone lo stesso copione: talento sufficiente, ma gestione confusa e incapacità cronica di chiudere le partite importanti contro avversari inferiori.
Ora tutto passa da Pittsburgh: dentro o fuori contro Baltimore.Il destino, come spesso accade, si è fatto beffardo. Gli Steelers si giocheranno tutto nell’ultima giornata, in casa contro i Baltimore Ravens, domenica notte, in una sfida win-and-in che assegnerà la division e un posto ai playoff. Pittsburgh ha già battuto Baltimore una volta, ma arriva al match con più dubbi che certezze. Servirà un attacco completamente diverso, una gestione più coerente e — soprattutto — la capacità di reggere la pressione. Perché una cosa è certa: dopo Cleveland, non ci sono più alibi. O gli Steelers cambiano volto adesso, o l’ennesima stagione da “9 vittorie e rimpianti” finirà esattamente dove tutti temono: fuori dai playoff, con le stesse domande irrisolte di sempre.




