Tutte le decisioni dello Spring Meeting

Si è concluso lo Spring Meeting della NFL e non possiamo certo dire sia stato avaro di notizie.

Cominciamo dall’inizio. Le proposte di modifica al kickoff sono state approvate per la stagione 2018 (in questo articolo trovate tutte le informazioni a riguardo) e abbiamo “italianizzato” un video di NFL Football Operations per spiegarvi bene le tante novità.

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Sono stati ufficialmente assegnati i Super Bowl del 2023 e 2024: Il primo dei due si disputerà allo University of Phoenix Stadium a Glendale, Arizona mentre il secondo al Mercedes-Benz Superdome di New Orleans.

Il Draft del 2019 si terrà per la prima volta a Nashville, Tennessee, casa dei Titans.

Con un voto all’unanimità le 31 franchigie hanno approvato l’acquisto dei Carolina Panthers per 2,2 miliardi di dollari da parte di David Tepper.
Tepper è il fondatore e il presidente di Appaloosa Management, hedge fund dal valore di 11 miliardi di dollari ed è già conosciuto nel giro NFL in quanto detentore di una quota di minoranza dei Pittsburgh Steelers.

Piccola modifica al regolamento dell’instant replay che permetterà di rivedere anche i contatti punibili con l’espulsione automatica e uno di questi sarà il contatto portato esclusivamente col casco.

Ci sarà espulsione se il giocatore:

abbasserà il casco prima dell’inizio del contatto + la traiettoria non ha ostacoli verso l’avversario + il contatto era evitabile o  poteva essere portato in maniera diversa

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Arriviamo adesso alla norma più controversa adottata all’unanimità:

sarà obbligatorio per giocatori e staff in campo al momento dell’inno rimanere in piedi. Chi non vorrà farlo sarà autorizzato a rimanere negli spogliatoi o area riservata al di fuori del terreno di gioco.

Con questa decisione molto ponzio pilatesca la NFL ritiene di aver così risposto alle critiche arrivate durante la scorsa stagione (anche dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump) per quei giocatori che inginocchiandosi non rispetterebbero l’inno nazionale.
Nel caso in cui una persona dovesse essere seduta o in ginocchio durante l’esecuzione la squadra sarà multata (cifra non comunicata), inoltre i singoli team potranno adottare regole più restrittive rispetto a quella generale.

Quello che stupisce è che la NFL ha fatto passare come decisione condivisa (non tra le parti in gioco, ma solo tra le squadre) un atto d’imperio riaprendo una questione che sembrava ormai chiusa riportandola nel cosiddetto “news cycle” americano e paradossalmente unendo di più i giocatori, bianchi o neri che siano. Come testimonia questo tweet di Robert Klemko probabile che adesso si crei un fronte unito giusto per “farla pagare alla NFL”.

I San Francisco 49ers si sono astenuti al momento del voto e il loro proprietario Jed York ha dichiarato che sarebbe servita una più profonda analisi e per essere coerenti con quanto deciso al Levi’s Stadium non si potranno acquistare cibi e bevande durante l’esecuzione dell’inno nazionale.

Più diretto Sage Rosenfels, ex qb NFL che provocatoriamente scrive che oltre alla chiusura temporanea degli stand gastronomici anche i cameramen dovrebbero interrompere il loro lavoro per onorare l’esecuzione di Star Spangled Banner.

I New York Jets con un tweet dichiarano che non imporranno nessuna regola di club.

Secondo Mike Freeman, giornalista di Bleacher Report, la NFL ha commesso un incredibile errore con questa decisione che dimostra tutta la paura che Goodell e soci hanno di Donald Trump, anzi, citandolo “il fottuto terrore che ha la lega di Trump”.

