NFL Preview 2026: Los Angeles Chargers

Dal loro trasferimento a Los Angeles una decina d’anni fa, i Chargers hanno vinto appena una partita ai playoff. Dopo quell’exploit contro i Ravens di un rampante Lamar Jackson e dopo aver frantumato un’occasione d’oro da 27-0 al 30-31 finale contro i Jaguars tre stagioni più tardi, la situazione è migliorata soltanto in parte. Certo, il disastroso 5-12 del 2023 è stato trasformato da Jim Harbaugh in una ben più soddisfacente doppietta da undici successi in regular season, ma le successive sfide ai playoff contro Texans e Patriots si sono concluse in disfatta, con appena 15 punti complessivi segnati, la miseria di 3 nella più recente di queste occasioni. La domanda, insomma, è sempre la stessa: riusciranno i Chargers a uscire definitivamente dal guscio e a diventare una tra le protagoniste assolute in AFC?

OFFENSE

Non è semplice tratteggiare il profilo di Justin Herbert. Il quarterback, rispetto alle sfavillanti prime due annate in NFL da 31 e 38 touchdown pass, non ha poi più superato quota 25 fino alla passata stagione, pur fermandosi a 26. Rispetto ai 10 intercetti complessivi nelle 30 partite tra 2023 e 2024, però, il numero dei turnover è risalito eccome fino a 13 nella scorsa campagna, con addirittura 54 sack subiti, a cui sommarne altri 6 nella sola partita di post-season contro New England, a fronte di appena 159 passing yard totali, senza scossoni. Non può essere soltanto colpa di Herbert insomma, quanto più anche dei gravi infortuni che hanno colpito Rashawn Slater, prima di Week 1, e Joe Alt, dopo meno di 300 snap giocati, impedendo loro di presentarsi come la coppia di tackle offensivi più prestante della Lega. Ci sarà occasione da settembre e a far loro compagnia si sono aggiunti il centro Tyler Biadasz dai Commanders e il talentuoso Jake Slaughter dal secondo giro del Draft, nella speranza che i free agent Cole Strange e Kayode Awosika, o eventualmente i rookie da sesto giro Alex Harkey e Logan Taylor, possano dare un contributo significativo.

Per il resto, il reparto ha tutto da dimostrare, soprattutto dopo la più recente disastrosa prestazione ai playoff. I problemi fisici hanno frenato il rookie Omarion Hampton, scelto al primo giro nel Draft 2025, a 124 portate, in cui ha collezionato 4.4 rushing yard di media e 4 touchdown, mostrando sprazzi di enorme qualità. Tra i ricevitori, nessuno è andato oltre le 789 yard di un Ladd McConkey comunque in calo, 12 di media in 66 ricezioni, valse 6 giri in end zone e 8 giocate da almeno 20 yard, ma anche 40 target mancati, a cui sommare i 41 di Keenan Allen, ancora free agent dopo 777 yard e 4 touchdown in 81 ricezioni nella scorsa stagione. Quentin Johnston ha confermato la propria crescita ed è salito a 735 yard con ben 8 touchdown e 13 giocate da almeno 20 yard, mentre è stato d’impatto il contributo del tight-end Oronde Gadsden, rookie da 664 yard, 11 giocate da almeno 20 yard e 3 touchdown in sole 49 ricezioni. Ad ampliare le rotazioni nel ruolo sono arrivati Charlie Kolar dai Ravens e David Njoku, che in nove stagioni ai Browns ha sommato 34 touchdown. In attesa di capire se Tre’Harris saprà incidere sul lungo periodo, i presupposti affinché i Chargers possano alzare l’asticella in attacco ci sono, ma servirà qualcosa in più da parte di tutti.

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DEFENSE

A determinare se i Chargers potranno essere a tutti gli effetti una delle corazzate in AFC sarà soprattutto la difesa. Come sempre accade nelle squadre con il più giovane tra i fratelli Harbaugh al timone, è questo il reparto dominante e nel 2025 è stato quinto in NFL per total defense e pass defense, ottavo contro le corse avversarie e nono per punti totali concessi. Nelle sei partite giocate dopo la bye week, Los Angeles ha concesso al massimo 20 punti ai Texans, tenendo Eagles, Chiefs, Cowboys e Broncos sotto alla soglia e confermandosi poi nei playoff, dove Drake Maye e compagni hanno festeggiato appena un touchdown e 16 punti totali. La dolorosa partenza di Odafe Oweh in free agency è stata velocemente riassorbita con il promettente Akheem Mesidor, prospetto da 12.5 sack e 17.5 tackle for loss nell’ultima stagione di college a Miami. Mesidor potrà seguire il fenomenale esempio di Khalil Mack, che ha toccato quota 113 sack in carriera dopo i 5.5 della scorsa stagione, e avrà al suo fianco giocatori di enorme impatto come Daiyan Henley, 103 tackle, 3.5 sack, 5 pass deflected e 2 intercetti, e, soprattutto, Tuli Tuipulotu, esploso a quota 20 tackle for loss e 13 sack.

