Così come l’anno scorso oltre ai preview delle squadre NFL vi proponiamo anche quelli delle maggiori conference NCAA, è il turno della BIG XII (Group of 6 e Indipendenti, Big XII).
Nel primo ranking prestagionale dell’AP sono presenti ben 8 squadre della Big Ten Conference, che anche in questo 2026 si contentenderà con la SEC l’ideale palma di “miglior conference del campionato NCAA”.
La Big Ten è anche la conference che ci ha dato gli ultimi 3 campioni nazionali: Michigan (2023), Ohio State (2024) e Indiana (2025).
Le favorite
Le favorite per la vittoria della conference sono 3: Ohio State, Oregon e Indiana.
I Buckeyes sono probabilmente la squadra con il maggior talento nel reparto offensivo della nazione: oltre al QB Julian Sayin infatti fanno ritorno a Columbus anche il RB Bo Jackson, il WR Brandon Inniss e, ovviamente, anche la superstar Jeremiah Smith, atteso alla sua ultima stagione di college football prima di spaccare la NFL. Il recruiting ha già portato anche l’erede di Jeremiah Smith: si tratta del freshman 5 star Chris Henry Jr, un altro unicorno che ci ha già mostrato cosa è in grado di fare allo spring game. Se a livello di personale è rimasto molto, è invece variato molto lo staff dei Buckeyes: infatti Chip Kelly ha lasciato la posizione di offensive coordinator per accasarsi a Northwestern e il WR coach Brian Hartline, uno degli artefici della fabbrica di WR epocali nella quale si è trasformata OSU nell’ultimo decennio, è diventato il nuovo capo allenatore di USF. Il ruolo di OC è stato affidato all’ex HC degli Atlanta Falcons Arthur Smith, allenatore offensivo di lungo corso che ha però un playbook molto più Pro-Style e il suo adattamento ad un attacco collegiale non è scontato. L’Head Coach Ryan Day ha provato a fare anche in attacco la mossa che lo scorso anno ha fatto in difesa prendendo come coordinatore Matt Patricia, ex discepolo di Bill Belichick dal lunghissimo passato in NFL. La difesa di Ohio State ritrova alcuni dei suoi leader, come l’edge Kenyatta Jackson e la safety Jaylen McClain, oltre ad alcuni underclassmen che dovranno aumentare il loro contributo – come il CB blue chip recruit Devin Sanchez – e alcuni transfer anche di alto profilo, come i due uomini di linea in arrivo da Alabama Qua Russaw e James Smith.
Per i Buckeyes arriverà subito un test di altissimo livello – seppur in un match di non conference – i n week 2 quando dovranno andare ospiti ad Austin ad affrontare i Texas Longhorns.
Subito dietro Ohio State, in termini di talento ed aspettative, si piazzano gli Oregon Ducks. La squadra di coach Dan Lanning parte come una delle favorite per il titolo nazionale non foss’altro che per essere riuscita a tenere per un’altra stagione a Eugene il QB Dante Moore, il quale ritroverà molte delle sue principali armi offensive, come i WR Jeremiah McClellan, Evan Stewart e il sophomore Dakorien Moore, reduce da un infortunio che gli ha fatto saltare la seconda metà della stagione scorsa dopo un grande avvio. Il vero punto di forza dei Ducks è rappresentato dal front 7 difensivo: il duo di DT titolari A’Mauri Washington e Bear Alexander è probabilmente il migliore della nazione e spaventano particolarmente anche i due LB destinati alla pass rush: Matayo Uiagalelei e Teitum Tuioti. Nel sistema a 3 safety di Dan Lanning è fondamentale il ruolo della strong safety, che fa un ruolo ibrido S/LB e che l’anno scorso era di Dillon Thieneman: aver pescato dal portal un giocatore come Koi Perich da Minnesota allontana di molto i dubbi sul potenziale impatto dato dalla perdita di Thieneman. In secondaria tornano anche il CB Brandon Finney Jr e la S Aron Flowers.
