Uno sguardo al 2025: Buffalo Bills

I Bills da diverse stagioni hanno affiancato al proprio nome la qualifica di contender fissa. Onere ed onore per la franchigia di western New York che da ormai un lustro è stata fissa partecipante alle post seasons NFL ottenendo tuttavia solo l’accesso a due Championship. Bottino che per tutti, tifosi e non tifosi di Buffalo, è certamente considerato troppo modesto avendo under center quello che è da tutti come uno dei qb più forti della lega. Il primo arrivato nella stagione 2020, in epoca ormai remota, e con una franchigia ancora in fase di sviluppo delle proprie potenzialità unitamente ad un qb già dominante nel proprio ruolo ma ancora grezzo in termini di esperienza. Il secondo nel 2024, con ben altre aspettative e la maturità per superare l’ostacolo di sempre, i Kansas City Chiefs. Alla resa dei conti, Buffalo in quest’ultimo Championship, si è trovata più a combattere contro se stessa che contro gli avversari.

COME DOVEVA ANDARE…

Dopo il tracollo in quel di Kansas la stagione 2025 inizia con un solo obiettivo: superare il risultato dell’anno precedente che inevitabilmente corrisponde a raggiungere il grande ballo in quel di San Francisco. Per fare questo il percorso era già tracciato sulla carta nei vari step, ovvero vincere la divisione e potenzialmente affacciarsi alla postseason con la possibilità di giocarsi in casa quante più partite possibili dei playoff. Come tutti gli ultimi anni la situazione a cap dei Bills era tutt’altro che rosea e la richiesta che veniva fatta al management era garantire un roster competitivo per l’obiettivo da raggiungere. Fin da subito tuttavia le mosse messe in piedi in off season sono sembrate molto lacunose e poco incisive in termini di potenziale efficacia. Per non parlare della sottoscrizione di un paio di contratti, quelli di Ogunjobi e Hoecht, con giocatori su cui era pendente una squalifica per infrazione delle norme regolamentari. Alla fine le scelte adottate da Buffalo sono state quelle di affidarsi a numerosi veterani, cercando di mantenere a tutti i costi inalterato il cuore dello spogliatoio, soprattutto difensivo. Jordan Poyer e Tre’davous White né sono gli esempi lampanti. Quella che forse è stata l’unica vampata di una off season tutt’altro che convincente è stata l’acquisizione del pass rusher Joey Bosa con un contratto annuale. Decisamente poco per una franchigia che punta al Lombardy Trophy.

…E COME E’ ANDATA

Dopo una striscia vincente di 5 titoli divisonali i Buffalo Bills si sono visti soffiare lo scettro da parte dei New England Patriots, rivali di sempre, facendo accantonare fin da subito il primo obiettivo con cui ci si affacciava alla stagione 2025, ovvero giocare quante più partite di playoff in casa. Dopo un debutto con una vittoria pirotecnica nella season opener contro i Baltimore Ravens, la stagione si è trascinata tra alti e bassi alternando partite bellissime a prestazioni assolutamente indecorose e che inevitabilmente hanno palesato al mondo le lacune di un roster costruito in maniera assolutamente inadeguata per una squadra che ambiva ad inizio stagione al bersaglio grande. Le sconfitte con Atlanta e Miami alla fine sono state l’ago della bilancia per lasciare la Division ai Patriots, a cui è necessario aggiungere il totale immobilismo da parte del management alla trade deadline, quando chiunque era a conoscenza che un wr era il bisogno primario dei Buffalo Bills 2025. Alla fine arriverà, a stagione avviata alla sua conclusione, l’innesto di Brandin Cooks che si rivelerà efficace nelle partite finali di stagione.

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Troppo poco e troppo tardi per la franchigia di Buffalo che sarà protagonista essenzialmente in questi playoff 2025 della sola bella e solida vittoria sul campo dei Jacksonville Jaguars, seguita poi da un’ennesima uscita al Divisional in quel di Denver. Partita che tutti ricordano per quello che forse è l’episodio più controverso della stagione scorsa, l’intercetto su Brandin Cooks all’overtime, ma che i più attenti ricorderanno certamente per i numerosi errori commessi dai Bills sia in attacco che in difesa.

