Super Bowl LX: Preview Seattle Seahawks vs New England Patriots

Nella notte tra domenica e lunedì verrà giocato il Super Bowl numero sessanta. A contendersi il Vince Lombardi Trophy, annualmente consegnato alla squadra vincitrice dei Playoff NFL, i Seattle Seahawks e i New England Patriots. La stessa finale si giocò a seguito della stagione 2014 (Super Bowl quaratanove) e vide prevalere i campioni della AFC, al tempo guidati in campo da Tom Brady e in panchina da Bill Belichick.

Il 21 ottobre 2019, proprio contro i Patriots di quei due, Sam Darnold, quarterback al tempo dei Jets, visse una serata da incubo. Fu ripreso mentre esclamava “Vedo i fantasmi!”: si riferiva a quanto la difesa di New England lo stesse confondendo. In uno sport e in una società che esige la perfezione anche da un giovane atleta, la faccenda si trasformò in un meme, una barzelletta da social, che fece leva su una presunta – e probabilmente, al tempo, reale – immaturità del giocatore da USC. Torniamo però a Santa Clara, per l’analisi statistica.

I Seahawks hanno la sesta difesa della nazione, mentre i Patriots il terzo attacco. A destare le maggiori preoccupazione per i tifosi di Seattle è l’attacco aereo dei Pats contro la loro difesa sui passaggi, solo la dodicesima nelle statistiche della regular season.
La linea offensiva di New England è ottava in NFL per rendimento (footballguys.com), permettendo alle corse di superare le 2000 yard e al gioco su passaggio di ottemperare alle carenze di una rosa di medio talento. A spiccare tra i cosiddetti skill player sono Stefon Diggs, esperto wide receiver, e Hunter Henry, tight end che ha messo insieme la sua migliore stagione in carriera. Nel backfield, soprattutto in questi playoff, è stato Rhamondre Stevenson a farsi preferire sul rookie Treveyon Henderson, dotato in ogni caso di buoni numeri. Non è un attacco che stupisce, ma che lavora bene con ciò che ha a disposizione.
Probabilmente, però, la difesa di Seattle sarà complessa da interpretare per i giovani Patriots. Ingegnato dal loro head coach, il reparto arretrato dei campioni della NFC può contare su qualcosa di molto migliore dei numeri: la classe. Nel momento del bisogno c’ è sempre qualcuno a rispondere “presente”. Come era successo nella legion of boom a meta anni ’10, tutto parte in fondo al campo: Riq Woolen, Devon Whiterspoon, Coby Bryant e Julian Love sono intimidatori a dir poco, quasi insuperabili nel coprire gli uomini o nell’aiutarsi. A loro si aggiunge il rookie Nick Emmanwori, che viene intelligentemente lasciato coprire qualsiasi spazio vuoto grazie alle sue qualità di onnipresenza. I defensive back coprono egregiamente anche il campo corto, lasciando pochissime yard ai tentativi di check-down dei quarterback avversari.

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Se nell’attacco dei Patriots al solo Diggs (che però gioca circa la meta degli snap totali) ed Henry non si annoverano nomi altisonanti, dall’altra parte la stagione 2025 ha visto l’esplosione di Jaxon Smith-Njigba. Una volta secondo nella depth chart dietro D.K. Metcalf, ora il prodotto di Ohio State è nella top 3 del ruolo a livello NFL, come testimoniano le 1793 yard ricevute in regular season e le 153 del Championship contro i Rams. Cooper Kupp e Rasheed Shaheed (quest’ultimo anche ritornatore) completano una WR room completa anche senza un WR1 prototipico. Incompleto invece il reparto runningback, con l’illustre infortunato Zach Charbonnet a lasciare Kenneth Walker come unico corridore (63% degli snap nel Championship). New England concede molto sulle corse – 13esimi in NFL – e poco sui passaggi. Esattamente come Seattle, anche i Patriots hanno potuto contare su una secondaria continua, nella quale spicca Christian Gonzalez, e che ha alzato il livello del gioco nei playoff. Ci saranno però problemi di infortuni nel reparto linebacker, ove le condizioni di Harold Landry e Robert Spillane lasciano in sospeso i molti tifosi che la dinastia del proprietario Robert Kraft ha mietuto negli anni di dominio di cui abbiamo già parlato.

Riassumendo, il vantaggio sul campo sembra essere di Seattle. Una difesa a tratti dominante e un attacco più qualitativo fanno pendere il pronostico verso lo stato di Washington.

