Uno sguardo al 2025: Los Angeles Rams

La stagione 2025 dei Los Angeles Rams si è chiusa a un passo dal traguardo massimo: sconfitta 31-27 a Seattle nel Championship della NFC contro i futuri vincitori del Super Bowl, i Seahawks, al termine di una partita equilibrata e decisa da pochi episodi. I Rams hanno chiuso la regular season con un record di 12-5, secondi nella NFC West dietro proprio a Seattle e quinti nel seeding NFC, ma con la miglior offense della lega per punti segnati e una differenza punti di +172 a testimoniare una squadra di altissimo livello. A trascinare il gruppo è stato Matthew Stafford, protagonista di una stagione storica: leader NFL per yard (4.707) e touchdown su passaggio (46) e premiato con il titolo di NFL MVP all’età di 38 anni, il primo della sua carriera.

COME DOVEVA ANDARE…

Alla vigilia del 2025 l’aria attorno ai Rams era quella di una contender, ma non unanimemente indicata come favorita assoluta in NFC. Le previsioni di Pro Football Focus assegnavano alla squadra di Sean McVay un totale vittorie atteso di 9,5 dopo un 2024 chiuso 10-7 e con eliminazione al Divisional Round, sottolineando come il vero punto di forza dovesse essere il reparto ricevitori ma con qualche perplessità sulla protezione del quarterback. Alcune analisi di inizio offseason collocavano l’attacco dei Rams fuori dalla top 10, evidenziando i dubbi sull’età di Stafford, sull’addio a Cooper Kupp e sull’adattamento immediato di Davante Adams nel sistema McVay.

Anche lato difensivo le aspettative erano miste: il fronte guidato dal giovane edge rusher Jared Verse prometteva pressione costante, ma le statistiche avanzate previsionali come quelle di Pro Football Network proiettavano la difesa complessiva nei bassifondi della lega, con particolare allarme per secondaria e linebacker dopo anni di investimenti concentrati soprattutto sull’attacco. I bookmaker, però, non sottovalutavano il “fattore McVay–Stafford”: le quote Super Bowl collocavano i Rams nella fascia delle outsider di lusso, con possibilità di qualificazione ai playoff fortemente positive, a conferma di un’aspettativa diffusa di rivederli a gennaio.

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…E COME È ANDATA

Il campo ha raccontato una storia ancora più ambiziosa delle previsioni: i Rams hanno chiuso 12-5, con il miglior attacco della NFL per punti (30,5 a partita) e 518 punti complessivi, primo posto anche per yard guadagnate per giocata e differenza punti secondo solo a Seattle. L’attacco di McVay è passato dal 15° posto in EPA/play nel 2024 al primo nel 2025, compiendo uno dei salti di qualità più evidenti dell’intera lega. Gran parte delle cinque sconfitte è arrivata in volata, con margini ridottissimi: quattro ko in regular season sono arrivati per complessivi 14 punti, spesso dopo aver comandato nel punteggio a lungo.

Il turning point negativo della corsa al seed numero 1 è stato il crollo di Week 16 al Lumen Field, quando i Rams hanno dilapidato un vantaggio di 30-14 nell’ultimo quarto contro i Seahawks, perdendo 38-37 in overtime in una gara segnata da decisioni arbitrali controverse, errori negli special team e una difesa incapace di chiudere la porta nel momento decisivo. Quella sconfitta è costata la NFC West e il diritto di ospitare la finale di conference, obbligando Los Angeles a un percorso interamente in trasferta ai playoff.

Ai playoff, però, i Rams hanno confermato il loro status di squadra d’élite: vittoria 34-31 sul campo dei Carolina Panthers nel Wild Card Round e successo 20-17 all’overtime nel gelo di Chicago contro i Bears nel Divisional Round, entrambi guidati da Stafford e da un attacco capace di trovare big play nei momenti cardine. Il sogno Super Bowl si è infranto ancora a Seattle, in un NFC Championship in cui Los Angeles è rimasta in partita fino all’ultimo drive, ma ha pagato a caro prezzo l’ennesimo errore degli special team – il punt muffato di Xavier Smith trasformato in touchdown immediato dai Seahawks – e qualche amnesia difensiva nei finali di tempo.

COSA HA FUNZIONATO…

Il primo pilastro del 2025 è stato un attacco semplicemente devastante. I Rams hanno guidato la NFL per punti segnati e per yard totali, combinando il secondo miglior passing game per yard a partita (276,9) con un gioco di corsa solido, settimo per yard a gara (126,6) e con 4,6 yard di media per portata. L’efficienza complessiva è stata fotografata dall’enorme miglioramento in EPA per giocata: +0,113 rispetto al 2024, quinto miglior salto della lega secondo PFF, grazie alla regia di McVay, a un piano gara sempre più esplosivo e alla crescita di una linea offensiva trasformata da punto interrogativo a certezza.

