Preview del National Championship NCAA

La giostra dei playoff si è fermata e le due squadre a rimanere in sella sono esattamente quelle che tutti avevamo pronosticato. O forse no. Indiana e Miami si sfideranno (nella notte italiana tra lunedì 19 e martedì 20, ore 1.30 – visibile gratuitamente previa registrazione su DAZN) in quella che è senza alcun dubbio la finale più improbabile della storia recente NCAA e questa frase l’avrete già sentita ripetere in mille lingue diverse.

Perché? Cominciamo da Indiana. Per decenni il soprammobile della Big Ten, gli Hoosiers hanno sempre guardato alla pallacanestro più che al football, dopotutto la cultura e la storia sportiva dello Stato parte proprio dal parquet. Ad un certo punto, nella nuova era degli sport collegiali che prevede ed invita gli investimenti, si sono accorti di essere sdraiati su di una fortuna: sono circa 805.000 i laureati da Bloomington, molti milionari e qualche bilionario, ovvero il più grande network di alumni viventi in tutta la nazione. Contestualmente è arrivato Cig, l’uomo giusto per incanalare, finalmente, il potenziale inespresso verso la direzione giusta. E’ riduttivo e quasi offensivo, difatti, parlare di favola o Cinderella per questi Hoosiers: la squadra di Cignetti ha costruito i successi degli ultimi anni sulla competenza di uno staff capace di trovare il talento dove molti altri mai si sarebbero sognati di guardare. Non c’è niente di magico, forse irripetibile con questa magnitudo, ma per niente casuale.

Il grado di improbabilità non si abbassa per Miami. Ovvio, i 5 titoli nazionali tra gli anni 80 e i primi del 2000 pongono gli Hurricanes in una categoria diversa da quella dei futuri avversari, ma se guardiamo alla storia recente possiamo trovare tutti gli ingredienti di una storia sorprendente. Mario Cristobal ha gradualmente costruito il suo programma partendo dalle trincee e passando da tutti i dolori della crescita, senza scorciatoie. La stessa stagione 2025 è stata tutto fuorché lineare se pensiamo che Miami, dopo le sconfitte contro SMU e Louisville, ha praticamente giocato solo partite da dentro e fuori a partire da Halloween fino ad oggi. Vincendole tutte, ovviamente, compresa quella contro i campioni in carica. Questa cavalcata la dedichiamo, comunque vada, a tutte le persone che pensavano che “The U” non sarebbe mai potuta tornare ai livelli del passato, cosa vera forse nell’era pre-NIL e pre-Transfer Portal.

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Indiana e Miami, due facce della stessa medaglia, due figlie della nuova era, for all the marbles.

Cosa deve fare Indiana per vincere?

Togliamoci il dubbio, gli Hoosiers sono i favoriti e con ragione. Nessuno come loro ha saputo dominare l’avversario in questi playoff, partita dopo partita l’efficienza offensiva e difensiva di Indiana è stata paurosa e spietata tanto da far venire in mente paragoni scomodi quando si parla di squadre del passato (LSU 2019). In attacco Indiana si basa molto sugli RPO che Mendoza e compagni eseguono alla perfezione, al duo di ricevitori Cooper-Sarratt (definitivamente recuperato da un infortunio) si è unito anche Charlie Becker, sophomore da Nashville, e uno dei pochissimi “avanzi” dell’era precedente. L’esplosione di Becker, atleta rapido ed esplosivo, ha permesso ad Indiana di sbloccare definitivamente la deep ball di Mendoza e, con Cooper che agisce da slot WR e Sarratt praticamente immarcabile nelle palle alte, gli Hoosiers risultano minacciosi in tutte le zone del campo: corta, intermedia, profonda. In difesa l’approccio è un pò più esotico e di difficile lettura per gli avversari. La chiave sarà tutta nel riuscire ad arginare l’efficacia di Miami nei terzi down in bella mostra anche nella semifinale contro Ole Miss.
La linea difensiva mette costantemente pressione al quarterback ed è terza a livello nazionale per numero di sack, numeri molto simili a quelli di Miami con i quali Indiana e Cignetti condividono anche un pò di storia: Corey Heatherman, DC degli Hurricanes, è stato DC proprio dell’allenatore degli Hoosiers a JMU per tre anni. Inoltre Indiana è bravissima a mandare in confusione linee offensive e quarterback avversari, creando gli accoppiamenti giusti per arrivare a far esplodere la tasca. E questa capacità è stata dimostrata contro chiunque, compresi Oregon, Ohio State e Alabama, ovvero squadre con approcci offensivi molto differenti tra loro. Un’altra caratteristica del reparto allenato magistralmente da Bryant Haynes è che raramente concedono soluzioni rapide nel gioco di passaggio grazie alla capacità di chiudere immediatamente le prime letture del QB avversario. Oregon ci ha provato ad impostare la strategia dando a Dante Moore facili letture ma direi che il primo passaggio (finito con una pick-6) è stato abbastanza emblematico, lo stesso trend è poi proseguito per tutta la gara. Approfittare dell’inesperienza del QB avversario sarà però fuori discussione contro Miami, Carson Beck ha digerito tanto college football (32 vittorie e 5 sconfitte in carriera) e sarà molto più complicato, anche se non impossibile, coglierlo in castagna.

