Il grande classico della NFL va ai Packers padroni di casa che superano i Bears prendendosi la testa della North.
Il bello è sempre dettato dalla “sfida nella sfida”, una marco-rivalità che al suo interno trasporta scontri e duelli rizomatici; dai fazzoletti rossi scagliati in sideline che si inseguono con botta e risposta da parte dei capi allenatori, alle mazzate sul campo, agli scambi nel punteggio. Bears-Packers rimane la madre delle partite di football americano.
Vince Green Bay, e vince con merito perchè la sfida è preparata meglio e interpretata con più dimestichezza degli avversari. Ma ai Bears va riconosciuto grande carattere per averci provato fino alla fine. Jordan Love ha più controllo rispetto a Caleb Williams fin dalle prime battute di gioco, ha le idee più chiare e una maggiore determinazione. Quella che gli consente di sviluppare una prima metà di gara in modo consistente piazzando, di fatto, il vantaggio decisivo. Le partite durano 60 minuti + una settimana che precede il kick off, in particolare quella tra Bears e Packers. Il riassunto del Lambeau Field ha detto che in questo lasso di tempo i Packers hanno lavorato meglio e la cosa non si discute.
Ciò che invece risulta molto discutibile sono un paio di decisioni degli ospiti su gestione attacco e difesa, specie due fattori che se messi sotto alla lente risultano deleteri per le economie del risultato: il blitz chiamato da Dennis Allen è imbarazzante, con dieci difensori (di cui i DB fermi a guardare!) mandati su Love e una sola safety in copertura (poi risucchiata dal touchdown palesemente scontato dei Packers). Il primo regalo dei Bears agli avversari.
La seconda “bestialità” dei Bears è invece relativa all’ultimo drive: quel corto da prendere sotto pressione sì, ma con cronometro e timeout da gestire. Williams lancia, probabilmente su indicazione dalla panchina, e si fa intercettare perdendo una grande possibilità. Senza consultare l’almanacco del football americano penso di poter scrivere serenamente che bisognava prendere una yard e chiamare timeout, si poteva fare su corsa cercando poi 4 lanci da posizione comoda e pareggiare la partita. Oltretutto Caleb si allarga sulla sinistra e non si rende conto di avere abbastanza terreno davanti agli occhi per chiudere il drive sul lato fermando anche il cronometro. Questo è un errore grave per la nostra domenica, ma non così grave per il contesto della squadra di Chicago in un sorprendente 2025. A Caleb manca l’esperienza che Ben dovrebbe trasmettere, ma è pur sempre vero che Chicago ha vinto molte partite nei secondi finali e ci può stare l’inciampo. Peccato solo che sia avvenuto contro gli avversari sbagliati. Nonostante tutto, dai Rome Odunze a Caleb Williams ieri e siamo qui a raccontarvi una storia diversa. Ci sarà un ritorno da giocare nella povleriera del Soldier Field…
Questa divisione rende il tutto snervante, che si vinca o che si perda. Nessuna delle squadre di Detroit, Green Bay e Chicago riesce ad emergere allungando sulle altre e come già successo in passato finirà che qualcuno rimane fuori dai playoff nonostante il record positivo.
Qui nella North, a differenza di altri luoghi, non si parte mai da un 6-0 o da un 5-1 in divisione. Ora Green Bay dovrà difendere la mezza gara di vantaggio su chi rincorre e ci sarà da aspettarsi un continuo scambio di leadership in classifica da qui a gennaio.