Matthew Stafford ha firmato la miglior stagione della sua carriera: 65% di completi, 4.707 yard, 46 touchdown e appena 8 intercetti, primo in NFL per yard e TD pass, con una striscia da record di 28 touchdown consecutivi senza intercetti e nove partite con almeno tre TD e zero pick. Non sorprende che abbia conquistato sia il premio di MVP dei giornalisti di PFWA sia, soprattutto, l’NFL MVP ufficiale, diventando il terzo giocatore dei Rams a vincerlo dopo Kurt Warner (2 volte) e Marshall Faulk.

Il supporting cast offensivo è stato all’altezza del suo quarterback. Puka Nacua ha chiuso come leader NFL per ricezioni (129) e yard ricevute (1.715), aggiungendo 10 touchdown e formando con Davante Adams una coppia di wide receiver 1A/1B quasi impossibile da contenere sul perimetro. Il gioco di corsa, con Kyren Williams e il supporto di Blake Corum, ha dato equilibrio, mentre la linea Alaric Jackson–Steve Avila–Coleman Shelton–Kevin Dotson–Rob Havenstein (e Warren McClendon Jr. quanfdo Havenstein si è infortunato) è stata una delle migliori della lega nel limitare la pressione: solo 22 sack subiti da Stafford, sack rate al 3,8% e la combinazione titolare leader NFL con un pressure rate combinato del 22%.

Anche la difesa ha avuto punti di eccellenza, in particolare nel front seven. Jared Verse ha confermato di essere un sostituto più che credibile dell’era Aaron Donald, chiudendo la stagione con 80 pressioni totali, 8 sack e una grade PFF complessiva di 83,9, undicesimo tra tutti gli edge defender NFL. Nel complesso la difesa dei Rams è stata decima in punti concessi (346 in 17 partite), con una run defense da top 12 di lega e una pass defense che, pur non d’élite, ha fatto un deciso passo avanti rispetto alle annate precedenti.

…E COSA NON HA FUNZIONATO

Se i numeri complessivi della difesa sono stati positivi, la cronaca delle partite racconta una storia più sfumata: i Rams hanno faticato in maniera sistematica a chiudere le gare quando avevano già costruito un margine rassicurante. Analisi avanzate sulle partite finite con una segnatura di differenza, mostrano come la difesa di Los Angeles fosse al suo peggio proprio quando la win probability superava il 75%, con tre sconfitte arrivate dopo essere stati in vantaggio di almeno 16 punti. Il crollo di Week 16 a Seattle, con il 30-14 di inizio quarto periodo trasformato in 38-37 Seahawks all’overtime, è diventato l’emblema di un reparto incapace di mantenere la stessa aggressività quando la partita sembrava in controllo.

La secondaria, già indicata alla vigilia come punto debole, ha retto a tratti ma è crollata nei momenti chiave della stagione. Già nelle preview estive, Pro Football Network collocava la difesa dei Rams tra le peggiori della NFL, sottolineando la mancanza di investimenti pesanti in cornerback dopo la cessione di Jalen Ramsey. La stagione ha confermato almeno in parte questi timori: contro quarterback d’élite o in scenari di rimonta avversaria, i cornerback di Los Angeles hanno spesso faticato a tenere la coperta lunga, come testimoniato dalle rimonte subite da Eagles, Panthers e soprattutto Seahawks in più occasioni.

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Il secondo grande tallone d’Achille sono stati gli special team. Già in stagione regolare errori su ritorni, calci e coperture avevano contribuito alle rimonte subite, al punto da costare il posto al coordinatore special team Chase Blackburn a dicembre. Nel Championship di Seattle, il copione si è ripetuto: sul 17-13 per i Seahawks a inizio terzo quarto, il muffed punt di Xavier Smith ha regalato palla sulle 17 ai padroni di casa, trasformata immediatamente nel touchdown del 24-13, un colpo psicologico enorme in un contesto già ostile. In una partita decisa da un possesso, quel singolo errore ha avuto un peso specifico enorme sulla stagione.

Infine, pur con una linea dominante quando al completo, la profondità in linea offensiva e tra i ricevitori si è rivelata un tema. Infortuni di breve periodo a Davante Adams e a elementi chiave della line – come Steve Avila e Alaric Jackson – hanno fatto emergere quanto il livello cali quando la combinazione titolare non è in campo, con un aumento evidente di sack e pressioni e un attacco meno fluido contro difese fisiche come quelle di Eagles e Seahawks.

E ADESSO?

