Riccardo Zanotti Cavazzoni è un ragazzo italiano che l’anno prossimo giocherà in Division I (FCS) per i Rams della Fordham University di New York. Abbiamo avuto l’occasione di intervistarlo e di parlare della sua esperienza negli Stati Uniti.
D: Quale è stato il tuo percorso e come è nata l’idea di andare a giocare negli Stati Uniti?
“Ho iniziato a giocare a football quando avevo 13 anni e le giovanili le ho giocate tutte ai Milano Seamen. A 16 anni, quando i Seamen sono passati in ELF, sono stato mandato in prestito ai Frogs, dove ho giocato due stagioni. Ai Frogs il mio Quarterback era Eystin Salum (ora ai Guelfi), americano, che avendo visto in me un buon talento, mi ha aiutato nel processo per tentare il salto. Io ho sempre voluto andare al college negli Stati Uniti, inizialmente solo per ragioni accademiche, ma grazie al suo aiuto ho iniziato a pensare che il football poteva essere una strada percorribile.”
D: Com’è avvenuto in pratica il tuo passaggio dall’Italia al college?
“Per il football non esiste un vero e proprio processo di recruiting per i giocatori europei (come invece avviene per altri sport, basket, calcio, pallavolo ecc. ndr). Per farti capire: io sono andato alla Pace University ed ero l’unico giocatore della storia del programma di football a non essere cittadino statunitense.”
“Il mio obiettivo era cercare un’università che avesse un livello accademico importante, specialmente per i corsi di economia e finanza, che è il mio percorso di studi, quindi ho scritto personalmente svariate email ai coach delle università che mi interessavano e l’unica risposta che ho ricevuto è stata quella del coach della Pace University (Università di New York, sportivamente in Division II, ndr), che mi ha invitato al “Prospect Camp”, che è un provino di gruppo che tengono i college durante l’offseason. Ho colto l’opportunità e sono andato e, nonostante ci fossero solo 4 posti a roster disponibili, sono riuscito a farmi prendere.”
D: Dopo la maturità nel 2024 sei quindi entrato alla Pace, come è stato l’approccio con il mondo del football USA?
“Per un appassionato di football che arriva dall’Italia si viene a contatto con un mondo che è totalmente diverso. Anche in Division II si viene trattati da professionisti. La differenza maggiore che ho notato, prima che a livello atletico e tecnico, è quella a livello teorico, di conoscenza del football.”
“Il mio primo impatto è stato quello del summer camp (le 4 settimane di allenamenti estivi, prima dell’inizio dell’anno accademico regolare, ndr), un periodo con allenamenti tutti i giorni più volte al giorno sia atletici che propriamente sul campo e da freshman, senza conoscere il playbook, vieni buttato un po’ nella mischia a provare a giocarti il posto.”
“Per un freshman è molto difficile trovare spazio in partita; infatti, il mio primo anno ho vestito la redshirt (regola della NCAA che consente di non perdere un anno di eleggibilità sportiva a quegli studenti-atleti che non prendono parte alle partite in una stagione, ndr).”
D: Come è avvenuto il tuo successivo passaggio dalla Pace alla Fordham?
“La mia ambizione era quella di andare in un college accademicamente migliore, con la speranza di restare a New York City, che è dove anche in futuro spero di stabilirmi.”
“Io avevo già fatto domanda per essere accettato alla Fordham prima ancora di entrare alla Pace, ed ero stato preso come semplice studente. Quando ho parlato al mio coach della Pace di questa mia volontà di trasferirmi a Fordham è stato lui a crearmi il ponte per il trasferimento: mi ha messo in contatto col coach della Fordham – tutti i coach di football si conoscono nello stato di New York – e questo mi ha invitato ad un provino che è andato bene.”
D: Quindi ora sei a tutti gli effetti un D-I player. Come sono gli allenamenti?
“Abbiamo appena concluso la cosiddetta winter session, che è la parte di pura preparazione atletica: tutte le mattine alle ore 6.00 in campo, poi in palestra, senza mai toccare la palla.”
“Adesso inizia lo spring football che è l’equivalente del summer camp però fatto in primavera e che prepara allo spring bowl, questa partita “amichevole” che si gioca tra noi, ma comunque in full pads e con gli arbitri ufficiali (l’NCAA non concede che possano essere giocate amichevoli contro altre università, ndr). Quindi ora mi aspettano queste 5 settimane di preparazione, dove faremo 3 allenamenti a settimana “pads-on” (limitati per rispettare le rigide norme della NCAA, ndr), più tutti gli altri allenamenti di strenght & conditioning, oltre che le sessioni video.”