Il terzetto di testa è completato da Indiana, campione nazionale uscente. La squadra di coach Curt Cignetti ha leggermente meno talento delle prime due, ma ha un’ossatura ben definita che è stata puntellata tramite il portal, seppur aver perso giocatori come Fernando Mendoza, Omer Cooper Jr e D’Angelo Ponds lasci indubbiamente delle carenze non solo tecniche, ma anche di leadership. Indiana però, come detto, si è mossa bene sul portal e ha portato a Bloomington, per quanto riguarda l’attacco: il QB di TCU Josh Hoover – talento ed esperienza, anche se ha sempre difettato nella ball security, ma ora passa sotto la cura Cignetti – i WR Nick Marsh (Michigan State) e Shazz Preston (Tulane) e il RB Turbo Richards (Boston College). Tornerà gran parte della O Line e anche il WR Charlie Becker, fondamentale specialmente durante i Playoff nella scorsa stagione. In difesa le perdite sono state di meno e anche sul portal sono serviti solo interventi mirati: l’edge Chiddi Obiazor (Kansas State) e il CB A.J. Harris (Georgia) sono le due aggiunte principali. Punto di forza resterà il duo di DT composto da Tyrique Tucker e Mario Landino.
Le inseguitrici
Nel gruppetto di inseguitrici dobbiamo metterci, in ordine: USC, Michigan, Washington, Penn State e Iowa.
USC è forse la squadra più intrigante di questa conference: la squadra di Lincoln Riley ha deluso nei primi anni del nuovo corso ma sembra aver imboccato la strada giusta nelle ultime due stagioni nelle quali è parsa in grande crescita. L’attacco di USC sarà il solito attacco divertente di Lincoln Riley: il QB Jayden Maiava è atteso ad una stagione da grande protagonista, così come il RB King Miller e un pacchetto ricevitori che manca forse della superstar (com’era Makai Lemon l’anno scorso) ma che è abbastanza ben assortito. Inoltre potremo vedere fin da subito all’opera anche uno dei talenti migliori dell’ultima classe di recruiting, il TE 5 star recruit Mark Bowman. Il vero salto di qualità però, per poter partecipare alla lotta per i primi posti, serve che lo faccia la difesa: per fare questo Lincoln Riley si è affidato mani e piedi a un veteranissimo come Gary Patterson, una delle menti difensive più illuminate degli ultimi 20/30 anni di football, che dopo i 21 anni da capo allenatore di TCU aveva solo preso incarichi di consulenza – da Texas prima, da Baylor poi – e ora si rimette in gioco facendo quello che gli riesce meglio, ovvero dedicarsi esclusivamente alla difesa, in un ruolo che non ricopriva addirittura dalla stagione 1999/2000 – seppur nei suoi anni da allenatore di TCU abbia sempre tenuto in mano il play-calling difensivo.
Parlando di veteranissimi che sembravano pronti al ritiro eccoci a Michigan, squadra che ha assunto come nuovo capo allenatore coach Kyle Wittingham dopo oltre vent’anni sulla sideline di Utah. Qui l’interrogativo è opposto: Michigan ha una grande difesa, a cui si sono aggiunti alcuni buoni transfer (come il CB Smith Snowden, proprio da Utah), ma è l’attacco a preoccupare. Riuscirà Jason Beck (l’offensive coordinator) a far rendere il super talento di Bryce Underwood? Gli skill position player sono di alto livello: dai RB Jordan Marshall e Savion Hiter (freshman da attenzionare), ai WR Andrew Marsh, Jaime Ffrench (in arrivo da Texas) e Salesi Moa (altro freshman da attenzionare). Le possibilità ci sono tutte, ma la prova del campo sarà decisiva.
