Nella mia distorta visione del tifo, il bello di tifare una squadra – in questo caso i Baltimore Ravens – coincide con la tutt’altro che banale possibilità di criticare con ineccepibile precisione il suo operato: la confidenza garantita dall’immateriale rapporto fra tifoso e squadra del cuore ci fornisce tutti gli elementi necessari per scagliarci con estrema cognizione di causa contro allenatore, GM o addirittura la guardia destra.
I tifosi che esercitano la propria professione difendendo a spada tratta la franchigia che tiene in movimento il loro cuore mi annoiano al punto da fare il giro e provocarmi della sincera tenerezza: questo atteggiamento è a mio avviso accettabile fino al termine delle scuole elementari, già dalle medie un essere umano diventa sufficientemente pensante da rendersi conto di essere ridicolo a erigersi ad avvocato di un’entità che, alla fine dei conti, nemmeno è al corrente della sua esistenza.
Ho ritenuto necessario introdurre ciò su cui state per posare gli occhi con questa ampollosa premessa per una semplice ragione: in questo caso non sto facendo il tifoso “a modo mio”, ma sto esprimendo del sincero disgusto condivisibile – e condiviso – da ogni appassionato NFL.
Quanto combinato dai Baltimore Ravens nelle ultime ore può infatti vantare trasversalità in quanto fa accapponare la pelle a chiunque, indipendentemente dalla propria fede sportiva: non importa se tu lettore tieni ai Ravens, agli Steelers, ai Chiefs, ai Packers o segui la NFL da disinteressato osservatore – la scelta più saggia in assoluto -, se hai un cuore che ti batte nel petto non puoi umanamente non provare ribrezzo per le macchinazioni di Eric DeCosta.
Andiamo con ordine.
Come saprete, sabato mattina siamo stati svegliati dal clamoroso annuncio di uno scambio fra Ravens e Raiders grazie al quale Maxx Crosby portava il suo immenso talento a Baltimore in cambio di un paio di scelte al primo round del draft – la 14esima di quest’anno e quella al primo round dell’anno prossimo: fino a qua davvero nulla di strano.
Con l’apertura delle negoziazioni legali – o come le chiamerebbero quelli bravi, il legal tampering – è di fatto iniziata la free agency e Baltimore in meno di 48 ore è stata sottoposta a un vero e proprio salasso di talento che l’ha costretta a venire a patti con gli addii ravvicinati di Tyler Linderbaum, Dre’Mont Jones, Alohi Gilman, Charlie Kolar, Jake Hummel, Isaiah Likely, Jordan Stout, Ar’Darius Washington e ultimo ma non ultimo Pat Ricard – gli ultimi quattro giocatori elencati si sono tutti accasati ai New York Football Giants, la nuova squadra di John Harbaugh: a compensare a tutti questi addii troviamo solamente la firma di John Simpson, cavallo di ritorno che va immediatamente a prendersi una maglia da titolare a fianco del centro – quale?
Che le squadre forti debbano continuamente metabolizzare serie d’addii così impegnative è a suo modo fisiologico, ma ammetto che da tifoso dei Ravens non sia in grado di ricordare un inizio di free agency così tragico, reso ancora più funesto dalla consapevolezza di non poter colmare una delle nuove lacune con la 14esima chiamata al draft – scelta che, di norma, garantisce alla squadra che la possiede un ragazzo pronto a giocare da titolare già da settembre.
A mitigare questa apparentemente infinita serie di rospi di difficile digestione ci pensava però, a suo modo, l’innesto di Maxx Crosby, giocatore così dominante e impattante che l’italiano fatica a rendere giustizia a ciò che è in grado di combinare su un rettangolo di gioco.
Come tanti tifosi italiani – e non -, ieri sera mi sono coricato con questa frivola convinzione, con il “Maxx Crosby nonostante tutto” come unica stella polare: sempre questa notte, purtroppo, mi sono svegliato e ho avuto la sciagurata idea di guardare l’ora sul telefono.
