Uno sguardo al 2022: Chicago Bears

2022, oppure anno zero. L’ennesimo nella città del vento. Mettetela come vi garba di più perchè la differenza è minima e poco conta riguardo a ciò che è successo, o a ciò che sarebbe dovuto succedere. I Chicago Bears sapevano dal principio che non avrebbero avuto possibilità e difatti il gap con la stragrande maggioranza delle squadre del campionato ha parlato chiaro.

COME DOVEVA ANDARE…

La stagione che ci siamo lasciati alle spalle in casa Bears non ha prodotto nulla di diverso da quello che ci si aspettava: un’organizzazione rimaneggiata con un nodo intorno al collo che più che un nodo è un vero cappio, e sotto ai piedi una botola pronta ad aprirsi ogni sette giorni per strangolare quella ridicola speranza di poter far bene. Tutta opera di Ryan Pace, il quale saluta Chicago lasciando la società in mare aperto e senza nessuna possibilità di manovre economiche o di ricostruzioni via draft.

Il recente passato non ha prodotto risultati e le politiche estremamente aggressive del front office hanno penalizzato non solo il ciclo di Pace, ma anche l’inizio dell’avventura di Poles. Nemmeno il cambio in panchina tra Nagy e Eberflus ha stabilizzato gli equilibri precari e traballanti della storica casata dei McCaskey; così ancor prima dell’apertura del sipario, gli spettatori a teatro conoscevano il finale della commedia.

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…E COME È ANDATA

Peggio del previsto, perchè non solo gli orsi hanno inanellato una montagna di sconfitte ma il processo di smantellamento del roster ha dissanguato ogni tifoso dal più moderato al più estremo. Prima la legittima fuga di Allen Robinson II, poi le cessioni di Robert Quinn e di Roquan Smith in cambio di aria fritta (o poco più). Le modifiche alla formazione hanno soltanto mosso cambiamenti con sfumature peggiorative e il tutto è da sommare al triste 3-14 di regular season e al 4° posto in NFC North.

Chicago diventa terra di conquista, Chicago tocca il punto più basso di sempre.

Però c’è una debole fiamma che rimane accesa e che col passare dei giorni prende forma diventando sempre più visibile e tiepida, calda, rovente…

Justin Fields fiorisce e le sue gambe corrono imprendibili facendo di lui il miglior corridore nella National Football League. Non importa se la linea che lo protegge fa finta di proteggerlo ostinandosi ad esporlo a rischi di ogni genere, Justin corre ed il suo fuoco arde e brucia erba e avversari. La profezia si avvera e Chitown ha di nuovo il suo profeta.

Succede infine che una vecchia conoscenza dei Bears regala la prima scelta al Draft 2023 e qui comincia la nuova avventura.

COSA HA FUNZIONATO…

In termini di gioco possiamo affermare poco nulla perchè difesa e attacco fanno il canone musicale imitando l’esecuzione della stessa linea melodica e principando scempiaggini l’una dopo l’altro ad intervalli di tempo. Quando in una stagione si collezionano soltanto tre vittorie significa che non ha funzionato davvero nulla. Nulla ad eccezione del colpo del singolo, in questo caso Fields, che dopo un avvio lento e distratto è bravo a correggere il tiro e quantomeno a provarci.

Paradossalmente, i Chicago Bears hanno perso diverse partite per un solo possesso lottando comunque fino alla fine; il che fa ben sperare sebbene le speranze abbiano abbandonato questa città da diverso tempo ormai.

Ma nello sport di squadra gli sforzi e il talento del singolo non possono sopperire alla pigrizia e alla leziosità degli altri. Questa è una dinamiche che a Chicago tutti conoscono bene grazie al retaggio di Michael Jordan in NBA per esempio, perchè nemmeno il più grande atleta nella storia dello sport è mai riuscito a vincere da solo.

…E COSA NON HA FUNZIONATO

Linee difensive e offensive che crollano a pezzi, giocatori centrali sui quali i Bears avrebbero potuto e dovuto costruire il loro futuro gettati al vento (parlo sempre di Roquan Smith), livello di rendita generale piuttosto scadente e con poca qualità, ricevitori inadatti agli standard NFL, secondaria senza esperienza e troppo permissiva, running game prevedibile e spesso irrilevante ad eccezione di Fields…

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Insomma, di cose che non girano ce ne sono abbastanza e infatti la sentenza della classifica nei confronti dei Bears è la più severa nella classe. Però quantomeno si sapeva che i Bears avrebbero dovuto attraversare ombra e tenebre prima di incontrare la luce. Dunque gli persino gli aspetti più difficili da digerire alla fine sono andati.

E ADESSO?

E adesso forse è la volta buona in cui la storia potrà cambiare e in cui gli storici Chicago Bears potranno rimettere il naso fuori dalle loro tane dopo l’infinito letargo. La storia insegna che nella maggioranza dei casi le formazioni vincenti si costruiscono dai draft, mentre le dinastie si creano lavorando bene sulla free agency.

Qualcosa in termini di draft lo abbiamo già portato a casa con Fields, anzi, più di qualcosa. Direi il centro del nostro gioco. Ora, a differenza del passato, siamo noi ad avere le tasche piene di soldi e piene di scelte importanti in questo e nel prossimo draft (nel 2024 i Chicago Bears avranno 2 prime scelte). Poles ha dimostrato di avere le idee chiare e nonostante le sue mosse di mercato abbiano fatto sanguinare i cuori dei tifosi Bears, sembra che la consapevolezza di dover sacrificare qualcosa di importante (ma non imprescindibile) oggi, porterà ad un futuro radioso domani.

alex cavatton firma area 54

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