Alla scoperta dei Firenze Red Lions

Due chiacchiere con Bart Iaccarino

Abbiamo intervistato Bart Iaccarino, fondatore e General Manager dei Firenze Red Lions, neonata franchigia che ha aderito alla AFLE, una delle leghe semi-pro presenti sul mercato europeo. Iaccarino è da oltre 15 anni che si dedica professionalmente al football americano.

Come nasce l’idea di creare una franchigia AFLE e quali sono i passi da compiere?

Prima di tutto, grazie per questa intervista e per lo spazio offertoci. L’idea nasce quando mi sono trasferito a Cecina, subito dopo essermi dimesso come GM dei Barcellona Dragons. Ricordo che eravamo con Tarchi, seduti al bar davanti all’aeroporto, di ritorno a casa in Spagna: è lì che nacque l’idea di creare una franchigia professionistica in Italia. In realtà l’idea esisteva già da tempo, ma finora non c’erano le condizioni per metterla in pratica. Abbiamo ancora molti passi da compiere. Dall’esterno forse non si percepisce, ma dietro le quinte ci sono già circa 20 persone che lavorano ogni giorno, da oltre due mesi, per costruire questa franchigia nel modo più professionale possibile.

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Com’è organizzata AFLE, cosa offre e cosa chiede per entrare a farne parte?

La AFLE, a differenza della ELF — della quale sono stato membro fin dal primo giorno — ha una trasparenza interna mai vista prima. La visione portata dall’owner Joel, ovvero lavorare insieme dal lunedì al venerdì e poi competere nei weekend, è stata un vero eye-opener per tutti.
L’armonia che si respira durante le riunioni, sia tra i GM sia tra le ownership, mi lascia ben sperare per la costruzione di un progetto unico.

Perché Firenze come città?

Firenze è un nome che si vende da solo: il prestigio, la cultura e la storia della città rappresentano un prodotto facilmente proponibile a livello globale. Inoltre, Firenze ospita circa 12.000 studenti americani per 10 mesi all’anno: saranno il primo target su cui punteremo per creare un game-day di alto livello.

Abbiamo visto accordi con IFL e IFL2: quali sono i rapporti con FIDAF?

Spero che con il tempo si possa arrivare a un allineamento generale per la crescita del football nel nostro paese, che dovrebbe essere l’obiettivo comune. Abbiamo già fatto accordi con la lega nel pieno rispetto delle realtà nazionali. Continueremo a costruire sperando di poterlo fare tutti insieme.

I Red Lions hanno organizzato un Evaluation Camp a fine aprile con la prima partita della stagione prevista il 30 maggio: basterà un mese per essere pronti?

Siamo un progetto under construction.
Sappiamo che ci sono società che hanno fatto investimenti e giocatori che hanno già preso impegni. Stiamo cercando di non “calpestare i piedi” a nessuno, per creare un piccolo ecosistema. Purtroppo non tutti la vedono così, ma credo sia solo una questione di timore.
Da maggio ci alleneremo tutti i giorni, cinque volte a settimana, sotto la guida di sette coach americani, con sessioni video quotidiane e team meeting dedicati alla correzione degli errori. Credo che con circa 25 allenamenti saremo in grado di costruire un team compatto e competitivo. Spero che col tempo si possa arrivare a un allineamento generale per la crescita del football in Italia, che dovrebbe essere l’obiettivo comune.

Cambio alla guida tecnica: ci saranno conseguenze?

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Capisco che siamo una nuova realtà e che finora non abbiamo comunicato molto, ma siamo in fase di costruzione e non comprendo questo “terrorismo mediatico”. Oggi, per un pugno di like, si scrive di tutto, ma spesso si tratta di disinformazione.
Coach Andrus ci ha informato del suo nuovo incarico il 26 marzo. Siamo contenti per lui e gli auguriamo di realizzare il suo sogno di allenare al Coliseum di Los Angeles cona la nazionale di flag. Subito dopo la telefonata ci siamo messi al lavoro per riorganizzare lo staff. Solo coach Mason, per un legame personale con Andrus, ha deciso di non continuare. Coach Shuey è stato promosso a Head Coach e Defensive Coordinator e ha fatto un lavoro incredibile. Lo staff che presenteremo nei prossimi giorni sarà tra i migliori mai visti in Italia.
Speriamo che i giocatori che vogliono mettersi alla prova e vivere quattro mesi dedicati al football valorizzino il livello tecnico e umano che stiamo costruendo, perché la nostra visione è sviluppare la franchigia attorno a loro.

Quali ricadute ti aspetti per il football europeo e italiano?

Bisogna fare qualcosa. Si può anche sbagliare, cadere e imparare, ma è necessario muoversi. Il football italiano è troppo ancorato al passato. Vedo troppe persone lamentarsi e criticare sui social invece di supportare questo sport. Siamo diventati una nicchia sempre più piccola e, senza un cambio di mentalità e l’ingresso di nuove persone, non vedo un grande futuro. Mi auguro che questo progetto, insieme all’arrivo della NFL in Italia, possa portare nuova linfa: bambini che giocano a flag e tackle e che rappresentino la nuova generazione — magari i prossimi Red Lions 😉

Il tuo parere sulla divisione in più leghe e sull’esperienza a Barcellona

Le due leghe devono trovare un modo per collaborare. Forse quest’anno era troppo tardi, perché ognuno aveva già preso la propria strada, ma in futuro sarà fondamentale unirsi per rafforzare il prodotto.
Barcellona è stata una grande esperienza: mi ha dato tanto, ma mi ha anche tolto molto.
Senza dubbio, il know-how acquisito in quei tre anni oggi mi permette di vedere questo progetto con occhi diversi.

(A cura di Giovanni Ganci e Massimo Foglio)

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Redazione

Abbiamo iniziato nel 1999 a scrivere di football americano: NFL, NCAA, campionati italiani, coppe europee, tornei continentali, interviste, foto, disegni e chi più ne ha più ne metta.

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