Anche Jonathan Jones su Sports Illustrated critica duramente la decisione della NFL scrivendo chiaramente che non si tratta di un compromesso, ma di una serie di norme che con la scusa del calo dei rating televisivi (e quindi dell’appetibilità economica della lega) vogliono tagliare le gambe a quei giocatori, soprattutto di colore, che hanno protestato non contro la propria nazione, ma contro l’ingiustizia sociale e la brutalità della polizia.

Per chiudere citiamo l’articolo di Dave Birkett pubblicato su Usa Today in cui evidenzia come tutto alla fine sia legato ai soldi e non certo a ragioni sociali o di amore per la nazione.

Chris Long, giocatore dei Philadelphia Eagles, va subito al punto scrivendo che la decisione è frutto della paura della NFL nei confronti di Trump e che i proprietari con questa azione non hanno dimostrato di amare gli Stati Uniti più dei giocatori.

https://twitter.com/JOEL9ONE/status/999408653445795840

Sulla stessa posizione anche Malcom Jenkins, compagno di Long a Philadelphia che scrive di lesione dei diritti costituzionali dei giocatori.

I team hanno inoltre pensato di inserire la modifica non nel regolamento di gioco, ma in quello delle operazioni da seguire sul terreno di gioco perché non è parte dell’accordo con la NFLPA (l’Associazione giocatori) e quindi non sottoposto a eventuale contrattazione.

Insieme a questa nuova regolamentazione la NFL ha creato un fondo da 89 milioni di dollari in sette anni da utilizzare per “combattere le ingiustizie sociali”.

Il comunicato ufficiale del Commissioner NFL Roger Goodell cerca di salvare capra e cavoli riconoscendo ai giocatori inginocchianti che la loro protesta non è contro la bandiera, l’inno o il paese, ma contro le ingiustizie sociali, ma questo ha creato una falsa percezione da parte di moltissimi tifosi e appassionati.
Goodell inoltre dichiara che questa nuova regolamentazione vuol ridare il focus a quello che accade sul terreno di gioco e non fuori.

La NFLPA non l’ha presa molto bene e in un comunicato ufficiale si dice sorpresa di non essere stata consultata per una decisione così importante e che il patriottismo dei giocatori viene dimostrato non rimanendo in piedi durante l’esecuzione dell’inno, ma attraverso tutta l’attività nel sociale e nell’aiuto alle comunità locali che portano avanti.
Secondo la NFLPA questo accordo è l’opposto di quanto Goodell e Mara (owner dei Giants) avevano dichiarato poco tempo fa sui valori e i principi che guidano la NFL e verificheranno se legalmente questa modifica non è contraria a quanto prevede il contratto collettivo.

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Giovanni Ganci

Sports Editor si direbbe al di la dell'oceano, qui più semplicemente il coordinatore di tutta la baracca. Tifoso accanito dei San Francisco 49ers, amante del college football e al di fuori dello "sferoide prolato"© forza Boston Red Sox.

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7 Commenti

  1. 1. Perché togliere la wedge?
    2. Per la questione inginocchiarsi durante l’inno, è stata una scelta mooolto diplomatica..e giustamente durante l’inno c’è gente che lavora, come hanno sottolineato alcuni.. Kaep ha avuto l’effetto che voleva, purtroppo ci ha rimesso il lavoro..

  2. Però questo facilità pure l’incarico dell’avvocato di Kaepernick e di Reid nel dimostrare il boicottaggio nei loro confronti da parte della lega… non appare una mossa molto astuta con causa in corso…

  3. E se uno rimane in piedi ma volge le spalle alla bandiera americana? O se si pone di fianco? O si pone in un gesto inequivocabile di protesta, per esempio a braccia conserte? Perche non viene dato modo di dissentire pacificamente? E una decisione veramente antidemocratica.

  4. D’accordo riguardo al fallo “scomposto” col casco. Ero rimasto molto colpito dal fallo subito da Adams dei Packers contro Carolina. È pericoloso per chi lo subisce ma anche per chi lo porta. in termini di yard sempre -15?

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