E Division sia (Kansas City Chiefs vs Cincinnati Bengals 25-17)

Dopo ben 3 sconfitte consecutive in casa, tornano alla vittoria i Kansas City Chiefs contro i Cincinnati Bengals per 25 a 17, conquistando matematicamente la vittoria della Division per l’ottava volta consecutiva. Per gli ospiti, invece, il sogno post-season finisce a all’Arrowhead, proprio nello stadio in cui l’anno scorso era finito quello di tornare al Super Bowl, ma entrambe le squadre sono lontane parenti di quelle scintillanti dello scorso anno.

Partita dai due volti: meglio i Bengals nel primo tempo, chiuso in vantaggio 17 a 13, monologo dei padroni di casa nel 3° e nel 4° quarto che, dopo l’intervallo, segnano 4 field goal consecutivi contro nessun punto degli ospiti. Il turning point della partita avviene al minuto 7:47 del 3° quarto quando Cincinnati decide di giocare un 4&1 sulle 6 yard avversarie, nonostante fosse in vantaggio di quattro punti. Dopo lo snap, il Lb Gay non trova nessun lineman ad opporsi e, penetrando nel backfield avversario, placca facilmente Mixon che aveva tentato lo sfondamento centrale. Da lì in avanti, Cincinnati non riuscirà nemmeno ad affacciarsi nella metà campo dei padroni di casa, mentre Kansas City, un field goal alla volta, porterà a casa la partita.

Eppure nel primo tempo l’attacco dei Bengals era sembrato in palla grazie al RB Mixon ed al passing game condotto dal QB Browning che, mettendoci l’anima, lancia evitando la pressione avversaria e, soprattutto, corre pur prendendosi molti colpi dall’avversario, come ad esempio nell’azione del secondo touchdown quando Browning deve per forza di cose mettersi in proprio per varcare la linea della end zone. Davvero una bella partita quella del QB ospite, che mostra una maturità inaspettata, conducendo, ad eccezione del quarto periodo, dei drive molto lunghi. Nelle prime fasi di gioco anche la difesa di Cincinnati fa la voce grossa quando, sul punteggio di 10 a 7 per gli ospiti, provoca un turnover sulla linea delle 28 yard avversarie grazie al solito DE Hendrikson dando il là al secondo touchdown di serata per il momentaneo 17 a 7.

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Man mano che trascorre la partita, però, sia la difesa che soprattutto l’attacco di Kansas City iniziano a prendere il sopravvento fino a diventare dominanti.
L’attacco di casa alterna corse e check down con target il RB Pacheco a cui viene affiancato il gioco sui tight end Kelce e Gray, ma, soprattutto, la vera arma usata dal QB Mahomes sono stati i target sul profondo dove i padroni di casa hanno scardinato la difesa di Cincinnati seguendo l’esempio di quanto accaduto week 16 quando Pittsburgh aveva prodotto grandi big play capaci di far male alla difesa di Cincinnati. I Bengals sono ultimi in NFL per big play concessi. I WR Rice e Watson hanno prodotto ben 108 yard con soli due play. Il completo per 67 yard di Rice, inoltre, è stato il più lungoguadagno su passaggio stagionale per Kansas City. La difesa di Cincinnati va in bambola, non riuscendo a contenere un attacco che nelle precedenti partite non era sembrato così irresistibile. Sul fronte opposto, il Defensive Coordinator Spagnuolo, dopo un avvio incerto, cambia strategia, aumentando la pressione portata verso Browning che, complice la solita inaffidabilità della linea offensiva, non è più in grado di muovere la catena dopo il turnover on down del 3° quarto.