COSA HA FUNZIONATO…

Non si può certamente non partire dalle prestazioni del MVP in carica della NFL. Josh Allen ha continuato ad alimentare le proprie statistiche da futuro Hall of Famer con una stagione da 3.668 yard di passaggio per 25 TD pass e quasi il 70% di completi, cui si aggiungono 579 yard su corsa e ulteriori 14 TD. Numeri importanti e che ormai non creano più stupore nei confronti del qb ex Wyoming. Al fianco di Josh Allen non possiamo che citare e decantare le gesta di James Cook, rb che dopo un terzo anno assolutamente performante ha consolidato il proprio ruolo di assoluto playmaker per l’attacco Bills producendo una stagione da 1.621 yard su corsa e la bellezza di 12 TD rush. Il tutto a conferma che il rinnovo contrattuale, avvenuto dopo un po’ di mal di pancia tra management e giocatore nel corso della off season, è stato certamente la scelta corretta per tutti.

Alle prestazioni monumentali di James Cook vanno affiancate le solide conferme di Ray Davis, autore di 275 yard su corsa e Ty Johnson per ulteriori 200 yard on the ground, garantendo ai Bills il titolo di team rushing leader NFL per l’anno 2025 con una media di 159,6 yard a partita. Dopo qb e rb non può non essere citata la linea offensiva dei Bills. Il corpo si è visto confermato nella sua interezza dall’annualità 2024 all’annualità 2025 garantendo un importante punto di riferimento per il gioco di corsa e di passaggio dell’attacco guidato da Joe Brady. Anche se va indubbiamente riconosciuto che il picco di performance raggiunto nell’anno 2024 non è stato confermato nell’anno 2025. Annata certamente più difficile ma comunque sia sempre positiva per il reparto allenato da coach Kromer.

…E COSA NON HA FUNZIONATO

Un’annata che non va secondo le aspettative porta inevitabilmente con sé molte negatività. Le principali delle quali sono certamente da individuare in una difesa che per tutta la stagione non è stata in grado di fare la differenza, arrancando sulla passing defense e crollando miseramente sulla run defense per tutta la stagione. Infatti, con la bellezza di 2.315 yard concesse su corsa, i Bills si sono piazzati come la peggiore squadra tra quelle qualificate ai playoff. Non certamente il miglior biglietto da visita per una squadra che ambiva a fare grande strada nella post season 2025. Altro punto nevralgico e problematico dell’annualità 2025 è poi stato la completa assenza della pass rush. Basti pensare che i primi tre per numero di sack della stagione 2025 sono stati Rousseau con 7 sack, Bosa con 5 e Milano con 3,5. Prestazioni che da sole dettano la difficoltà con la quale la difesa ha performato per tutto il corso dell’anno 2025. Ma anche se i numeri difensivi delle statistiche dei Bills lasciano alquanto a desiderare, quello che più ha fatto la differenza in negativo è certamente stata la totale incapacità nel corso dell’anno di creare situazioni di vantaggio per la squadra. La difesa è apparsa per tutto il corso della stagione come passiva, attendista ed incapace di fare la differenza lasciando tutto sulle mani dell’attacco ed in particolare alle giocate del signore con la maglia n. 17.