A dare man forte a Teair Tart e Jamaree Caldwell in linea, poi, è arrivato Dalvin Tomlinson dai Cardinals, che spera di poter riscattare una stagione non così entusiasmante ad Arizona. Praticamente tutto confermato anche in secondaria, dove il playmaker è sempre Derwin James, autore di 94 tackle, 6 tackle for loss, 2 sack, 7 pass deflected e 3 intercetti in una stagione in cui ha concesso in media 9.5 yard per ricezione e ha fermato il passer rating dei quarterback affrontati a un misero 68.4. La safety è lo specchio perfetto di un reparto difensivo solido, versatile e sempre pronto alla giocata per incidere nella partita. Non solo James, però, perché anche Donte Jackson e Tony Jefferson hanno lasciato il segno nell’annata appena trascorsa, l’uno con 12 e l’altro con 7 pass deflected ed entrambi con ben 4 intercetti. Senza dimenticare un altro pezzo di valore come Cam Hart, 11 pass deflected e 1 intercetto, mentre ci si attende obbligatoriamente un salto di qualità da Elijah Molden, reduce da un 2025 parecchio deludente.

SPECIAL TEAM

Peccato che nella categoria non sia prevista una valutazione, perché i Chargers andrebbero vicini alla perfezione. Il loro kicker, Cameron Dicker, ha centrato i pali in 38 occasioni su 41 tentativi, stabilendo il proprio minimo in carriera… con il 92.7%! Qualche incertezza in più rispetto al passato c’è stata, compreso il primo field goal sbagliato su 39 tentativi totali entro le 40 yard, ma il 17/19 complessivo oltre le 40 yard e i 34 extra point infilati su 35 dimostrano l’eccezionalità di Dicker. Niente male anche la regular season di JK Scott, che ha toccato una media di 47.8 yard nei 60 punt tentati e li ha infilati entro le 20 yard avversarie con una precisione del 38.3%, risultando tra i più efficienti nel ruolo in NFL. Ad occuparsi di riportare il pallone saranno il già noto Derius Davis per i punt e il nuovo arrivato da Baltimore, Keaton Mitchell, per i kickoff.

COACHING STAFF

Jim Harbaugh è senz’altro uno tra gli head coach più conservativi della Lega, ma in carriera in regular season ha vinto 66 partite su 98 e un motivo ci sarà. Le ultime due brucianti sconfitte ai playoff saranno state tutt’altro che gradite, però, da chi come lui ha portato i 49ers fino al Super Bowl, prima di scrivere la storia al college con Michigan. Il focus sulla difesa resta assoluto, ma i Chargers devono essere protagonisti anche in attacco e a guidare il reparto è arrivato Mike McDaniel, dopo quattro stagioni e 35 vittorie da capo allenatore dei Dolphins. Il ruolo a Miami era arrivato dopo che McDaniel aveva rapidamente scalato le gerarchie degli assistenti offensivi ai 49ers e la sua enorme competenza nell’ambito è pronta a riconfermarsi anche a Los Angeles. Qualche incognita in più per Chris O’Leary, che avrà il delicato compito di sostituire Jesse Minter, volato ai Ravens da head coach, nel ruolo di defensive coordinator. O’Leary è alla prima esperienza a questo livello, ma, avendo lavorato spesso a stretto contatto proprio con Minter, è la scelta più logica per provare a proseguire sul percorso tracciato dal suo predecessore.

Record previsto: 10-7

Quello sulla prossima regular season dei Chargers è un pronostico complicato: le carte in regola per salire in cattedra in AFC ci sono tutte, soprattutto nella roboante difesa, ma l’attacco dovrà tornare a carburare fin da subito e i nuovi coordinator agli ordini di Harbaugh dovranno far volare i rispettivi reparti oltre i loro limiti.

I nostri voti

Offense - 7.5
Defense - 8
Coaching Staff - 8

7.8

Quale futuro per i Los Angeles Chargers? Le carte in regola per salire in cattedra in AFC ci sono tutte, soprattutto nella roboante difesa, ma le incognite non mancano.

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Alessio Salerio

Scopre il football nella notte dell'upset di Phoenix del 2008, se ne innamora quattro anni dopo grazie ai medesimi protagonisti. Ideatore della rubrica "Colori, episodi, emozioni", negli anni cambiata di nome, non nella sostanza.

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