La vendetta è un piatto che va servito freddo!
Questo è quello che i tifosi di Seattle non riescono a togliersi dalla mente dopo la vittoria in Championship contro i Rams. Sì, perché i Seahawks incontreranno ancora i New England Patriots nel rematch del Super Bowl di 11 anni nel quale uscì vittorioso Tom Brady & co. grazie all’intercetto avvenuto poco prima della end zone. Undici lunghissimi anni, tanti ma non troppi per dimenticare il nome di Malcolm Butler. Uno scherzo del destino, quello di incontrare di nuovo New England o una nuova occasione per redimersi?
I Patriots del Super Bowl numero LX sono certamente una buona squadra, ben allenata dal coach Mike Vrabel e da un coaching staff di tutto rilievo, ma non svettano campioni. In più il quarterback di New England Drake Maye, non sta giocando bene ai playoff, mentre il suo dirimpettaio Sam Darnold ha sfornato una prestazione monstre contro gli uomini di McVay con 25 completi su 36 tentativi per 346 yard, 3 touchdown e soprattutto nessun intercetto.
Darnold, infatti, sembra aver acquisito una maturità che gli consente di gestire la partita nel modo migliore, supportato da un buon gioco di corsa – seppur privo del RB titolare Zach Charbonnet – ed una linea che lo protegge adeguatamente. Il merito è da attribuirsi, non solo al coaching staff che sta lavorando davvero bene, ma anche al GM John Schneider che ha saputo costruire un roster offensivo con Draft di livello: 7 su 11 titolari in attacco provengono da scelte degli ultimi 4 anni; fanno eccezione, oltre a Darnold, il centro Sundell (undrafted), il WR2 Shaheed e il WR3 Cooper Kupp acquisiti in free Agency.
Non parliamo poi della difesa, il reparto élite della NFL. Prima per minor punti subiti e terza per minori yard concesse su corsa, con una differenza di sole 15 yard dalla seconda (Denver); ma New England è lì. New England è la quarta miglior difesa della lega per punti subiti e la sesta per minori yard concesse su corsa. New England ha un’organizzazione solida; sa come vincere le partite e come gestire al meglio il pre-gara.
C’è un altro fattore da considerare: il passing game. Dopo il trasferimento di DK Metcalf agli Steelers, Jaxon Smith-Njigba e Cooper Kupp rappresentano dei target molto affidabili per Darnold, cosa che, sul fronte opposto, sembra mancare a Maye. Il QB di New England non può contare su un parco ricevitori di primo livello; nei momenti chiave, infatti, si affida alle proprie gambe per chiudere il drive, come già capitato molte volte, non ultimo nel drive conclusivo di Denver. Nonostante questo, in offense, le statistiche sorridono a New England che ha messo a referto 4.258 yard su pass e 2.191 su corsa, mentre Seattle dista di ben 400 yard con 3.877 yards nel passing game e 2.096 su corsa.
Nello scenario di una partita combattuta punto a punto, i calci saranno decisivi. Il Kicker dei Seahawks, Jason Myers, ha realizzato 41 field goal su 48 tentativi in regular season (85,4%), mentre Andrés Borregales di New England ha chiuso con 27 realizzazioni su 32 tentativi, esibendo una precisione molto simile (84,4%). Anche confrontando le percentuali in post-season (entrambi 100%) emerge un sostanziale equilibrio. Nei punti addizionali Myers è stato perfetto (48/48), mentre Borregales ha mancato solo due trasformazioni (53/55).
Riguardo agli Head-coach, si confrontano due allenatori di assoluto livello. Mike Vrabel ha guidato i Patriots ad una trasformazione clamorosa, trascinandoli da stagioni perdenti a un record di 14-3 grazie a leadership e cultura di squadra rinnovate. Mike Macdonald, invece, ha costruito a Seattle una delle difese più dominanti della NFL, portando i Seahawks al miglior record NFC (14-3) e dimostrando un’acuta intelligenza tattica sostenuta dalla capacità della franchigia di costruzione del roster.
In conclusione, pur con numeri molto simili nei reparti chiave, sembra che Seattle abbia un leggero vantaggio. Gran parte del destino della squadra passerà comunque da Darnold: se saprà replicare la straordinaria prova offerta contro i Rams, i Seahawks avranno tutte le carte in regola per essere protagonisti ed ambire al titolo.
E allora viene da chiedersi: quel bambino che pianse nel 2015, ormai adulto, sarà finalmente pronto a esultare? Oppure, ancora una volta, avrà bisogno di essere consolato?




