Super Bowl LIV: le Pagelle dei protagonisti

Siamo alle consuete pagelle post Super Bowl con i voti ai protagonisti, ai singoli reparti e all’Head Coach.

KANSAS CITY CHIEFS

PATRICK MAHOMES – 8,5

L’ha vinta lui. E se il voto non è più alto è solo per quell’inizio farraginoso, in cui per la prima volta da che si è affacciato sul palcoscenico NFL è parso patire un pelo la pressione. E ci mancherebbe anche. Ha 24 anni. Si è preso sulle spalle i Chiefs dopo un anno di apprendistato e in due stagioni ha vinto tutto. A Miami ha dimostrato come oltre ad abilità atletiche fuori dal normale abbia anche un carattere all’altezza delle leggende che hanno calcato il terreno prima del kick-off. Poteva tranquillamente farsi sopraffare dai primi errori. E avremmo scritto di peccati d’inesperienza. Invece no. Si è rialzato. Ha reagito. È cresciuto nel corso dei sessanta minuti. E l’ha vinta lui.

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TRAVIS KELCE – 6,5

Mette il suo graffio nel finale che vale il trionfo dopo 50 anni di attesa. È preciso e puntuale. Le sue pennellate corrono sulla tela lisce, lisce. Ma non è la partita da dominatore assoluto a cui ci ha abituato in altre occasioni.

TYREEK HILL – 7

È la media tra le sbavature da 5 che hanno rischiato di compromettere il Super Bowl di Kansas City (il pallone che tocca nelle braccia di Tarvarius Moore, è sì arretrato, ma ricevibile da uno come lui) e la giocata da 9 che ha avviato la rimonta finale. Quando ingrana tutte le marce non c’è defensive back che possa tenerlo.

SAMMY WATKINS – 7,5

Trovare spazio non è semplice tra le maglie dei Niners. E parte delle difficoltà in avvio di Mahomes sono dovute a quanto complicato sia liberarsi per i suoi ricevitori. Quando si entra nei momenti clou però anche Watkins mette il suo marchio (ringraziando Davante Adams dopo averlo studiato nel Championship) e non sbaglia praticamente nulla. Una prova da incorniciare dopo aver seminato qualche errore evitabile in questi playoff.

DAMIEN WILLIAMS – 8,5

Undrafted. In due anni ai playoff con i Kansas City Chiefs ha segnato 10 touchdown. Due nel Super Bowl dell’Hard Rock Stadium. Stadio, peraltro che l’aveva visto debuttare nella Nfl con i Dolphins. Il football, come la vita, è una questione di centimetri, ce l’ha detto Al Pacino in Any Given Sunday, ce l’ha ricordato a Miami Damien Williams. Il piede che esce poche frazioni di secondo dopo che la palla ha millimetricamente infranto il piano verticale della end zone, facendo suonare i proverbiali campanellini virtuali, è uno dei simboli del LIV. Reid ha creduto in lui (LeSean McCoy non era attivo nonostante non infortunato) e Williams l’ha ripagato. Una delle storie più belle. Primo in un Super Bowl a correre per più di cento yard e segnare un td sia su corsa che su ricezione.

damien williams chiefs

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OFFENSIVE LINE – 8

Concedono ai 49ers di avvicinarsi a Mahomes nei primi tre quarti. Ma non si fanno mai travolgere. E visti gli avversari di fronte in trincea non è affatto poca cosa. Riescono anche a garantire qualche pertugio a Damien Williams. Dopo il “balletto” vicino alla end zone dei compagni del backfield riescono a “sedere” praticamente tutta la linea difensiva di San Francisco.

DEFENSIVE LINE – 7

Gli uomini di linea della difesa dei Chiefs dopo aver contenuto Derrick Henry erano chiamati a concedere il bis. Nei 30 minuti iniziali si lasciano sorprendere da Deebo Samuel. E Raheem Mostert trova comunque il modo di giocare una buona gara. Ma quando serve fermare i Niners rispondono presente.

LINEBACKER – 6

Non ci sono campionissimi tra loro. E nessuno spicca a Miami. Match onesto.

DEFENSIVE BACK – 7,5

Tyrann Mathieu si destreggia a tutto campo. In un paio di episodi è pescato in controtempo ma è l’anima della secondaria ed è giusto che osi. La pass interference fischiata a George Kittle (fiscale ma c’è: “Gli arbitri hanno chiamato il fallo, devo conviverci” ha dichiarato il tight end) li salva da un big play che avrebbe fatto loro molto male. Che meraviglia la storia di Rashad Fenton, che all’Hard Rock vendeva bibite e patatine: non conta per il voto ma è un gran lieto fine.

SPECIAL TEAM – 8

Puntuali ed efficaci. A Mecole Hardman sfugge il guizzo sui ritorni, ma Harrison Butker piazza tutto quello che serve e Dustin Colquitt raggiunge papà e fratello nell’elite dei punter campioni al Super Bowl.

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ANDY REID – 9

Magari ci mette un po’ troppo a trovare il modo di liberare i suoi velocisti. Dieci soli punti nel primo tempo fanno pensare il peggio ai tifosi Chiefs, considerando la difesa che c’è davanti alla loro squadra del cuore. Ma Reid fa sì che la partita arrivi dove sa che il suo pupillo può vincerla. In tre partite di playoff ha ricordato a tutti che si gioca e si allena dal primo all’ultimo minuto, aggiungendo il pepe della rimonta ad ogni cavalcata di questo indimenticabile 2020. E quella danza sulla linea di scrimmage dei suoi attaccanti nel backfield è una chicca. Applausi anche al defensive coordinator Spagnulo. C’è di meglio, ma in questi playoff ha retto l’urto.

