Dal premio di Head Coach of the Year, in una regular season conclusa con nove vittorie, con la qualificazione ai playoff e con la successiva la vittoria nel Wild Card Game contro i Vikings, alle nove complessive nelle seguenti due annate: era evidente quanto sarebbe stato un 2025 da dentro o fuori per Brian Daboll. E per il futuro dei Giants, nuovamente ripiombati nell’anonimato e quindi attesi a un’inattesa redenzione o all’ennesima ricostruzione.
COME DOVEVA ANDARE…
Il roster appariva dotato della giusta dose di talento per migliorare rispetto alle misere tre vittorie della regular season precedente. Un calendario proibitivo, però, poneva New York di fronte alla più verosimile possibilità di restare ben al di sotto rispetto alla soglia del 50% di successi e, di conseguenza, di dover abbandonare ben presto il treno verso i playoff. Nonostante ciò, però, una crescita era pronosticatile, ma soprattutto che i tanti giovani di buon livello inseriti dai recenti Draft potessero iniziare a lasciare un segno importante. Questo e qualche vittoria a sorpresa potevano essere l’unica possibilità di salvezza per Daboll.
… E COME È ANDATA
Lo 0-3 iniziale è costato il posto di quarterback titolare a un Russell Wilson sul viale del tramonto e le successive due vittorie di prestigio contro Chargers ed Eagles, inframmezzate da un’inaspettata batosta contro i Saints, avevano provato a ridare speranza. La clamorosa rimonta subita dai Broncos e il 2-8 complessivo raccolto nelle prime dieci uscite, però, sono costate la panchina al capo allenatore e il successore, l’offensive coordinator Mike Kafka, ha festeggiato i soli successi finali contro Saints e Cowboys, dopo che la squadra era crollata a un 2-13 difficile da commentare. Inutile dire che non è bastato a salvare la faccia né a risollevare gli animi, ma, esattamente come nel 2024, i Giants hanno dimostrato di voler provare a onorare il campo fino a Week 18, anche a costo di perdere così l’accesso alla prima scelta al Draft.
COSA HA FUNZIONATO…
Come da diverse stagioni a questa parte, non è immediato articolare una risposta, anche se il reparto ha senz’altro ottime prospettive tra presente e futuro. Senz’altro, l’impatto di Dart è stato positivo, se è vero che, nonostante sia stato privato del talento cristallino di Malik Nabers per infortunio fin dai primissimi snap, ha battagliato per il titolo di Offensive Rookie of the Year, pur in un’annata assai povera in questo senso. Per il rookie da Ole Miss sono arrivate 2.272 passing yard con il 63.7% al lancio, 15 touchdown pass e soltanto 5 intercetti. Poche palle perse, abbinate ad appena 162.3 yard a partita, e alla sensazione che, con il roster al completo, il margine di crescita sia ampio. Anche perché, oltre a Nabers, limitato a 18 ricezioni per 271 yard e 2 touchdown in poco più di tre partite giocate, si è infortunato troppo presto anche Cam Skattebo, roboante nelle sue 410 rushing yard con 5 touchdown in 101 portate (4.1 di media), in appena otto presenze. Dart, per altro, ha aggiunto 487 yard e ben 9 touchdown su corsa che, sommate in particolare alle 740 con 2 touchdown di un ottimo Tyrone Tracy da 4.2 yard a portata, ha portato il totale del backfield a 2.195 rushing yard con 22 touchdown.
In entrambi i casi è il quinto miglior risultato nella scorsa regular season e nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il contributo di una offensive line in costante crescita di rendimento, oggi nella metà migliore tra i reparti della Lega. Il fenomeno assoluto è Andrew Thomas, che in 802 snap ha concesso appena 13 pressioni e 1 sack sul quarterback, ma anche Jermaine Eluemunor, 19 pressioni e 3 hit in ben 1.088 snap, pur con 4 sack, e il centro John Michael Schmitz possono considerarsi titolari di valore sul lungo periodo. Tra i wide receiver a fare la differenza, in assenza del già citato Nabers, è stato il solo Wan’Dale Robinson, che ha superato le 1.000 yard su ricezione (1.014) per la prima volta in carriera, con 14 giocate da almeno 20 yard, 11 di media nelle 92 giocate concluse e 4 touchdown. Non può definirsi negativa neppure la stagione da rookie di Theo Johnson, che ha ricevuto 45 volte su 74 target totali, un dato non così positivo per un tight-end, ma ha donato alla causa 528 yard e 5 touchdown, il numero più alto tra tutti i ricevitori di squadra.
La difesa, invece, ha vissuto una stagione con più ombre che luci. Discorso rinviato ai prossimi paragrafi per il pessimo rendimento contro le corse avversarie, ma anche al lancio i Giants hanno concesso parecchio, 3.908 yard con il 65% di completamento e 25 touchdown pass. I dati, nel complesso, rappresentano un rendimento nella media NFL, così come i 39 sack totali, in gran parte determinati da un Brian Burns stratosferico, autore di 67 tackle, 16.5 sack, 22 tackle for loss, 7 pass deflected e 3 fumble forzati. È stato lui il protagonista assoluto del reparto, accompagnato dal delizioso prospetto in ottica futura Abdul Carter, capace di una fantastica seconda parte di stagione e spintosi a 43 tackle, 4 sack, 7 tackle for loss, 2 fumble forzati, oltre a ben 66 pressioni in totale portate ai quarterback. In questo senso, si è fermato a 34 un fenomeno come Dexter Lawrence, che ha dato il suo contributo anche con 4 pass deflected e un intercetto. In secondaria i più positivi sono i cornerback Cor’Dale Flott, che ha concesso un passer rating di 72.8 e appena 12.6 yard di media per ricezione, con 11 pass deflected e un intercetto, e Andru Phillips, 12 pass deflected e 2 intercetti, ma anche 10 tackle mancati e 56 ricezioni concesse, e la safety Dane Belton, 120 tackle, 2 sack, 5 pass deflected, un intercetto e 3 fumble forzati.