Washington è al terzo anno di coach Jedd Fisch ed è una squadra che ha avuto una crescita costante sotto il nuovo allenatore – dopo il rebuilding completo avvenuto dopo l’addio di coach Kalen DeBoer. La difesa sotto Ryan Walters si è ben comportata al suo primo anno ed è auspicabile una crescita in rendimento, visto che molti dei giocatori chiave del reparto faranno ritorno: il DT Elinneus Davis, l’edge Jacob Lane, il LB Xe’ree Alexander e la safety Alex McLaughlin. In attacco le speranze sono chiaramente affidate al talento del QB Demond Williams Jr, dopo la strana vicenda che lo ha coinvolto nell’offseason che lo ha visto entrare e uscire dal portal a più riprese. Le partenze per la NFL di Jonah Coleman e Denzel Boston creano un vuoto in attacco che andrà colmato dai molti sophomore di rientro a Seattle, che non hanno ancora un nome ma potrebbero farselo a breve – il RB Jordan Washington e i WR Dezmen Roebuck e Chris Lawson, per esempio.
Penn State è un enorme cantiere aperto. Coach Matt Campbell si è portato con sé gran parte della sua squadra di Iowa State – compreso il QB Rocco Becht – ma è difficile pensare che “Iowa State vestita di blu” possa competere da subito per la Big Ten. In difesa l’unico titolare di ritorno è il LB Tony Rojas, mentre in attacco rientrano solo la guardia Anthony Donkoh e il TE Andrew Rappleyea. Sicuramente Penn State sarà un esperimento interessante, ma è giusto concedere un po’ di tempo a coach Campbell prima di poter effettivamente valutare la bontà del suo lavoro.
A chiudere il gruppetto c’è Iowa. La squdra di Kirk Ferentz ha le fattezze della classica squadra di Kirk Ferentz: eccellenti uomini di linea, sia in attacco che in difesa, un grandissimo runningback in Kamari Moulton, un ancor migliore tight end in DJ Vonnahme, e un enorme punto interrogativo nella posizione principe, il QB. Iowa è la squadra con la minor returning production della Big Ten – solo il 44%, addirittura inferiore a Penn State – ma nonostante questo è facilmente pronosticabile che concluda l’annata con almeno 7 vittorie e dunque nella metà alta della classifica di Big Ten. Questo perché il programma di Kirk Ferentz mantiene sempre la sua grande solidità e, anche se l’attacco non dovesse girare, la sola difesa gli consente di vincere contro almeno metà delle squadre della conference. Venendo all’attacco, comunque, va detto che sotto la guida del OC Tim Lester si sta iniziando a vedere qualcosa di lontanamente paragonabile alla spread offense, seppur continui ad esserci – anche per ragioni di talento del personale – una predominanza di running game e dell’utilizzo di personali pesanti. Il QB dovrebbe essere il junior Jeremy Hecklinski, che ha scarsa se non nulla esperienza ma che è al suo terzo anno nel programma.
Le altre
L’ultimo gruppone è composto da 10 squadre e nella nostra esposizione andrebbe scisso in due.
Il primo gruppetto è quello composto da Nebraska, UCLA, Minnesota, Illinois e Wisconsin, che è un gruppo di squadre con molti interrogativi ma che hanno anche un grande potenziale.
Nebraska è una squadra interessante: 69% di returning production avendo perso il QB Dylan Raiola significa che sostanzialmente torna “tutto il resto”. La squadra di coach Matt Rhule ha speso deluso le aspettative in questi anni e in questo 2026 sembra presentarsi nella sua versione più “completa”. La difesa era molto giovane nel 2025 e rientra quasi al completo in questo 2026 sotto la guida del defensive coordinator ex San Diego State Rob Aurich. In attacco la grande scommessa è il QB ex UVa e UNLV Anthony Colandrea, un giocatore molto divertente ma con una grande attitudine al rischio non adattissima alla Big Ten. Attenzione alla coppia di WR Nyziah Hunter e Jacory Barney Jr. Un problema per Nebraska sarà la schedule: nelle ultime due stagioni i Cornhuskers hanno sprecato dei calendari molto favorevoli e quest’anno, nonostante la squadra sia forse la migliore del triennio, sarà un’impresa superare le 7 vittorie.
