Fernando Mendoza vince l’Heisman Trophy 2025

Fernando Mendoza è stato premiato nella notte di sabato come vincitore dell’Heisman Trophy 2025 diventando così il primo giocatore degli Indiana Hoosiers a ricevere il premio nella storia dell’ateneo di Bloomington.

Nelle votazioni Mendoza ha ottenuto 2’362 punti superando Diego Pavia (QB, Vanderbilt, 1’435 punti), Jeremiyah Love (RB, Notre Dame, 719 punti) e Julian Sayin (QB, Ohio State, 432 punti).

Mendoza, un redshirt junior arrivato ad Indiana in offseason dopo l’esperienza a Cal, ha guidato gli Hoosiers ad una stagione regolare da 13-0, conclusa con la vittoria del titolo di BigTen che mancava ad Indiana dal 1967. I suoi numeri sono: 226/316 per 2’980 yard e 33 TD-pass a cui ha aggiunto 240 rushing yards e 6 TD su corsa. Non sono numeri “da capogiro” per un Heisman Trophy Winner, ma quello che ha reso Mendoza meritevole del premio è la sua leadership e la capacità di incidere con le giocate giuste al momento giusto.

Il suo Heisman Moment è stato senza dubbio l’ultimo drive del match del Beaver Stadium contro Penn State: una partita nella quale Mendoza non aveva brillato e aveva appena lanciato un intercetto dettato dalla frustrazione di una partita nella quale l’attacco di IU si era completamente arenato.

Se Mendoza è l’Heisman Trophy Winner del 2025 almeno una cena la dovrà offrire al suo go-to-guy Omar Cooper Jr, che ha realizzato la ricezione più incredibile della stagione nel momento più importante, concludendo con un touchdown il drive di cui sopra e dando al suo QB il proprio Heisman Moment.

“Questo trofeo potrà avere il mio nome inciso sopra, ma appartiene a tutti voi, appartiene, per la prima volta, a Bloomington. Giocare davanti alla Hoosier Nation è stato uno dei più grandi privilegi della mia vita” Ha detto nel suo discorso di accettazione del premio, subito dopo aver ringraziato “i miei linemen che mi hanno protetto, receiver e runningback che mi hanno aiutato ad apparire forte e soprattutto la nostra difesa durissima che ci ha dato molte più seconde chance di quelle che realmente meritavamo”.

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Poi ha proseguito ringraziando, in ordine: suo fratello Alberto – che è ora il suo backup ad Indiana – l’Università della California Berkeley che lo ha educato – Mendoza, infatti, ha ottenuto un undergraduate business degree a Cal, prima di passare ad Indiana dove studia per il Master degree – e ha creduto in lui per prima. Ha ringraziato la Christopher Columbus HS e il suo coach di High School, poi è passato a ringraziare Curt Cignetti e il coaching staff di Indiana che lo ha migliorato come giocatore e come uomo.

La commozione è arrivata al momento di ringraziare la famiglia, in particolare la madre, Elsa. “You told me that toughness doesn’t need to be loud. It can be quiet and strong. It’s choosing hope. It’s believing in yourself when the world doesn’t give you much reasons to.” (trad. “Mi hai detto che la tenacia non deve essere per forza rumorosa. Può essere silenziosa e forte. È scegliere la speranza. È credere in te stesso quando il mondo non ti dà molte ragioni per farlo.”).

Dopo aver ringraziato i nonni parlando in spagnolo, ha concluso il suo discorso con un invito ai più piccoli.

“Voglio che ogni ragazzo là fuori che si sente trascurato e sottovalutato sappia: io ero te. Ero quel ragazzo anche io. Ero nei tuoi panni. La verità è che non hai bisogno di selle, hype o rankings, hai solo bisogno di disciplina, cuore e persone che credono in te, e devi credere nelle tue capacità. Spero che questo momento vi dimostri che vale la pena inseguire i propri sogni, non importa quanto grandi o impossibili possano sembrare”.

https://twitter.com/espn/status/2000015895226196341?s=20

Due parole da spendere anche sugli altri finalisti. Ha fatto molto parlare di sé il QB di Vanderbilt Diego Pavia, un ragazzo che incarna ancor di più, forse, “quel bambino senza hype, stelle o ranking” di cui ha parlato Mendoza. Un ragazzo che si è affacciato al grande mondo del college football dopo 2 anni di junior college, e 2 anni da QB di New Mexico State, squadra di FBS, sì, ma nei bassifondi di una conference minore. Pavia è arrivato 2° all’Heisman Trophy – miglio risultato di sempre per un atleta di Vanderbilt – e lo ha fatto con il suo stile: esuberante, eccessivo, tracotante, a volte inelegante (anche nel vestire: la scelta della cintura in tartaruga e delle catene d’oro al posto della cravatta fanno parte del personaggio, però, ecco, possono non essere granché condivisibili) e con una enorme considerazione di se stesso. Altrimenti con un fisico limitante, un braccio discreto ma non elite, e un talento che è molto più “costruito” che innato, non sarebbe mai potuto arrivare fino a qui.

Terzo posto per Jeremiyah Love, il RB di Notre Dame che è forse, pound-for-pound, il miglior giocatore della nazione. Se non è riuscito a vincere l’Heisman Trophy le cause sono due. La prima è che nelle prime due partite dell’anno nelle quali Notre Dame è stata sconfitta (da Miami e Texas A&M), forse ci si aspettava qualcosa in più da lui. La seconda è che ha dovuto condividere il backfield – e dunque, le portate – con un altro RB molto forte come Jadarian Price, vedendosi dunque limitare la possibilità di realizzare “numeri da Heisman”. Ma di questo la sua futura carriera NFL ne gioverà.

Quarto posto per il QB di Ohio State Julian Sayin. Il QB della squadra #1 della nazione da week2 a week15, ovvero quando i suoi Buckeyes hanno perso il titolo di BigTen contro la Indiana di Fernando Mendoza. Ma avrà l’opportunità di rifarsi ai Playoff.

Il resto della top 10 è completato da:

5 – Jacob Rodriguez (LB, Texas Tech)

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6 – Jeremiah Smith (WR, Ohio State)

7 – Gunnar Stockton (QB, Georgia)

8 – Trinidad Chambliss (QB, Ole Miss)

9 – Caleb Downs (S, Ohio State)

10 – Haynes King (QB, Georgia Tech)

Vi lasciamo qualche highlight della stagione del Heisman Trophy 2025.

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