L’offseason 2026 ha confermato la filosofia dei Rams: con Stafford fresco di MVP e deciso a tornare in campo a 38 anni, la finestra per il titolo è apertissima ma non infinita, e la dirigenza ha scelto ancora una volta la via dell’aggressività. Nella conferenza di fine stagione, il GM Les Snead ha dichiarato che, con Stafford disposto a tornare, l’obiettivo è “massimizzare il tempo che abbiamo con lui”, sottolineando come stagioni di questo livello siano numericamente limitate e vadano sfruttate al massimo. Sul piano contrattuale, il quarterback è legato ai Rams da un accordo che prevede 40 milioni di dollari di stipendio nel 2026 e un complesso sistema di opzioni/void years fino al 2030, a conferma dell’impegno economico della franchigia ma anche della necessità di capitalizzare subito il suo livello di gioco.

I movimenti di mercato sono stati in pieno stile “all-in”. Il colpo principale è la trade con i Kansas City Chiefs per Trent McDuffie: per ottenere il corner All-Pro, i Rams hanno ceduto la pick 29 del primo giro 2026, una scelta al quinto e una al sesto round dello stesso draft più una terza del 2027, un pacchetto pesantissimo che ricalca la filosofia “Fuck them picks” degli anni del titolo. McDuffie, due volte All-Pro nei suoi anni a Kansas City, va a coprire la lacuna più evidente del roster, dando a Los Angeles un vero CB1 in grado di reggere i duelli con i top receiver della conference e alzare immediatamente il livello della secondaria.

Accanto a McDuffie, i Rams hanno blindato il cuore della secondaria confermando Kam Curl con un’estensione triennale da 36 milioni e mettendo sotto contratto Jaylen Watson, altro ex Chiefs, con un accordo triennale da 51 milioni che completa un reparto cornerback finalmente profondo e talentuoso. Sono arrivate anche firme mirate sugli special team (il long snapper Joe Cardona, il kicker Harrison Mevis confermato, il linebacker Grant Stuard) e in linea offensiva con il veterano David Quessenberry per aggiungere esperienza e profondità.

Sul fronte uscite, i Rams hanno perso alcuni cornerback di rotazione come Cobie Durant e Roger McCreary, oltre al wide receiver Tutu Atwell, segnale di una chiara scommessa sulla nuova struttura difensiva e su un nucleo offensivo consolidato attorno a Nacua, Adams e Williams. Non sono mancate le voci di trade clamorose: Los Angeles ha discusso con Philadelphia un possibile scambio per A.J. Brown e ha persino valutato l’idea di muovere Davante Adams, prima di decidere di trattenere il veterano e mantenere intatto uno dei reparti ricevitori più temuti della NFL.

In chiave draft, nonostante il pesante esborso per McDuffie, i Rams mantengono una presenza importante al primo giro grazie alla pick 13 ottenuta in precedenza in uno scambio con Atlanta, oltre a scelte al secondo e terzo round. I mock draft più recenti convergono sull’idea che Los Angeles possa usare la 13 per rafforzare ulteriormente la linea offensiva con un tackle del futuro o aggiungere un altro playmaker offensivo – ricevitore o tight end – per massimizzare il valore dell’ultima finestra di Stafford, mentre in day 2 potrebbero arrivare depth in linea, linebacker e un quarterback da sviluppare dietro al veterano MVP.

Il messaggio, però, è chiaro: dopo una stagione chiusa a un possesso dal Super Bowl e con l’MVP della lega ancora al comando dell’attacco, i Rams si presentano al via del 2026 nuovamente in modalità “all-in”. L’investimento massiccio su McDuffie, i rinnovi pesanti in secondaria, la cura maniacale per la linea offensiva e le voci costanti su possibili ulteriori colpi nel reparto ricevitori sono sintomi di una franchigia pronta a spingere tutte le fiches al centro del tavolo finché Stafford indosserà il numero 9 a Los Angeles.

Con un attacco già oggi tra i migliori della NFL, una difesa rinforzata nei punti deboli e un front office che non teme di sacrificare scelte future pur di aggiungere talento immediato, il 2026 si profila come forse l’ultima, grande corsa al titolo dell’era Stafford–McVay. Per i Rams, dopo la delusione di Seattle, l’obiettivo è uno solo: tornare al Super Bowl e chiudere il cerchio con un secondo Lombardi in cinque anni.

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Massimo Foglio

Segue il football dal 1980 e non pensa nemmeno lontanamente a smettere di farlo. Che sia giocato, guardato, parlato o raccontato poco importa: non c'è mai abbastanza football per soddisfare la sua sete. Se poi parliamo di storia e statistiche, possiamo fare nottata. Siete avvertiti.

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