Super Bowl LX: dalla panchina dei Seattle Seahawks

Undici anni dopo la notte del Super Bowl XLIX, Seattle può finalmente gioire. La conquista del Super Bowl LX, infatti, rappresenta per i Seahawks il coronamento di una stagione incredibile, dominata dall’inizio alla fine, dove solo i Los Angeles Rams hanno saputo dare del filo da torcere a Darnold e compagni. I New England Patriots non hanno saputo o potuto, infatti, contrastare efficacemente i loro avversari, eccezion fatta per la difesa, specie la secondaria, che ha negato alcune catch cruciali a Sam Darnold e compagni, evitando guai peggiori.

La supremazia di Seattle è stata netta: iniziata fin da subito e proseguita poi con costanza e con determinazione drive dopo drive, down dopo down. Non c’è stato un vero e proprio turning point, una azione risolutiva che ha indirizzato la partita, ma l’insieme di una architettura costruita su solide basi. Un game plan ideato bene e messo perfettamente in pratica.

Seattle impone il ritmo alla partita fin dal primo drive. Il primo possesso appartiene ai Seahawks, che partono esattamente come avevano preparato: corse di Kenneth Walker III, passaggi rapidi e sicuri di Darnold, catene mosse senza forzature. Il primo drive si ferma sulle 14 yard avversarie, ma Jason Myers apre le danze con tre punti. 3–0.

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New England risponde muovendo bene le prime catene, ma il primo dropback profondo di Drake Maye viene immediatamente punito dalla pass‑rush di Seattle: Derrick Hall si incunea fra la O-line e vanifica il tentativo di pareggiare i conti. Il resto del quarto è un duello tra difese, ma la sideline di Seattle rimane serena. Quando Myers aggiunge il secondo field goal per il 6–0, la sensazione è che il piano stia funzionando.

Walker III trova ritmo, la linea offensiva apre varchi puliti, e Seattle torna in zona punti. Myers firma il 9–0. Nel frattempo i Patriots faticano: solo 4 primi down, soltanto 51 yard totali, Maye costretto a giocare sempre in costante emergenza.

Dalla panchina dei Seahawks si percepisce una calma crescente. Non c’è bisogno di rischiare: la difesa sta limitando non poco il gioco avversario, e l’attacco muove bene lo sferoide prolato. Non servono grandi giocate, non serve strafare. È la situazione ideale per Darnold che, tra l’altro, ha il merito di aver saputo eludere la pressione della D-line avversaria evitando qualche sack certo. Cosa che non è riuscita al suo dirimpettaio Maye che ha fatto molta fatica a leggere i blitz portati dalla difesa avversaria.

Il primo tempo si chiude con Seattle avanti 9–0, ma il margine non rende giustizia al dominio tecnico ed emotivo visto dalla sideline.

Dopo la sosta dell’intervallo lungo, la partita riprende con un altro three‑and‑out dei Patriots. Seattle torna in attacco e costruisce un drive fatto di lanci intermedi e corse. Smith‑Njigba e Shaheed fanno il lavoro sporco, Myers aggiunge altri tre punti per il parziale di 12–0. Nel drive successivo si compie l’allungo decisivo. Darnold completa tre passaggi consecutivi — Barner, Kupp, poi ancora Barner — e l’ultimo è quello che vale il primo touchdown della serata che consente ai Seahawks di portarsi sul 19–0.

Dalla panchina si percepisce che la partita ha cambiato tono: non è più una questione di contenimento, ma una progressiva affermazione di superiorità.

Nel quarto quarto, New England prova a rientrare, ma Seattle non è disposta a farsi rimontare. I Patriots trovano un lampo improvviso: un bellissimo touchdown da 35 yard per Mack Hollins che riaccende una piccola speranza accorciando le distanze per il 19 a 7 ma l’esultanza dura poco. Michael Dickson piazza un punt perfetto sulle 4 yard, e la difesa di Seattle si riposiziona per dare il colpo finale.

Maye forza un profondo per Kyle Williams che viene però intercettato da Julian Love. È la giocata che tutti attendevano. Seguono tre minuti consumati da Walker III sul terreno per poi arrivare al quinto field goal realizzato dal Kicker Myers, un record per Super Bowl. Maye torna ancora sul campo e trova solo un altro sack e un altro intercetto: questa volta è Uchenna Nwosu ad impossessarsi del pallone per una pick-six in endzone. La partita può dirsi conclusa. Il touchdown finale dei Patriots fissa il 29–13 è utile solo ai fini del punteggio.  Seattle vince con autorità, lucidità e maturità grazie ad una difesa sovrastante, che mette al tabellino 6 sack e 3 turnover, al gioco di corsa di Walker con 135 yard (MVP) e con una gestione perfetta di Darnold con 202 yard ed 1 touchdown.

Seattle è tornata campione: il bambino che pianse il 1° febbraio 2015 può finalmente gioire. Può essere fiero di come è stato costruito il roster, di come il Coaching staff abbia gestito e valorizzato il materiale a propria disposizione e di come gli interpreti in campo hanno reso possibile tutto ciò.

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Marco Malizia

Folgorato dal casco tigrato, segue con passione le avventure dei Cincinnati Bengals insieme agli amici di Italian Jungle. Tifosissimo di Penn State dalla visita al campus del 2005 e dei Philadelphia Phillies che ha avuto la fortuna di vedere dal vivo.

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