Undici anni, ma ancora sembra ieri.
Wilson che lancia a Ricardo Lockette, che sembra liberissimo per un TD praticamente fatto, ma dal nulla arriva Butler, che aveva letto alla perfezione la traccia del WR di Seattle e intercetta quel pallone, mettendo fine ai sogni di back-to-back degli allora campioni in carica.
Sherman che si dispera in panchina, in un’immagine che resterà scolpita per sempre nella mente di tutti i tifosi Seahawks. Fino ad oggi.

I Seattle Seahawks arrivavano a quel Super Bowl, il numero 49, dopo una stagione entusiasmante, in cui avevano concesso poco più di 12 punti di media a partita agli avversari, ma soprattutto dopo un Championship in cui si era materializzato uno dei comeback più clamorosi della storia del gioco.
Wilson fu autore di 4 intercetti e di una delle peggiori partite della sua carriera, in una serata in cui sembrava non funzionare nulla, in cui Richard Sherman concluse il match su un braccio solo, ma all’overtime lanciò uno dei suoi cioccolatini e Jermaine Kearse chiuse la partita, lanciando i Seahawks a giocarsi il secondo Super Bowl consecutivo.
La “Legion of Boom” si presentò a quell’appuntamento in condizioni fisiche disastrose: Earl Thomas aveva una spalla lussata, Kam Chancellor si era lesionato il legamento collaterale mediale del ginocchio sinistro e Richard Sherman aveva i legamenti della spalla lesionati, dopo l’infortunio nel quarto periodo del Championship. Tuttavia, non saltarono un singolo allenamento in avvicinamento alla partita e furono tutti del match.
La partita fu molto equilibrata, con continui cambi di leadership, il primo tempo si chiuse sul 14-14 dopo un secondo quarto esplosivo, con due touchdown per parte di cui l’ultimo, quello del pareggio dei Seattle Seahawks, arrivato dopo un drive fulmineo di soli 29 secondi.
I Seattle Seahawks riuscirono a fare un break nel terzo quarto, portandosi sul 24-14, ma i Patriots rimontarono e si portarono nuovamente davanti, con un Touchdown sul finale di partita che però lasciò tempo e spazio al team di Pete Carroll per tentare il winning drive.
Bill Belichick si affidò totalmente al suo Quarterback Tom Brady, autore di ben 37 completi su 50 lanci totali, 4 touchdown e 2 intercetti. La difesa di Seattle limitò moltissimo le corse avversarie ma concesse molto più del solito sul gioco aereo, mentre dal lato Seahawks il gioco a terra fu eccellente per tutta la partita, con una media per portata di 5,6 yards tra Lynch, Turpin e anche Russell Wilson, che corsero per un totale di 162 yards.
Una yard. Una sola yard in più in quella statistica avrebbe cambiato la storia. Perché proprio alla fine, dopo una ricezione miracolosa di Kearse che non è passata alla storia solo per colpa dell’esito finale del match, i Seattle Seahawks si ritrovarono sulla linea delle 5 yards dei New England Patriots, ad un minuto e 6 secondi dal termine.

Palla a Marshawn Lynch, che corre per 4 yard. 2nd & goal, sulla linea della 1 yard avversaria, 26 secondi sul cronometro. E in quel momento, proprio in quel momento, ebbe inizio la fine di un’era e di una dinastia che avrebbe potuto essere molto più lunga. Successe quello che abbiamo raccontato all’inizio, con i Patriots che vinsero il loro quarto Super Bowl e i Seattle Seahawks che si autodistrussero.
Anche gli arbitri si posero quella domanda… “perché lanciare se hai Lynch?”. Quell’azione ci ha accompagnati per 11 lunghi anni, in cui i Seahawks non sono più tornati al “Grande Ballo” mentre i Patriots hanno continuato a vincere, portandosi a casa altri due “Lombardi Trophy”.
Poco più di una settimana fa, appena si è concluso il Championship al Lumen Field, con Seattle meritatamente vincente sui Los Angeles Rams di Sean McVay, hanno iniziato subito a comparire le immagini di Butler che intercetta Russell Wilson.
Non appena si era delineata la possibile strada ai playoff per la squadra di Mike MacDonald, con i San Francisco 49ers al Divisional e i Rams al Championship, ogni tifoso Seahawks sapeva già in cuor suo che, se la squadra avesse vinto queste due ennesime sfide divisionali, al Super Bowl sarebbero arrivati i New England Patriots. Era scritto, era destino che questa bellissima stagione non potesse concludersi in altro modo che ritrovando la squadra che aveva distrutto i sogni di gloria di una generazione di fuoriclasse irripetibile.
I New England Patriots arrivano al Super Bowl 60 dopo aver sfruttato tutte le occasioni che si sono loro presentate, grazie ad una ottima difesa e a un Head Coach che ha dimostrato il suo valore fino a ricevere la candidatura per Coach of the year.
I Patriots hanno dimostrato di saper soffrire, battendo prima i Chargers e poi gli Houston Texans tra le mura amiche, per poi dimostrare carattere e resilienza in un Championship giocato in condizioni climatiche proibitive contro una delle migliori squadre della lega, seppur priva del QB titolare Bo Nix.
I Seattle Seahawks, come detto, hanno giocato i Playoff “in famiglia”, vincendo per la seconda volta nella stessa stagione la NFC West, prima con un dominio assoluto contro i San Francisco 49ers e poi con una gara di cuore e un Sam Darnold incontenibile contro la bestia nera Rams.

E adesso? Onestamente, ad inizio stagione nessuno di noi avrebbe mai immaginato di ritrovarsi a Febbraio a giocare la partita più importante, nello stadio dei nostri rivali.
Ci aspettano giorni lunghi, in cui i ricordi di quel Super Bowl giocato nello stadio maledetto di Glendale affolleranno la mente, ma abbiamo l’occasione di voltare pagina una volta per tutte e chiudere questa cavalcata nel modo più epico possibile.
E allora forza ragazzi, riconquistiamolo.





Grazie per questo articolo. Da quella sera simpatizzo molto per i SeaHawks e mi piacciono tanto le loro divise. Da 11 anni di tanto in tanto mi chiedo, Carroll perché? C’era il muro Patriots ma beast mode avrebbe firmato il back to back.