NFL Preview 2026: Minnesota Vikings

I vichinghi del Minnesota negli ultimi vent’anni sono stati più che altro dei crociati. Non dei più organizzati. Mettiamola così, non paragonabili ai protagonisti della distruttiva quarta crociata ma più vicini ai partecipanti della tragica seconda, che ottenne l’effetto opposto rispetto a quanto si prefiggeva. Il Santo Graal, per andare più sul cinematografico, resta un miraggio ancora parecchio lontano. Si sono persi in parecchi nella ricerca di quel quarterback capace di svoltare la storia moderna della franchigia. Ultimo in ordine di apparizione l’ex general manager dei Vikings Kwesi Adofo-Mensah, sostituito da Nolan Teasley. Quest’ultimo arrivato dai Seattle Seahawks campioni in carica dopo un processo di ricerca e ingaggio a dir poco discutibile, che ha visto coinvolto anche l’head coach Kevin O’Connell (dovrebbe essere un suo “dipendente” ma tant’è) e che si è concluso ben dopo il draft. Sì, quel draft che insieme alla free agency, che comincia prima, dovrebbe essere il fulcro dell’operato di un GM. Ma tant’è (x2). L’ennesimo tentativo di trovare il “santo qb”, quindi, inizierà tra poco, con Kyler Murray. L’ex prima scelta assoluta degli Arizona Cardinals approdato in gialloviola a prezzo di saldo. Una sorta di noleggio annuale visto che i Vikings non hanno nemmeno una clausola che possa garantirgli di rifirmarlo a cifre ragionevoli se dovesse andare bene. Una lose-lose situation per i “crociati”. Se funziona saranno costretti a strapagarlo, se non funziona rischiano comunque di vincere abbastanza partite da non ottenere un altro tentativo per un giovane talento di qualità nel 2027, quando la classe di “passatori” in uscita dal college è annunciata come di primissima scelta e incredibile profondità.

Detto che poi bisognerebbe comunque scegliere bene e qui si confiderebbe in Teasley. Per evitare un altro JJ McCarthy. L’ex Michigan pescato nel 2024, nonostante abbia ancora solo 23 anni, si può considerare tranquillamente un progetto chiuso per i gialloviola. Fuori per infortunio tutto il primo anno. Spesso acciaccato e assolutamente inadeguato nel secondo. All’alba della sua terza stagione da pro non solo non è riuscito a superare Murray per la titolarità dietro il centro, sed etiam (“ma anche” per giustificare i miei studi liceali) si è fatto battere da Carson Wentz per il ruolo di riserva. Più chiaro di così. Ah, il quadro n.9 non può non includere le capacità di coach KOC nello sviluppare quarterback giovani, chiaramente sovrastimata al momento del suo arrivo. Molte poi le domande su chi mai abbia valutato il ragazzo al college e durante le varie offseason e chi abbia preso le decisioni. Tutta farina del vecchio GM? Sicuri?

Questo ampio preambolo per dire che molto della stagione crociata, pardon vichinga, passerà dalle prestazioni di Kyler Murray (di cui lo scrivente ha pochissima stima da sempre) che rappresenta nonostante tutto un miglioramento evidente nella posizione. “Nonostante tutto” perché stiamo parlando di un ragazzo con evidenti limiti fisici e una carriera alle spalle poco convincente in una squadra perennemente in affanno (38-48-1 il record dei Cardinals con lui, una sola apparizione ai play-off).

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OFFENSE

Va detto che Murray avrà a disposizione un buon attacco in cui il problema maggiore potrebbe essere proprio davanti a lui. Il ruolo di centro infatti non è stato sistemato come ci si poteva immaginare dopo il ritiro inevitabile di Ryan Kelly, martoriato dalle concussion. Il titolare sarà “l’adattato” Blake Brandel. Un punto debole evidente in una altrimenti positivissima linea d’attacco. Ecco volendo anche sui running back si poteva fare di meglio che affidarsi alla conferma della coppia Jordan Mason-Aaron Jones e a un rookie tutto da verificare come Demond Claiborne. Non ci sarà più CJ Ham, il che ci esime quanto meno dall’ipotizzare un maggior utilizzo sempre più fantasioso del fullback che poi puntualmente non si verificherebbe. Non mancano i bersagli, Justin Jefferson (per ora) è sempre lì, Jordan Addison (per ora) pure, è stato aggiunto Jauan Jennings dai 49ers e si spera in una rinascita di TJ Hockenson (se guardate le statistiche di Trey McBride ad Arizona con e senza Murray potreste essere costretti ad abbassare le aspettative sul tema). C’è abbastanza talento per una tradizionale annata mediocre dei Vikings, a meno che KOC non si trasformi di punto in bianco in quel genio offensivo che finora non si è visto. Ecco, alla quinta annata sulla sideline vichinga sembra chiaro che per il coach capo sia un “all in” bello e buono. Il suo futuro non può non essere appeso ai risultati di quest’anno. E il 2026 si può considerare un anno bonus, perché non sarebbe stato certo uno scandalo se insieme a KAM i Wilfs si fossero liberati anche di KOC. Anzi…

