Demolizione (Philadelphia Eagles vs Tampa Bay Buccaneers 9-32)

Nella notte italiana tra lunedì e martedì andava in scena l’ultima Wild Card dei playoff NFL in cui Tampa ospitava Philadelphia. I due team arrivavano al match con situazioni nettamente differenti: i padroni di casa con 5 vittorie nelle ultime 6 disputate, mentre i vice campioni del mondo, dopo una partenza eccezionale (10 vittorie nei primi 11 match) hanno concluso la stagione regolare con 1 solo successo nelle ultime 6 sfide. Gli Eagles lamentavano l’assenza di AJ Brown (WR) per problemi al ginocchio mentre nei Buccaneers il QB Mayfield non era in perfette condizioni fisiche visto gli infortuni (costole e caviglia) rimediati nelle ultime 2 partite contro Saints e Panthers. Con la sorprendente vittoria dei Packers a Dallas, il team vittorioso della sfida di Tampa sarà destinato a giocare a Detroit contro i Lions di coach Campbell.

Partono in attacco i Buccaneers con Mayfield che trova per significativi guadagni prima con Otton e poi con Evans e, grazie all’apporto di White nel gioco di corsa, porta i suoi in piena red zone da dove il sempre preciso McLaughlin sblocca il risultato con il suo primo FG di giornata (0-3) L’attacco di Philadelphia non è così efficace e deve liberarsi presto dell’ovale con un punt. Il successivo drive di Tampa è segnato da 2 ricezioni di Moore, la seconda delle quali per 44 yard che lo porta direttamente in end zone (0-10) Hurts non riesce a scuotere i suoi e Tampa, a secondo quarto appena iniziato, arrotonda il risultato con un altro calcio di McLaughlin, questa volta di 54 yard! (0-13). Philadelphia sembra trovare più continuità in attacco e, grazie soprattutto alle ricezioni di Smith, si avvicina alla red zone avversaria ma deve accontentarsi di un FG di Elliott (3-13). Al suo rientro in campo Mayfield orchestra un drive di quasi 6 minuti contraddistinto dalle ricezioni di Thompkins, Godwin e Otton che riporta i padroni di casa in range di segnatura, da dove ancora McLaughlin centra i pali per il provvisorio 3-16. Prima dell’intervallo c’è il tempo per il primo touchdown degli Eagles con Hurts che prima lancia profondo su Smith per un consistente guadagno e poi trova il TE Goedert in end zone (9-16) con la trasformazione da 2 punti fallita da Hurts con la “tush push” ormai marchio di fabbrica della franchigia della Pennsylvania.

Al rientro dagli spogliatoi Philadelphia continua a non trovare soluzioni in attacco e si alternano drive sterili da parte di entrambe le squadre; in uno di questi Hurts parte a ridosso della proprio end zone e per evitare il placcaggio si libera della palla commettendo un “intentional grounding” regalando così ai Buccaneers una safety (9-18). Pronti via e sull’asse Mayfield-Palmer si concretizza l’azione che decide il match: lancio corto che il ricevitore rookie trasforma in touchdown con una corsa di 56 yard (9-25) con la difesa degli Eagles protagonista di una serie di tackle falliti. L’ultima frazione di gioco si apre con Philadelphia che tenta un quarto down in piena red zone, ma senza successo. Tampa gioca un drive lungo (83 yard) con più di 6 minuti tolti dal cronometro con un mix di corse e lanci, l’ultimo dei quali per Godwin che entra in end zone aggiornando lo score: 9-32 per i Buccaneers. La squadra di Sirianni gioca un altro quarto down senza successo e la partita si conclude con Philadelphia in attacco ma con il cronometro che va a zero.