D: In che ruolo giochi? Hai già avuto il playbook in mano?
“Io ho sempre giocato wide receiver, ma adesso per lo spring football mi allenerò con le safety perché in squadra abbiamo avuto parecchi infortuni nel ruolo, ma per la stagione tornerò con i ricevitori. Quindi ad ora mi alleno con le safety, ma partecipo anche ai meeting dei ricevitori e ho in mano entrambi i playbook da studiare.”
D: A livello tattico che differenze hai riscontrato immediatamente rispetto al football italiano?
“La differenza è abissale, in primis per il tempo che si dedica allo studio del playbook. Per l’attacco, per esempio, abbiamo un playbook da 300 pagine. In Italia offensivamente avevamo 4 o 5 schemi base da cui si sviluppava l’attacco, qui abbiamo uno schema diverso per ogni situazione di down&distance e per ogni yard del campo. Usiamo anche molti schemi trick che in Italia non si usano molto.”
“Alla Pace, per esempio, giocavamo un attacco no huddle: il coach comunicava il gioco ai due QB di riserva, i quali ce lo comunicavano con dei gesti codificati. Solo uno dei due QB faceva i gesti giusti – e noi sapevamo chi dei due guardare – mentre l’altro faceva gesti a caso solo per evitare che le squadre avversarie riuscissero a decifrare il nostro codice.”
“Una differenza fondamentale tra Italia e Stati Uniti è l’autonomia che viene data ai giocatori: in Italia ti viene sempre detto che “non si può improvvisare”, mentre qui si dà molta più importanza alle letture fatte in campo. Quasi tutti gli schemi offensivi prevedono tracce option e sta al QB e al WR leggere la stessa chiave difensiva per trovarsi “sulla stessa pagina”, come si suol dire.”
D: Per uno studente atleta conciliare studio e allenamenti è sempre una sfida. Come si sviluppa una la tua settimana tipo durante la stagione?
“Durante la stagione il focus è tutto sulla partita del sabato. Di solito durante la settimana si ha un giorno che è chiamato “Academic Day”, che è un giorno durante il quale non si può fare nulla legato allo sport, ma si è uno studente normale, di solito è il lunedì. Dal martedì al venerdì ci sono 2 ore di allenamento in campo, 1 ora in palestra e circa 2 ore di meeting, senza considerare i trattamenti di fisioterapia. Durante la stagione gli allenamenti sono al pomeriggio, quindi usualmente la mattina è dedicata allo studio e alle lezioni, mentre il pomeriggio al football. Il sabato è gameday, e ci va tutto il giorno perché comincia circa 4 ore prima del kickoff, poi c’è la partita che, come sapete, è molto lunga. La domenica di solito prevede una sessione riabilitativa in palestra la mattina, eventualmente seguita da trattamenti fisioterapici e il pomeriggio circa 4 ore di film study.”
D: E in offseason come cambia il programma?
“Gli allenamenti in offseason sono alla mattina, di solito alle ore 6.00. Il mercoledì prevede questo allenamento che si chiama mat drill che è per forza alle 6 del mattino e considerate che qui a New York a gennaio/febbraio alle 6.00 del mattino si arriva anche a -15°C, ed è una sorta di allenamento militare a circuiti che dura circa 1 ora e porta allo sfinimento noi atleti. Negli altri giorni ci sono allenamenti individuali tecnici più classici, sempre prima delle lezioni. Il pomeriggio quasi solo terapia e palestra.”
D: Cambiando argomento: come funziona la NIL per uno studente atleta internazionale? Ci sono opportunità commerciali anche per voi?
“Per uno studente atleta internazionale in possesso di visto F-1 la possibilità di recepire denaro è vietata in ogni caso. Gli unici lavori accettati sono i cosiddetti “lavori studenteschi” quindi quelli svolti all’interno dell’Università, ma non si possono firmare contratti con aziende terze. Quindi nel nostro caso la NIL non ha portato dei cambiamenti.”
D: Siamo in chiusura: quali sono i tuoi progetti e le tue speranze per il futuro prossimo?
“Ora sono dove volevo arrivare sia a livello scolastico che sportivo. L’obiettivo è ora provare a conquistarsi il posto qui a Fordham e poi tornare a giocare per la nazionale italiana. Ho sempre giocato anche a flag football e ho vinto un europeo giovanile di flag con la nazionale italiana; quindi, chiaramente l’obiettivo più in là sarebbe quello di provare a partecipare alle Olimpiadi.”