DEFENSE

Magari provando ad affidare la squadra a Brian Flores, che invece è rimasto al suo posto come allenatore della difesa, ribadendo l’avversione della lega nel fornirgli un’altra chance da leader di un coaching staff. La sua permanenza assicura a Minnesota di non sbracare. Il che può essere letto sia come un bene che come un male (allontanarsi dal “Santo Graal” che si poteva intravedere nelle scelte 2027). E pone poi i Vikings in un paradosso: il reparto con la maggior concentrazione di talento è da un po’ di anni l’attacco ma quello più produttivo nello stesso arco di tempo è sempre stato la difesa, da cui sono dipese la maggior parte delle vittorie delle ultime stagioni. Paradosso questo che mi porrà tra poco in grosse ambasce nel trasformare questo lungo discorso in asettici numeri. Ma andiamo con calma. Le astuzie di Flores garantiscono risultati sebbene il personale a disposizione non sia particolarmente eccelso ed abbia evidenti lacune. La linea difensiva ha rottamato il poco produttivo binomio Jonathan Allen-Javon Hargrave e punta sul rookie Caleb Banks. Scelto al primo giro preferendolo a Dillon Thieneman, safety che avrebbe potuto raccogliere il testimone lasciato momentaneamente libero da Harrison Smith (non si è ancora ritirato e non è da escludere al cento per cento un eventuale ritorno). L’augurio è che Banks si trasformi in un nuovo Dallas Turner. L’esplosione del giovane edge ha permesso di lasciare andare Jonathan Greenard, scambiato con i Philadelphia Eagles.

Se Andrew Van Gingel fosse sanissimo saremmo molto fiduciosi sul tema “assalto ai qb avversari”, ma dal momento che non si è proprio sicuri riesca a stare lontano dall’infermeria per 17 gare, qualche innesto avrebbe fatto comodo. Non solo lì. Ci sono ben poche certezze in tema di secondarie. Theo Jackson è il sostituto designato di Hitman al fianco di Josh Metellus. Tra i cornerback il rookie Charles Demmings fa ben sperare ma le illusioni sulle matricole in casa vichinga vanno sempre prudenzialmente mitigate. L’altro innesto James Pierre non è certo il nome che si associa sul vocabolario a un lucchetto. D’accordo che Flores punta a non stressarle troppo grazie alla pass rush, ma… è un grosso MA. Blake Cashman sarà il regista dei linebacker dove si rivedrà Eric Wilson.

SPECIAL TEAM

Ci sarà ancora bisogno del piede di Will Reichard insomma per ben figurare e qui si dovrebbe essere nel campo delle certezze. Alcune stagioni fa le avrebbe garantite pure Johnny Hekker, punter invidiabile ai tempi dei Rams, tutto da registrare oggigiorno.

COACHING STAFF

Frank Smith è il nome più interessante del coaching staff dei Vikings. L’assistant HC infatti si occupa di corse, tema delicatissimo negli ultimi anni, in cui i Vikings non sono riusciti a esprimere un gioco sufficientemente solido per alleggerire i quarterback. Chiaro che poi il suo lavoro – che a Miami fu positivo due anni su quattro – deve essere integrato alle scelte di O’Connell, uno che coi RB deve averci litigato da piccino, altrimenti risulterà vano pur se buono. Nello staff sono rimasti anche i nomi più appetibili come Keenan McCardell e Josh McCown. Gerald Alexander invece è il nuovo responsabile dei defensive back, esperto di difesa sui passaggi e lì il lavoro c’è da star certi che non gli mancherà.

Record previsto: 9-8

Si preannuncia la solita annata né carne né pesce per i Vikings in cui si può ballare tra un 10-7 e un 7-10 a seconda della fortuna-sfortuna che si incontrerà. Vorrei dire che provo a vederla positivamente, ma di positivo in un 9-8 non ci sarà proprio nulla se non la presumibile fine dell’esperienza O’Connell.

I nostri voti

Offense - 6.5
Defense - 6.5
Coaching Staff - 6.5

6.5

I voti sono tutti una questione di media. Sì perché l’attacco se si esclude il quarterback potrebbe valere anche un bel 7 pieno ma il QB non vale più di 5,5 e lo facciamo salire a 6 solo per il miglioramento che dovrebbe portare Murray rispetto all’orripilante 2025. Lo stesso vale per la difesa, qui il personale è da 5 ma i risultati potrebbero essere ancora da 8. Ragionamento numericamente identico per il coaching staff: l’8 di Flores si schianta col 5 di KOC e Phillips.

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