Sciagurata perché mi sono imbattuto nella notifica di The Athletic che annunciava il collasso della trade che legava Maxx Crosby ai Baltimore Ravens a causa del mancato superamento delle visite mediche di rito – di rito fino a un certo punto: la puzza di bruciato si sentiva fino a qua in Italia, figuriamoci in America.
Che Crosby fosse reduce da un’operazione al menisco era un’informazione di pubblico dominio di cui Raiders, Ravens e il mondo intero erano pienamente consapevoli e, stando ai report dei sempre ben infornati informati insider, la riabilitazione sta procedendo a gonfie vele: per unire i punti non è assolutamente necessario abbandonarsi alla malafede, basta semplicemente limitarsi a osservare la situazione per quello che è.
Il disastroso inizio di free agency ha lasciato il roster dei Ravens in una condizione che definire disastrata sarebbe un eufemismo e ciò non poteva che essere esacerbato dalla mancanza della scelta al primo round all’imminente draft; già da sabato era chiaro a chiunque che Baltimore non si trovasse a un Maxx Crosby di distanza dal Super Bowl e questo sentimento è stato esponenzialmente rafforzato da quanto accaduto fra lunedì e martedì.
Sempre fra lunedì e martedì, uno dei free agent più pregiati disponibili sul mercato, il pass rusher Trey Hendrickson, non è stato messo davanti a un’offerta che non poteva rifiutare e il general manager dei Ravens Eric DeCosta si è immediatamente reso conto che a una cifra meno impegnativa e, soprattutto, senza sacrificare preziosissime scelte al draft si sarebbe potuto garantire il pass rusher di cui questa squadra ha disperatamente bisogno.
Il sospetto sulla punta della lingua di chiunque si è velocemente trasformato in realtà poiché, nel nostro primo pomeriggio, o se preferite nemmeno dodici ore dopo il naufragio dell’affare Crosby, i Ravens hanno raggiunto l’intesa con Trey Hendrickson per un quadriennale da 112 milioni di dollari, cifra ben più conveniente di quella che si sarebbero dovuti accollare con Maxx Crosby.
Secondo la sempre informata Dianna Russini i Baltimore Ravens erano in possesso di tutte le informazioni immaginabili sullo stato del ginocchio di Crosby ed erano pienamente consapevoli che la riabilitazione lo avrebbe tenuto ai box almeno fino a inizio estate: quella della visita medica deve essere vista come una scusa poiché è a tutti gli effetti una scusa.
La commistione fra circostanze sfavorevoli – l’abnorme numero di perdite in free agency – e circostanze favorevoli – la disponibilità di Hendrickson a buon mercato – hanno reso inaccettabile agli occhi di DeCosta il sacrificio di due scelte al draft così pesanti e questo, da autentica volpe, ha colto la palla al balzo rifugiandosi dietro le nebulose condizioni del ginocchio di Crosby per riappropriarsi del tesoretto apparentemente perso e portarsi a casa a un prezzo più conveniente un giocatore dalla simile produzione – anche se in run defense Crosby è su un altro pianeta rispetto a Hendrickson.
Se si stesse parlando di uno scambio fatto su Madden NFL sarebbe lecito parlare di un autentico colpo di genio da parte di DeCosta, ma qua si sta purtroppo parlando di vita reale, quella cosa complicata la cui linfa vitale è costituita dai rapporti umani – sì, anche in un freddo business come quello del football americano NFL: una manovra così losca entra immediatamente nella carta d’identità di DeCosta sotto la voce “segni particolari” e, ve lo assicuro, nessun front office lo guarderà più con gli stessi occhi.
Come ci si può fidare di Eric DeCosta?
Soprattutto dopo che i Raiders negli ultimi giorni hanno speso e spanto sfruttando – a ragione – il vastissimo spazio salariale a disposizione accresciuto anche dall’addio di Crosby. Posso capire il suo risentimento nei confronti del loro front office dopo che questi hanno strappato Tyler Linderbaum ai Ravens garantendogli un contratto assurdo che ha reso inutile il tentativo estremo di DeCosta di rinnovarlo con un quadriennale da 88 milioni di dollari, ma i Raiders si sono semplicemente limitati a esercitare il loro diritto di usare come meglio credevano l’immenso spazio salariale a disposizione: possiamo discutere per ore sulla follia di dare 27 milioni – numero che va messo fra virgolette – a un centro, ma come utilizzano il loro spazio salariale non è sicuramente un nostro problema.