SAN FRANCISCO 49ERS

JIMMY GAROPPOLO – 5

Pochi prima della partita avrebbero puntato su di lui nel caso si fosse arrivati al punto in cui a decidere il Super Bowl sarebbero stati il numero 10 o il suo rivale Mahomes. Era e resta un buon quarterback. Troppi però i passaggi sbagliati quando bisognava erigersi per chiudere i conti. Nessuna giocata in grado di rimettere sui binari del successo i suoi quando c’era bisogno di elevarsi per indossare l’agognato anello. E contro aveva un campione. Di quelli che ne nascono uno per generazione.

GEORGE KITTLE – 5,5

Sulla giocata più importante della gara pecca forse un po’ di ingenuità. Il braccio che si estende per allontanare il difensore si vede troppo. Così anche in un match duro nei contatti tra DB e ricevitori, arriva un fischio che cambia tutto.

DEEBO SAMUEL – 7,5

Il rookie ha una versatilità che potrà dare soddisfazioni a Shanahan anche in futuro. È lui l’arma che sorprende i Chiefs nei primi quarti. Punisce con le corse, si dà da fare con le ricezioni. Peccato sia stato perso nelle pieghe del gameplan, avrebbe fatto comodo anche quando la partita ha preso un bivio assai poco soddisfacente per i rosso-oro.

EMMANUEL SANDERS – 5,5

Un altro grande rammarico per i Niners è quel passaggio di Garoppolo che lo sorvola e cade poco davanti a lui. La colpa non è sua, ma resta sostanzialmente una comparsa del Super Bowl LIV senza quel gioco che l’avrebbe reso un eroe.

TEVIN COLEMAN – 5

Secondo n.p. (non pervenuto) della serata. Shanahan praticamente non lo utilizza.

RAHEEM MOSTERT – 7

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L’altra storia da incorniciare: mister “Nessuno” va a segno pure nel Super Bowl. Mostert il suo lo fa. Non ci sono le voragini del Championship davanti a lui, ma galoppa. A mancare nel finale sono le idee per creargli gli spazi giusti.

KYLE JUSZCZYK – 7,5

Il migliore della NFL nel suo ruolo, lo ricorda urbi et orbi nel momento più importante della stagione. Firma il primo touchdown di un fullback al gran finale dai tempi di Mike Alstott (Tampa Bay 2003). Ci credete che mentre era in movimento prima che Garoppolo andasse da lui con l’ovale ho pensato “occhio che ora segna Juszczyk”? (Sì, le consonanti le ho controllate dopo…)

Juszczyk 49ers chiefs

OFFENSIVE LINE – 6

I canyon aperti contro Green Bay e Minnesota restano bei ricordi. E qualche scorribanda nelle vicinanze di Jimmy G si registra. Riescono comunque a garantire giocate sia a Samuel che a Mostert che a Coleman, la loro media per portata è di tutto rispetto.

DEFENSIVE LINE – 6,5

Maledetti centimetri. Che mancano a Nick Bosa per acchiappare ancora una volta Mahomes. Maledetti ultimi minuti. Damien Williams trova persino il modo di allargare perfidamente il divario finale. Reparto stellare, si arrende alla distanza.

LINEBACKER – 5,5

L’intercetto di Fred Warner delimita il perimetro dei tentennamenti iniziali di Mahomes. Un lancio tanto brutto da non credere sia uscito dal braccio del 15. Non c’è però chi spicca per arginare la rimonta dei Chiefs. E qui, a differenza di Kansas City, il talento da mettere nel pentolone ci sarebbe.

DEFENSIVE BACK – 5,5

Si sciolgono quando resta un quarto soltanto. Prima avevano oscurato i bersagli di Mahomes, impedendogli di colpire sul profondo. Obbligandolo a ingarbugliarsi su tracce medio-corte. Nel quarto periodo però Hill e Watkins scappano via e sono dolori.

SPECIAL TEAM – 7

Eccezion fatta per quel mezzo fumble sul primo ritorno di Richie James Jr., la partita per loro fila via pulita e ineccepibile. Robbie Gould è perfetto ma ancora una volta si trova dalla parte sbagliata della storia, come con i Chicago Bears contro gli Indianapolis Colts di Peyton Manning.

KYLE SHANAHAN – 4,5

Peccato mortale buttare alle ortiche quanto di buono messo in campo per tre quarti. Sperpera 10 punti di vantaggio come fosse Paris Hilton in una boutique di Gucci con i nostri risparmi. Peccato mortale farsi rimontare per due volte in questo modo in un Super Bowl. Gli errori di Garoppolo non l’hanno aiutato, certo. Lui però non doveva portare la sua squadra a giocarsi il successo nella gara a chi la fa più lontano tra il suo quarterback e il collega numero 15. Anche perché era tutto lì, impacchettato per essere riportato in California: un vantaggio abbondante. Poco tempo sul cronometro. Una difesa stellare che aveva ben arginato Mahomes fino a quel momento.

Poi sono arrivati i fantasmi, ingombranti. Ululanti. E non ha trovato il colpo di bacchetta per mettere il suo game manager in condizione di traghettare in porto il match. Vero, gli ha pur sempre disegnato uno schema con cui Sanders avrebbe potuto scrivere una conclusione differente, ma tornate a leggere di chi la fa più lontano… Io contesto anche la gestione del cronometro nel finale di primo tempo. Capisco la sua motivazione (non voler concedere tempo a Kansas City prima dell’intervallo in caso di mancata chiusura del down) e anche le attenuanti (la non preventivabile penalità di Kittle) ma c’è un Super Bowl da vincere e un po’ più di aggressività da una mente eccelsa come la sua me la aspetto e la desidero. È giovane. È bravo. Anche Reid ha seminato scelte discutibili nei playoff in carriera. Il futuro è dalla sua.

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