Nel quarto periodo si sono purtroppo visti alcuni macroscopici errori arbitrali che testimoniamo come il problema stia diventando sempre più serio e rischia di compromettere la regolarità del campionato. Personalmente più che un intentional grounding davvero insensato come sottolineato da Tony Romo in telecronaca, mi ha colpito l’errore in occasione dello spot del pallone dopo una corsa di Mahomes che non era riuscito a chiudere il down decretando il quarto down da parte dell’arbitro di linea che era proprio a ridosso del punto in cui il quarterback è uscito dalla sideline. Immediatamente è arrivato il capoarbitro che era a oltre 30 yard e non in linea con l’azione per spostare lo spot e assegnare il primo down, costringendo Cincinnati a chiamare il challenge per confermare il 4° down. L’errore purtroppo ci può stare sempre, ma qui è ancora più grave perché è concettualmente sbagliato che un arbitro in posizione non idonea a fare quella chiamata vada a contraddire il proprio assistente che era posizionato perfettamente. Questo episodio testimonia quanto lavoro ci sia da fare per innalzare il livello della categoria in NFL… e non solo.
La partita termina con un lancio disperato verso Higgins raddoppiato dagli uomini della secondaria di Kansas City che risulta incompleto.

Patrick Mahomes chiude con 21/29 per 245 yard, la metà delle quali hanno destinazione il WR Rashee Rice per 127 yard specie nel profondo. Su 6 lanci, Rice riceve 5 target con una media di 25,4 yard per portata, con il big play da 67 yard che apre come una voragine la secondaria di Cincinnati. Pacheco irresistibile: non solo corre per 7,2 yard a portata, chiudendo con ben 130 yard complessive, ma riceve 7 pass su 7, compreso l’unico touchdown messo a segno da Kansas City. Molto bene anche la difesa, che esce alla distanza: 6 sack e 8 tackle for loss fermano l’attacco ospite; buona prova di Bolton, leader nei tackle e di Reid autore di 2 sack, 2 tfl e 8 tackle.

Jake Browning, invece, pur mettendocela tutta non supera le 200 yard lanciate con 19/33 a causa anche della notevole pressione a cui deve far fronte; 6 sack per 38 yard perse e ben 14 QB hit. Running game ancora carente. Linea offensiva e difensiva completamente in bambola. La DL, infatti, fatta eccezione per il solito Hendrickson, autore dello strip sack che ha provocato il fumble recuperato da Hubbard, non porta alcuna pressione. Male anche la secondaria che, per la seconda week consecutiva, concede molti big play specie lungo la side line. La difesa dei Bengals, vero punto di forza delle due passate stagioni, non è più consistente dato che non riesce a fermare adeguatamente le corse, non mette pressione, lascia scoperta la zona centrale ed ora non riesce nemmeno a contrastare i lanci sul profondo: un bel dilemma da risolvere in offseason per il defensive coordinator Lou Anarumo e l’head coach Zan Taylor.

Con questa vittoria i padroni di casa conquistano matematicamente l’8° titolo divisionale consecutivo e possono rifiatare in week 18 certi dell’ennesima presenza in post-season, nella speranza di evitare i Bills che sembrano essere una delle avversarie più in forma e con maggior spirito di rivalsa nei confronti della franchigia di Mahomes e compagni. La vittoria in week 17 rappresenta un piccolo passo in avanti dopo la brutta prestazione offerta contro i Raiders, ma la squadra sembra non riuscire a risolvere i problemi che l’hanno attanagliata per tutta la stagione.
Da sottolineare il taglio del WR Valdes-Scantling dopo l’ennesima prestazione disastrosa caratterizzata da un sanguinoso drop che è stato probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

I Bengals, invece, con le ultime due sconfitte figlie di prestazioni non esaltanti deve dare addio ad ogni speranza di playoff, accarezzata in week 16 dopo la fortunosa vittoria contro i Minnesota Vikings. La stagione, infatti, non è terminata con l’infortunio di Joe Burrow, ma è stata tenuta in vita grazie alla grande voglia di emergere di Jake Browning e ai leader Chase ed Hendrickson. I Bengals, dopo la prossima partita contro i Browns, già sicuri del 5° seed, che servirà solo per cercare di evitare lo 0 nella casella vittorie divisionali in stagione, dovrà pensare come invertire la rotta e cercare di tornare competitiva come nelle passate stagioni. Continua a rimanere valida la statistica che nessuna squadra ha mai vinto la AFC North per 3 anni consecutivi.

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