Anatomia di un tracollo (Philadelphia Eagles vs Los Angeles Rams 20–24)

I Los Angeles Rams hanno espugnato il Lincoln Financial Field di Philadelphia battendo gli Eagles con il punteggio di 24 a 20.
In week 3 Sirianni & Co erano usciti con le ossa rotte dalla partita di Chicago, outcoached per l’ennesima volta da Ben Johnson e portati in un inatteso passing game da un Case Keenum in versione iradiddio. Era lecito aspettarsi una sconfitta diversa in week 4, più misurata, più ponderabile, meno violenta nel punteggio, ma pur sempre un’inesorabile sconfitta, e così è stato. Per quanto Sean McVay sia un genietto al pari del collega dell’Illinois, il suo game plan è assai più scontato: QB nella tasca e palla che vola.        
Tanto è bastato a Vic Fangio per prendere le misure e rimettere in pista un reparto che era parso alla frutta. Tuttavia, nonostante la buona prestazione difensiva, Philadelphia a dovuto capitolare nel finale, per via di un attacco, quello guidato da Sean Mannion, incapace di rimanere non dico di concretizzare, ma letteralmente di stare in campo per un periodo superiore ad un viaggio in ascensore.

La Partita

Il primo quarto è uno scambio di field gol in cui l’unica azione degna di nota è l’intercetto della Safety di casa Mukuba, non un semplice intercetto ma il primo big play della difesa di Philadelphia da inizio stagione. Segnale quanto mai incoraggiante per un reparto che dopo le prime tre settimane vedeva vacillare le certezze costruite nelle ultime due stagioni. Nel terzo quarto Philly allunga con Darius Cooper, protagonista inatteso di una WR room che tra infortuni e prestazioni altalenanti, stenta a trovare un padrone. Sfruttando il suo punto di forza nei contested catch, Cooper riesce a trasformare un lancio di Hurts da probabile intercetto a sicuro touchdown. Non tarda la risposta di LA, con Puka Nacua che porta il punteggio sul 10 a 13. 

La difesa di Philly c’è, nonostante l’assenza di Baun (concussion), riesce a mettere costante pressione a Stafford grazie ad un ottimo Nolan Smith (missing in action nelle prime tre weeks) costringendolo al secondo INT di serata, per mano di Cooper De Jean, altra delusione delle prime tre weeks. Hurts ringrazia, trova nuovamente Cooper in endzone e manda le squadre all’intervallo sul 20 a 10 per Philadelphia.

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L’intervallo, brutta bestia. Non si sa bene come, ma ha la capacità di rispedire in campo degli Eagles sistematicamente peggiori di quelli visti fino a 15 minuti prima, e così è stato anche questa volta. Il terzo quarto è la fiera del Punt, con Hurts con inanella un 3&out dietro l’altro. La musica non cambia nel quarto quarto, anzi, si passa da punt a turnover on downs, con l’Offense di Philly che dimentica il power football e non riesce a segnare a due yard dalla endzone dei Rams. All’ennesima occasione di riaprire la partita, Stafford e compagni non si fanno pregare, due touchdown di Williams intervallati da un altro, desolante, tre e fuori di Hurts mettono fine all’agonia e danno il là ai fischi del Linc.

Analisi 

Dopo quanto visto nelle prime tre settimane in casa Eagles, sarebbe stato poco razionale approcciarsi con ottimismo a questa partita; allo stesso modo, giunti a fine primo tempo, era diventato poco razionale non credere in un’insperata doppiavu. Nel secondo tempo Sirianni ha confezionato un disastro tattico in redzone. Con la mancata conversione di un quarto e due con quattro tentativi a disposizione ha dato il colpo di grazia alla squadra, minandone definitivamente la fiducia tecnica e, specialmente, tattica. L’attacco guidato da Hurts si è perso, non ha certezze cui aggrapparsi, non ha alcun gioco che gli consenta di respirare e muovere le catene. La Difesa, unico segnale positivo.

Gli infortuni sono tanti, Barkley, Devonta Smith, Dallas Goedart, Zach Baun, Landon Dickerson, stiamo parlando di titolarissimi, di interpreti capaci di cambiare volto ad un reparto, un piccolo alibi per Sirianni e Mannion, perché possiamo predicare il “next man up” finché vogliamo, ma in fondo, non ci crediamo nemmeno noi. Al netto di questo Philly si trova già ad un bivio, non c’è un Bye imminente a dare respiro, ed all’orizzonte si staglia un viaggio oltre atlantico per fronteggiare dei Jaguars che, per quanto mostrato, sono tranquillamente top tre del mio personalissimo power ranking. Che dire? Auguri. 

Non me ne vogliano i tifosi Rams se mi sono campanilisticamente concentrato sul tracollo Eagles, ma la deflagrazione meritava approfondimento. Lato Los Angeles, tuttavia, ci si poteva aspettare un’affermazione più perentoria, invece la squadra ha faticato, a partire da Stafford. Nervoso e distratto anche Davante Adams, colpevole di qualche drop di troppo e spesso in affanno contro Mitchell, finché è stato in campo. Bene Nacua, di rientro dall’infortunio e bene il gioco sul TE, Higbee, che ha avuto una serata sopra gli standard. La difesa fatico a giudicarla, orfana dei due colossi, ha comunque dovuto affrontare una offense spuntata, con attitudini spiccatamente tafazziane. Con queste premesse, era lecito attendersi di più dai ragazzi di McVay, se vogliono ribadire le velleità da contender.

A cura di Riccardo Spada, per FlyEaglesFly Italia

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