Immagino che davanti a una stagione da 15.0 sack di Hendrickson molti si dimenticheranno della mossa Kansas City del GM dei Ravens, ma resto convinto che il prezzo pagato in reputazione sovrasti pure ogni possibile verdetto del campo: i Baltimore Ravens dopo questa manovraccia hanno perso immensamente in credibilità e, non secondario, in dignità.
Ma non credo ci sia molto da stupirsi visto che si sta pur sempre parlando della franchigia che per provare a vincere – salvo poi fallire – è andata a prendersi Mike Green al draft poco prima di tagliare Justin Tucker: per chi non lo sapesse Mike Green è stato accusato per due volte di violenza sessuale, mentre Tucker è stato tagliato in seguito a numerose accuse di molestie sessuali in vari centri messaggi.
Non voglio esprimermi sulla colpevolezza o meno di Green, ma semplicemente evidenziare la mancanza di consistenza nel loro giudizio. Il kicker è stato messo alla porta dopo la peggior stagione della propria vita, mentre un talento da primo round come Green è stato selezionato al secondo round poiché troppo conveniente come affare.
Ripeto, non è necessario nemmeno un centilitro di malafede per mettere a fuoco ciò che è successo, anche perché la velocità con cui si è passati dall’annullamento della trade di Crosby alla firma di Hendrickson svuota di ogni possibile dubbio anche la più innocente delle menti.
Se da un punto di vista sportivo i Baltimore Ravens potrebbero aver preso una buona decisione, da un punto di vista prettamente etico hanno toppato in pieno rimediando una pessima figura che li ha fatti passare come una squadra disposta letteralmente a tutto pur di vincere… salvo poi fallire inesorabilmente anno dopo anno.
Qua purtroppo non si sta parlando di wrestling dove il lying, cheating and stealing del compianto Eddie Guerrero era accolto da divertite risate del pubblico, ma di uno sport nel quale i rapporti umani continuano ad avere indiscutibile peso e, ora, il front office dei Baltimore Ravens si è garantito un posto nella black list di numerose franchigie, agenti e, perché no, pure giocatori.





Giá DeCosta non mi faceva impazzire prima, figuriamoci ora. Bella figura.
Pensa di essere il genio del football.
Ha fatto gli ultimi tre draft prendendo cornerback e safety, dimenticandosi delle due linee.
Harbaugh ha finito per pagare anche i suoi errori.
Non vorrei che una delle due scelte al primo giro gli tornino utili per dare la caccia a AJ Brown.
Mattia apprezzo sempre le tue analisi.
Come te sono tifoso dei Ravens e se all inizio non capivo le critiche ai Ravens ora mi è piu chiara la “paraculata” passami il termine per liberarsi di Crosby. A questo punto mi chiedo se sarà aperta una indagine sull operato dei Ravens o andrà tutto in cavalleria ..
Ciao Gianluca, a livello regolamentare i Ravens non hanno fatto nulla contro le regole. I contratti diventano effettivi al deposito in lega, fino a quel momento sono solo argomento di discussione.
Grazie 🙂
L’avesse fatta Belichick sta porcata ora i Patriots erano senza primo giro per i prossimi 15 anni
Commento folle. Non mi faceva impazzire la mossa Crosby prima e non mi fa impazzire la mossa Hendrickson ora, ma da qui a tirare in ballo: dignità, paraculaggine, sfiducia nella franchigia e possibili ripercussioni nel voler trattare coi Ravens da ora in avanti ce ne passa. Articolo davvero folle. Negli US the athletic e espn hanno già “scagionato” i Ravens, nel caso ce ne fosse stato bisogno. Evidentemente il Nostro Righetti sa qualcosa che loro non sanno.