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Gli Eagles arrivavano alla wild card in chiara difficoltà ma pur sempre con il favore del pronostico; Hurts (25/35, 250 yard, 1 TD e 0 int con 3 sack subiti) non ha demeritato ma è sembrato seguire il trend negativo dell’intera squadra iniziato da poco più di un mese, per lui solo una corsa personale per 5 yard. Swift (34 yard in 10 portate) ha potuto poco contro una difesa sempre attenta, anche per evidenti problemi nella propria linea d’attacco che lo ha poco aiutato a trovare i giusti varchi. Anche senza Brown (che nella partita di regular season aveva avuto statistiche notevoli) il gioco aereo ha beneficiato della prestazione di Smith (8 ricezioni per 148 yard) ma senza particolare supporto dagli altri ricevitori. Una statistica che dice molto del gioco offensivo è quella sui terzi down: 0 su 9 (!!) a cui si aggiunge 0 su 2 nei quarti down tentati. La difesa ha fatto il possibile ma la sterilità dell’attacco alla fine ha pesato sulla prestazione complessiva; Morrow (10 tackle) e Cunningham (9) sono stati i migliori, con la difesa che ha totalizzato 4 sack, 6 TFL e 6 QBHit, anche se il match è stato costellato da tackle mancati a ripetizione.

I Buccaneers hanno sicuramente approfittato di un team come gli Eagles in fase calante, sia nelle prestazioni che nelle motivazioni, ma hanno avuto il merito di giocare una partita libera da errori (zero turnover come anche per Philadelphia) che li ha messi in condizione di gestire un match che altrimenti poteva diventare estremamente difficile. Mayfield (22/36 per 337 yard, 3 TD e 0 int con 4 sack subiti) ha fatto segnare una prestazione maiuscola, nonostante le non perfette condizioni fisiche, dimostrando oltre alle capacità tecniche anche un carattere e una motivazione di cui ha beneficiato l’intero attacco. White (18 corse per 72 yard) ha guidato i suoi nel gioco di corsa, dando valide alternative al gioco aereo; nelle ricezioni da segnalare i numeri di Otton (8 ricezioni per 89 yard) che continua a dare un solido contributo e, oltre ai “soliti” Evans e Godwin, anche Moore (66 yard e 1 TD) e Palmer (56 yard e 1 TD) sono diventati ottimi terminali offensivi per il reparto coordinato da Canales. In complesso attacco con più di 400 yard guadagnate con 23 primi down (10 più di Philadelphia!) In difesa Dean (CB) ha realizzato ben 10 tackle, con 1 TFL e 1 difesa su passaggio; decisivo anche David (5 tackle, 2 TFL e 1 fumble forzato) Conferme per McLaughlin (3/3 nei FG e 3/3 negli XP) che assicura punti anche quando l’attacco non segna touchdown.

Philadelphia chiude mestamente una stagione iniziata in modo mirabolante (10-1!) e coach Sirianni e il suo staff dovranno capire cosa è successo nello spogliatoio, una caduta di prestazione come quella accusata dagli Eagles non può essere solo dovuta a infortuni o a calo di forma di qualche giocatore. Il roster ha il potenziale per poter recitare ancora un ruolo da protagonista, come ha dimostrato il Super Bowl raggiunto la scorsa stagione. Subito dopo la fine del match Jason Kelce, centro titolare e pedina fondamentale della linea offensiva, ha annunciato il ritiro da giocatore, i suoi numeri parlano da soli: 1 Super Bowl vinto e 7 convocazioni al Pro Bowl. Per lui è già pronto un posto nella Hall of Fame di Canton!

Tampa continua la sua favola: con 5 vittorie nelle ultime 6 partite ha conquistato la NFC South e l’accesso ai playoff, traguardi che sembravano irraggiungibili a metà campionato dopo una striscia di 1 vittoria e 6 sconfitte! Pochi davano il team guidato da Bowles in grado di vincere la wild card, ma i Buccaneers sono stati bravi a crederci; ora però arriva il difficile ma allo stesso tempo il bello: a Detroit contro i Lions Tampa si giocherà l’accesso alla finale di conference partendo ancora da “underdog”; nella partita di stagione regolare gli uomini di Campbell hanno avuto ragione di quelli di Bowles con un netto 20-6 ma come si sa i playoff sono una storia a se; nella wild card Detroit ha battuto i Rams con un solo punto di scarto anche se tutti i pronostici sono per la squadra del Michigan. Gennaio da sempre è il mese decisivo per chi vuole vincere il Lombardi Trophy e Buccaneers e Lions daranno sicuramente vita ad una sfida avvincente. Vinca il migliore!

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Roberto Abelli

Tifoso Bucs dal 1984 Ex giocatore ed ora coach Appassionato di football NFL e NCAA

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