Il lato offensivo non è stato immune da critiche, anche se certamente meno mercate, di quelle ascrivibili alla difesa. Un corpo ricevitori assolutamente inadeguato ha comportato la continua richiesta di giocate sensazionali da parte di Josh Allen che si è trovato spesso e volentieri a dover caricarsi sulle spalle il peso di un attacco che, seppur efficace sulle corse, è apparso prevedibile e non strutturato adeguatamente sul gioco di passaggio. Nessun giocatore si è minimamente avvicinato alla soglia delle 1.000 yard in stagione, ed il picco è stato toccato da Shakir con la pochezza di 719 yard totali che corrispondono a misere 42 yard a partita di media. Tutto il corpo ricevitori Bills ha guadagnato nel corso della stagione appena 2.107 yard, numero che già di per sé dà una dimensione chiara e lampante dell’inadeguatezza del reparto a roster se consideriamo che i Bills non hanno certamente tra le proprie fila un qb che non sa mettere per aria la palla. A tutte queste negatività, che già di per sé indicano in maniera chiara l’inadeguatezza di una squadra candidata al Lombardi Trophy ad inizio stagione, si aggiunge un’eccessiva mole di infortuni che hanno caratterizzato tutta la stagione dei Buffalo Bills con injury list che si sono viste popolare di nomi non solo in partite, ma anche in sedute di allenamento, generando forti perplessità sull’adeguatezza del metodo seguito dal coaching staff di Buffalo.

E ADESSO?

All’indomani della sofferta e cocente sconfitta al Divisional di Denver la proprietà ha preso la propria decisione di licenziare coach MvDermott, divenuto dopo 9 anni di onorato servizio e con il merito di aver riportato ai fasti degli anni 90 i Buffalo Bills, figura troppo ingombrante ma soprattutto incapace di portare Buffalo oltre i traguardi raggiunti nell’ultimo lustro e che, come riportato in premessa, si limitano a soli due Champioship. Poco tempo dopo tale annuncio i Bills hanno messo la squadra nelle mani del loro attuale offensive coordinator, Joe Brady, giudicato dall’owner Terry Pegula come la figura in grado di garantire una ventata nuova per la franchigia in termini di head coach ed al tempo stesso consolidare una continuità col passato che evitasse troppi bruschi scossoni.

Il futuro dai Bills sarà inevitabilmente legato alla capacità di creare rinnovamento in uno spogliatoio che, nel bene e nel male, negli ultimi anni ha trasudato e si è alimentato con il pensiero di McDermott, un Head coach che è stato si chiave di volta per la storia della squadra, ma al tempo stesso un limite con un pensiero ed una filosofia che specialmente negli ultimi anni ha condotto i Bills sempre al medesimo ed insufficiente risultato. Con l’avvento di Joe Brady tutto il coaching staff è stato rinnovato e se in attacco si è scelta una figura esperta che risponde al nome di Pete Carmichael, storico offensive coordinator dei Saints di un certo Drew Brees, e spalla di un HC offensivo del rango di Sean Payton, in difesa si è cercato una figura nuova ed emergente proveniente dai Denver Broncos che risponde al nome di Jim Leonhard, nonché ex giocatore dei Buffalo Bills.
Ad oggi è difficile prevedere come saranno i Bills nella stagione 2026. Specialmente per la difesa che si troverà a dover modificare degli automatismi che certamente negli ultimi anni avevano fatto da cardini per il reparto. Ma anche l’ attacco presenta numerosi interrogativi in quanto il Joe Brady head coach avrà certamente delle idee ben diverse da quelle del suo predecessore. Sarà poi importante per l’off season 2026 trovare la giusta combinazione di giocatori sotto contratto e nuovi innesti in quanto molti dei contratti sottoscritti negli ultimi anni non consentono uscite nell’immediato, generando di fatto una certa rigidità nelle scelte del nuovo coaching staff 2026.

Infine, di cruciale importanza sarà il draft 2026 per le aspettative di mantenimento del rango di contender. Negli ultimi anni la capacità di scovare ottimi giocatori nei giri bassi si è purtroppo frapposta a non medesimi risultati nelle premium pick. Solo un draft ben riuscito dal day 1 al day 3 sarà la benzina necessaria per far ripatire il motore verso un biennio che si spera condurrà la franchigia di Western New York al raggiungimento di quel traguardo che manca dagli anni 90 e che è lecito cercare ogni anno avendo under center un giocatore del calibro di Josh Allen.

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(A cura di Paolo Regoli)

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Una sola ed unica penna che scrive, portavoce di una piccola grande famiglia accomunata da una scriteriata passione per i Buffalo Bills.

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