UCLA è una squadra che ha cambiato allenatore e come tutte le squadre che hanno cambiato allenatore – ad eccezione del particolarissimo caso di Virginia Tech – cambia moltissimo ed è difficile da pronosticare. Però solo il fatto di aver trattenuto il QB Nico Iamaleava porta UCLA ad essere considerata una potenziale sorpresa: nessuna squadra tra quelle di quest’ultimo gruppo ha un talento del genere nel ruolo più importante, e sembra che, per la prima volta dopo molti anni, sia anche tornato un po’ di entusiasmo nella fan base. Un’ottima partenza per coach Bob Chesney (in arrivo dopo l’eccellente lavoro fatto a James Madison) sarebbe riuscire a riempire nuovamente il Rose Bowl, dando speranza ad una piazza che negli ultimi tempi l’aveva un po’ persa.
Minnesota è un esempio di gestione oculata di un programma di football. La squadra di coach PJ Fleck è una di quelle che spendono meno nella costruzione del roster – solo Purdue e Rutgers le sono dietro nella Big Ten – e nonostante questo arrivano con grande regolarità alla bowl season e sfornano talenti di alto livello. A proposito di QB attenzione allo sviluppo di Drake Lindsey, ragazzo che è cresciuto di livello nella seconda metà della scorsa stagione, e ritroverà quest’anno 3/5 della sua linea, il suo RB Darius Taylor e un target di alto livello in Jalen Smith. La difesa non è mai un problema a Minnie: nonostante ci sia stato un grande turnover tra i titolari rientrano a Minneapolis 3 dei leader della difesa del 2025: l’edge Anthony Smith, il LB Maverick Baranowski e il CB John Nestor.
Illinois è una squadra con ottimo potenziale e una storia recente di successo sotto coach Bret Bielema, ma nella passata offseason il roster è stato rivoluzionato. Gli Illini hanno perso il QB Luke Altmeyer sostituendolo con il transfer da East Carolina Katin Houser, che troverà ad atenderlo degli skill position players di alto livello, come il RB Ca’Lil Valentine e il WR Hudson Clement. Il vero interrogativo è però in difesa: le due safety Xavier Scott e Matthew Bailey sono di rientro e saranno ancora i leader del reparto, ma il front 7 ha perso tutti i pass rusher più efficaci e questo complicherà il compito della secondaria.
Altra squadra con un buon potenziale ma molti interrogativi è Wisconsin. I Badgers hanno confermato la fiducia in coach Luke Fickell ma è una fiducia a termine: se non dovessero arrivare risultati in questa stagione sarà probabilmente addio alla fine della stessa. La difesa sarà solida e non desta particolari preoccupazioni, mentre è l’attacco che è stato disastroso nelle ultime stagioni: le speranze sono riposte nel QB transfer dual-threat da Old Dominion Colton Joseph. Assieme a Joseph dal portal è arrivato il RB da Iowa State Abu Sama III.
L’ultimo gruppetto di squadre è composto da Northwestern, Maryland, Michigan State, Rutgers e Purdue.
La Northwestern di David Braun quest’anno arriva con grande entusiasmo. I motivi: in primis il fatto che a partire da ottobre esordirà il nuovo Ryan Field, lo stadio ricostruito degli Wildcats che è costato poco meno di 1 miliardo di dollari. In secundis l’arrivo come offensive coordinator di un veterano come Chip Kelly, in arrivo da Ohio State, che potrà lavorare con un QB interessante – anche se, per il momento deludente – Aidan Chiles. Nella QB room di NW è presente anche il figlio dell’head coach di Ohio State Ryan Day, R.J. Day. La difesa ha una buona qualità ma scarsa profondità: se dovessere anche quest’anno subire molti infortuni il rendimento calerà parecchio rispetto alle aspettative.