La narrativa comune vuole i Patriots come una sorta di cenerentola in questa partita. Primo anno di un nuovo head coach, secondo del loro quarterback, pochi nomi in giro per il campo. Soprattutto, una strada per giungere a Santa Clara che nell’opinione di molti è stata facile. La Wild Card contro i Chargers che si sono presentati senza linea offensiva causa infortuni; il Divisional ancora a Foxborough con i Texans nel quale C.J. Stoud ha lanciato una delle peggiori partite di un QB nella storia della Post Season NFL, il Championship a Mile High nella tormenta di neve contro il secondo quarterback dei Denver Broncos che non giocava da due anni. Vinto per un field goal bloccato.
Dall’altra parte, dopo aver regolato degli spuntati 49ers, Seattle, numero 1 della NFC in stagione regolare, ha battuto in una partita complessa e irripetibile i Rams, con assoluto merito e per la sorpresa dei molti che davano Los Angeles da titolo. Anche qui sembra tutto dalla parte dei Seahawks, per quanto sia pratica suicida accettare le opinioni del popolo come opinioni divine.

Ci sono delle similitudini in panchina. La struttura delle due squadre sembra identica con un head coach difensivo e una grande mente offensiva a gestire due squadre del tutto equilibrate.
Mike Vrabel, allenatore dei Patriots, rappresenta l’eredità di Belichick nel nord est. Prima giocatore pluricampione sotto di esso per poi prendere il suo posto qualche anno dopo la sua dipartita. Molta della cultura dello spogliatoio è rimasta quella: disciplina, gestione della partita, gestione di una rosa, come spesso accaduto anche in passato, di simil-figuranti. L’altro Mike, McDonald, passeggia in sideline per gli ‘Hawks da due stagioni: trentottenne erede degli Harbaugh e del Ravens-style oltre a principale fautore della difesa che descrivevamo in precedenza. Lo coadiuva Klint Kubiak sul lato offensivo, coordinatore con molteplici panchine da allenatore capo a bramarlo. A gestire l’attacco invece dei campioni della AFC il “solito” Josh McDaniels, coordinatore anche al tempo di Tom Brady, una garanzia di eccellenti chiamate e esperienza ventennale.

Come dicevamo, non è la prima volta che Seattle e New England si affrontano a febbraio. Nella stagione 2014 i Seahawks di Russell Wilson erano sul punto di recuperare quattro punti ai Patriots e vincere il secondo anello consecutivo. Dopo una ricezione spruzzata di destino di Jermaine Kearse, Wilson lanciò un intercetto a trenta secondi dalla fine, determinando la sconfitta dei suoi e il quarto (su sei) Super Bowl dei Pats. Quella folle chiamata di Darrell Bevel, allora OC di Seattle, è ancora oggetto di scherno tra i tifosi della due franchigie. Che sia giunto il momento della rivincita?

Non cosi veloce, come dicono in America, not so fast. Drake Maye, quarterback dei Patriots, nonostante una stagione regolare pazzesca che lo mette in lizza per il premio di MVP a soli 23 anni, non ha il favore dei pronostici. Effettivamente, il rendimento nei Playoff non è stato altrettanto stellare, come molti avevano predetto. Il suo stile di gioco però offre ampie garanzie: passatore preciso, sa coprire tutto il campo senza problemi qualora richiesto ed è uno scrambler fenomenale. Quando McDaniels gli chiama la corsa, completa down in sequenza senza battere ciglio. Anche qualora la pressione di Seattle arrivasse facilmente, non lo daremmo per morto.

Chi poteva solo due anni fa sembrare “morto” era invece Sam Darnold. Il ragazzino dei Jets che vedeva i fantasmi ha dovuto pulirsi dall’inettitudine newyorchese, trovare una identità di giramondo e dopo aver ricaricato la testa e la carriera in Minnessota, è giunto ai Seahawks senza credito ma con la voglia di stupire. Maturo, pronto, come testimonia il fatto che pur non essendo il più produttivo dei lanciatori NFL, ha condensato il meglio della sua carriera nel Championship con i Rams. Il salto di qualità quando serviva maggiormente.

E voi, con chi state? Se in ogni aspetto (e non trascuriamo gli special team) Seattle si lascia preferire, fidarsi dei Patriots è sempre stata una pratica poco costruttiva. I talamoni del 2014 sono andati via, per raggiunti limiti d’età. Al loro posto gioventù, ma una gioventù che ricalca quello che Pete Carroll e Belichick fecero nello scorso decennio: sorprendere, sfruttare, eccellere, valorizzare. In NFL a volte siamo di fronte a stagioni che possono stupirci. Niente Chiefs, Bills, Ravens, Rams, Lions al Super Bowl. Ma non è forse cosi che nascono le dinastie? In una notte di febbraio senza esperienza pregressa nell’alzare il trofeo che sancisce che sei il migliore di tutti?

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Dario Michielini

Segue il football dagli anni 90, da quando era alle elementari. Poi ne ha scritto e parlato su molti mezzi. Non lo direste mai! "La vita è la brutta copia di una bella partita di football"

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