Sono passati dieci giorni dall’Italian Bowl weekend di Ferrara dove si sono disputate le finali di IFL, IFL2 e 9FL.
Huddle Magazine era presente sia in veste di media partner che con diversi collaboratori che hanno avuto un ruolo nella tre giorni della finale; abbiamo voluto chiedergli un pensiero su cosa è stato l’Italian Bowl per loro.
Dario Alfredo Michielini (commentatore IFL LIVE)
Possono essere due dei miei (molteplici) difetti. Però in primo luogo non riesco mai a fermarmi a quello che sto vivendo, ma mi spingo a teorizzare il futuro. Inoltre, non uso mezze misure. Dopo l’Italian Bowl a Ferrara, quindi, posso affermare una cosa con la certezza che il secondo difetto mi garantisce: andiamo sempre nel capoluogo estense! La posizione dello stadio è per me stata una sorpresa, graditissima. Molto vicino a tutto, compresi vari luoghi di intrattenimento cittadini, che hanno garantito agli spettatori un coinvolgimento anche indipendente dalle partite. Vicina a Bologna, a Milano, a Firenze, a Parma. A proposito di Parma e Firenze, bello l’Italian Bowl, ennesima dimostrazione che a queste latitudini ci si può divertire facilmente a patto che sulle sideline ci siano allenatori del livello di Bocci e Michitti. Sul lato emozionale devo ammettere che al, non saprei, decimo Italian Bowl, si gode più di un evento familiare che di una eccellente partita di football. Come se fosse un appuntamento consolidato più che una opportunità. Sarà la mescola di nuovi orizzonti e soliti amici, di nuovi “capi” e vecchi collaboratori. Permane la sensazione che l’ineluttabilità dell’Italian Bowl per chi come noi crede nel prolato anche italiano sia più forte delle sensazioni di stanchezza e insicurezza che molte dinamiche spesso sottolineano.
Massimo Foglio (Responsabile Settore Nazionale Statistiche FIDAF)
Il mio Italian Bowl Weekend può quasi essere paragonato ad un “ritiro spirituale”. Per la prima volta, avendo ormai reso tutto disponibile on line in tempo reale, non abbiamo più la necessità, come SNS, di stare a contatto con la tribuna stampa ed i giornalisti/commentatori. Qualunque essere senziente dotato di pollice opponibile poteva consultare il nostro lavoro on line con un dettaglio che, giocoforza, non potevamo fornire con le tradizionali stampe cartacee.
Questo piccolo particolare, ha fatto sì che potessimo piazzare la nostra postazione sulla tribuna opposta, lontano, quindi, dalle trombette e dall’assordante musica che non ha mollato un attimo per tutte e tre le partite e che ci avrebbe reso davvero molto difficoltoso il nostro lavoro. Un’oasi di pace e tranquillità dove non era necessario urlare per parlarsi e che ha reso il nostro lavoro molto più semplice.
L’atmosfera, quindi, l’ho vissuta per quei quindici minuti che sono stato sotto la tribuna per le premiazioni, ma devo dire che è andata bene così. Da lontano tutto è sembrato perfetto (musica a parte, eh? Quella è un grosso no, comunque), lo stadio adatto a questo tipo di manifestazioni, molto raccolto, con le tribune vicine al campo e lo spettacolo in campo degno del contorno.
Siamo ormai un movimento molto autoreferenziale, siamo sempre gli stessi ovunque tu vada e qualsiasi tribuna tu frequenti, per cui abbiamo celebrato il finale di stagione “in famiglia” anche questa volta, ma l’impressione è che sia stata una delle migliori edizioni degli ultimi anni (ad esclusione delle due di Toledo, ovviamente).
Alberto Cantù (commentatore IFL LIVE)
La mia personale diapositiva dall’Italian Bowl di Ferrara l’ho scattata ancora prima del kickoff, durante l’ingresso in campo dei Parma Panthers. Il giocatore che regge la storica targa “Play like a Panther”, quella toccata da tutti i giocatori emiliani prima dell’ingresso in campo, ha il numero 88 e si chiama Dario Zatti. Credo non scendesse in campo in tenuta da gioco dallo scorso 6 Marzo. Ricordo molto bene quella domenica perché ero al commento della partita quando Zatti andò a terra dopo uno scontro con un giocatore dei Marines e non si rialzò più. Seguirono prima attimi e poi minuti di un silenzio carico di sgomento, scioltisi solo con l’arrivo di buone notizie dall’ospedale. Fortunatamente Dario Zatti si è ripreso e così, anche se da allora non ha potuto dare il suo contributo in campo, ha offerto ai suoi compagni un esempio di passione e coraggio da seguire durante i quattro quarti di gioco. Quattro quarti che sono stati stracolmi di football, dei touchdown di Stola e di Titi Mpoko, degli intercetti di Montaresi e Banks, di tutto uno spettacolo che semplicemente non esisterebbe senza la passione che porta i giocatori a rischiare grosso. Ragazzi che non vivono con il football, ma di sicuro vivono per il football e per i quali la ricompensa principale è comunque l’amore per il gioco. Se possiamo stropicciarci gli occhi davanti a partite come quella dello scorso sabato lo dobbiamo in primis alla loro passione, quindi non dimentichiamoci di onorare il loro coraggio.
Giovanni Ganci (Direttore Huddle Magazine)
Cominciamo dallo stadio: perfetto. Il Mazza di Ferrara è il posto ideale dove disputare una finale di football americano con la tribuna a ridosso del campo di gioco con vista perfetta sulla partita. Intelligente anche non disperdere gli spettatori e concentrarli tutti nella tribuna principale, un ottimo colpo d’occhio anche se lontano dai 2mila spettatori totali tra le due partite del sabato. Concordo con Massimo, alla fine questo evento serve proprio per ritrovare dopo un anno amici e conoscenti che non si vedevano dall’anno precedente, non si riesce ad uscire dalla bolla prolata (scusate il termine), ma credo che ci sia poco da imputare a chi organizza l’evento. L’ultima finale della massima serie con tanta gente che io ricordi è stata quella di Sesto San Giovanni nel 2019 con credo 3000 spettatori presenti, ma, con onestà intellettuale, andrebbe fatta la tara della presenza dei Seamen in finale, ma torniamo al presente. Campo ok, tribuna ok, probabilmente qualche stand dove acquistare bere e mangiare in più avrebbe aiutato nello smaltire le code, 2,5 euro per mezzo litro d’acqua sono veramente tante, ma non credo sia diverso in ogni altro evento in giro per la penisola. Ottimo il commento di M;atteo Gandini per lo stadio, mai invadente e fondamentale per aiutare quelli che non hanno familiarità con questo sport e personalmente ho anche apprezzato lo spazio sonoro che ha riempito le pause togliendo il silenzio che di solito accompagna le partite, forse qualche decibel in meno avrebbe reso tutto meno fastidioso.
Foto di copertina di Manuela Pellegrini