Maryland è la squadra con la maggior returning production della conference (71%) e la seconda della nazione dietro alla sola Notre Dame. La squadra di coach Mike Locksley ritrova il QB Malik Washington e gran parte dei suoi playmaker sia in attacco che in difesa, tra cui la coppia di edge rusher Sidney Stewart – Zahir Mathis. Anche in questa offseason Maryland si è ben comportata sul recruiting, prendendo, tra gli altri, il 5 star defensive lineman Zion Elee, ma adesso è il momento di trasformare la qualità in risultati.
Michigan State per ricostruire ha scelto Pat Fitzgerald, un coach con buona esperienza che però, dopo un paio di stagioni lontano dai campi, sembra essere un po’ arrugginito sulle meccaniche del nuovo college football. Il QB sarà il sophomore Alessio Milivojevic, ma le uniche “certezze” di questa squadra sono: il running game – una discreta linea, molti RB presi dal portal tra cui Cam Edwards (da UConn) – e la secondaria, dove sono arrivati giocatori di buon livello. In generale le sensazioni su questa Michigan State non sono granché positive, ma occorre dare tempo a Fitzgerald.
L’obiettivo di Rutgers è chiaramente cercare di arrivare a un bowl: la squadra di coach Greg Schiano riparte dal ritorno della sua superstar, il WR KJ Duff. Oltre a lui le certezze sono pochine: il QB sarà Dylan Lonergan, in arrivo da Boston College, mentre il RB sarà Antwan Raymond. La difesa si fonda si molti transfer in arrivo dalle G6 conference o dalla FCS: pensare di poter dare una valutazione senza vedere questo reparto all’opera è impossibile.
Purdue è al secondo anno di rebuilding sotto l’head coach Barry Odom: le aspettative sono buone per questa stagione perché il lavoro dell’ex allenatore di UNLV pare essere iniziato con il piede giusto, anche se è appena all’inizio. Purdue è la squadra che investe meno nella Big Ten e che partiva nella stagione scorsa dallo zero assoluto: gli oltre 80 transfer che ha portato Odom in due stagioni stanno ridando credibilità ad un programma che è ancora lontano dal poter competere per le prime posizioni ma che perlomeno spera di togliersi quella nomea di “squadra materasso” della conference.
Giocatori da seguire
- Jeremiah Smith (WR, Ohio State)
- Dante Moore (QB, Oregon)
- Julian Sayin (QB, Ohio State)
- Carter Smith (OT, Indiana)
- Matayo Uiagalelei (LB, Oregon)
- Austin Siereveld (OT, Ohio State)
- Jamari Johnson (TE, Oregon)
- John Henry Daley (Edge, Michigan)
- A’Mauri Washington (DT, Oregon)
- KJ Duff (WR, Rutgers)
- Teitum Tuioti (Edge, Oregon)
- Trevor Lauck (OT, Iowa)
- Terry Moore (S, Ohio State)
- Koi Perich (S, Oregon)
- Charlie Becker (WR, Indiana)
- Kenyatta Jackson Jr (Edge, Ohio State)
- Jamari Sharpe (CB, Indiana)
- Andrew Sprague (OT, Michigan)
- Jyaire Hill (CB, Michigan)
- Nick Marsh (WR, Indiana)
- Luke Montgomery (OG, Montgomery)
- Anthony Smith (Edge, Minnesota)
- Bear Alexander (DT, Oregon)
- Kade Pieper (OG, Iowa)
- Marcus Neal Jr (S, Penn State)
- Jayden Maiava (QB, USC)
- Bryce Underwood (QB, Michigan)
- Dakorien Moore (WR, Oregon)
- Malik Washington (QB, Maryland)
- Nico Iamaleava (QB, UCLA)
- Greg Johnson (OG, Minnesota)
- Blake Frazier (OT, Michigan)