…E COSA NON HA FUNZIONATO
In attacco, comunque, non tutto ha funzionato. A partire dalla scelta di Russell Wilson, costato 21 milioni di dollari per tre partite giocate da titolare in avvio di stagione, con 831 passing yard con il 58% al lancio, 3 touchdown pass, 3 intercetti e 10 sack subiti. Fortunatamente, i Giants erano debitamente coperti alle sue spalle, anche se neppure Jameis Winston ha convinto a pieno come backup, considerando che le sue 567 yard sono arrivate con il 56% al lancio, 2 touchdown pass e 2 intercetti. Nessuno dei due ha aggiunto un contributo dignitoso su corsa e, a tal proposito, sono ampiamente scese anche le quotazioni di Devin Singletary, che ha tenuto una deludente media di 3.7 yard a portata in 119 tentativi e aggiunto appena due giocate da almeno 20 yard, pur con 5 touchdown. Non tutti hanno brillato in linea offensiva, anzi i Giants hanno mancanze evidenti tra le guardie. A sinistra Jon Runyan ha concesso 31 pressioni, 5 hit e 2 sack, ma la situazione è critica soprattutto a destra, dove il titolare sarebbe Jake Kubas, che non ha giocato alcuno snap nella scorsa stagione al pari della cocente delusione Evan Neal, settima scelta assoluta al Draft nel 2022 e mai realmente incisivo fin qui.
Greg Van Roten, reduce da una deludente annata, è attualmente free agent e il solo Lucas Patrick, arrivato senza grandi pretese dai Bengals, non può bastare a colmare il vuoto, in attesa del Draft. Tra i ricevitori, è arrivata la quarta stagione consecutiva in calo di rendimento per Darius Slayton, che ha raccolto appena 37 ricezioni su 63 target totali, con 538 yard e un solo touchdown, il dato più basso in carriera. Poco cercato il tight-end Daniel Bellinger, che ha sommato soltanto 19 ricezioni, 286 yard e 2 touchdown, ma in 26 target era difficile chiedere di meglio. Parlando di ricevitori, una tra le statistiche più deludenti sono le sole 21 volte in cui hanno varcato la end zone, il nono peggior dato nella Lega, ma deve migliorare anche il dato relativo ai soli 160 primi down ottenuti con questa modalità.
Da rivedere, sotto tantissimi aspetti, il rendimento difensivo. New York ha totalizzato il secondo numero più alto in termini di rushing yard concesse, alle spalle dei soli Bengals (2.500), con la bellezza di 2.470, ed è stata la peggiore per yard per portata, ben 5.3 di media. Anche i 21 rushing touchdown subiti sono tantissimi, soprattutto a fronte di soli 4 fumble forzati, uno dei quali riportato in touchdown. Nel 28.2% dei casi le corse hanno fruttato un primo down. Come anticipato, però, non sempre quanto fatto per arginare i quarterback avversari è stato sufficiente e, in questo senso, i 9 intercetti di squadra sono stati il nono peggior risultato in NFL. Nonostante la bellezza di 143 tackle, Bobby Okereke finisce nel registro dei cattivi, perché appena 2 di questi hanno portato a perdita di yard, con un solo sack. Positivi, se non altro, i 6 pass deflected con 2 intercetti. Restando nel front seven, non hanno convinto neppure Roy Robertson-Harris, autore di appena 35 tackle e 21 pressioni in totale in 627 snap giocati, e Kayvon Thibodeaux, che ha visto ridursi le possibilità per infortunio, ma non è andato oltre i 25 tackle con 2.5 sack. In secondaria, non mancano le note stonate, a partire dalla safety Tyler Nubin, che ha lasciato per strada 15 tackle mancati e 27 ricezioni, ma soprattutto un passer rating altissimo di 119.5 ai quarterback affrontati. Restando nel reparto, anche Jevon Holland non ha brillato, con 14.6 yard di media concesse per ricezione, al pari dell’altro nuovo arrivato, il cornerback Paulson Adebo, 11.1 yard di media nelle ben 48 ricezioni lasciate agli avversari. Si conferma impresentabile, purtroppo, anche il cornerback Deonte Banks, che ha concesso 26 ricezioni a 12.8 yard di media, ma soprattutto un passer rating devastante di 149.7.
E ADESSO?
L’attacco è stato puntellato con innesti importanti in sede di free agency, con le aggiunte di Darnell Mooney e Calvin Austin tra i wide receiver e di Isaiah Likely come tight-end titolare. Mancherebbe soltanto una guardia titolare a destra, che potrebbe rappresentare la scelta al primo giro al Draft, per completare l’opera. Tra i prospetti in arrivo dal college, senz’altro servirà maggiore profondità sia in linea difensiva, a maggior ragione se l’affaire Lawrence dovesse chiudersi con una trade che lo porti altrove, che tra i cornerback, anche se l’innesto di Greg Newsome potrebbe mettere una pezza. Per il resto, il colpaccio i Giants l’hanno fatto assicurandosi John Harbaugh nel ruolo di head coach. Dopo le 180 vittorie in 293 panchine ai Ravens, con altre 13 su 24 apparizioni in post-season e il Super Bowl XLVII messo in bacheca, Harbaugh arriva nella Grande Mela con le migliori prospettive di un roster giovane, di talento e pronto a esplodere, dopo tante, troppe stagioni trascorse nell’oscurità.