Cosa deve fare Miami per vincere?

Come prima cosa evitare gli errori, Indiana ha dimostrato di essere spietata di fronte alle indecisioni delle squadre avversarie Se Miami giocherà la stessa partita giocata contro Ole Miss è molto probabile che il finale sarà molto più simile a quello patito da Oregon. Il percorso verso una ipotetica vittoria si dovrà basare irrimediabilmente sullo stesso piano gara della partita contro Ohio State, dal momento che sembra impossibile battere Indiana dal punto di vista schematico (gli Hoosiers sembrano sempre un passo in anticipo rispetto agli avversari) Miami dovrà fare forza sul gioco fisico del suo running game e, come detto prima, l’esperienza di Beck. Correre dietro al LT Bell (montagna di oltre due metri) o Cici Mauigoa ha prodotto grandi risultati per Shannon Dawson e lui e tutta la linea offensiva dovranno evitare le giocate negative per entrare in zona terzo down con distanze gestibili, ovvero dove il binomio Dawson-Beck si esalta. A margine di questo, è necessario che, oltre a Malachi Toney, Miami trovi altri protagonisti capaci di sfruttare al 100% le poche occasioni che la difesa di Indiana concederà. Gli Hurricanes sono stati bravi a mettere Toney nella condizione di fare la giocata anche quando tutti sapevano che la palla sarebbe andata a lui ma non possiamo pensare che questo sarà replicabile in maniera costante contro la la difesa di Indiana, quindi utilizzare il forte freshman anche come specchietto per le allodole è assolutamente un’opzione degna di considerazione. In difesa Heatherman ha avuto successo nell’individuare il punto debole della OL avversaria e sguinzagliarli contro il duo Bain-Mesidor, accoppiandoli anche nello stesso lato, lasciando la zona interiore a Scott e Blount e il lato opposto al giovane in crescita Lightfoot. La linea di Indiana è esperta e raramente non in sincronia ma è anche vero che ancora non ha affrontato una linea difensiva come quella di Miami. Riuscire a sporcare la maglietta a Mendoza sarà decisivo per abbassare l’efficienza un attacco che fino ad ora ha prodotto numeri da videogioco. Nella secondaria si sentirà sicuramente la mancanza di Xavier Lucas, il CB sarà fuori per tutto il primo tempo dopo essere stato squalificato per targeting contro Ole Miss, ed è molto probabile che Mike Shanahan (OC Hoosiers) cercherà di sfruttare l’ipotetico buco ad inizio partita.

Qualche curiosità sparsa….

….la partita si giocherà all’Hard Rock Stadium di Miami, ovvero la casa degli Hurricanes, ma non sarà esattamente un pubblico amico per Cristobal e compagnia con i biglietti divisi al 50%. Ci si aspetta comunque che i tifosi Hoosiers siano in netta maggioranza.

….Mendoza è nato a Miami, così come il CB D’Angelo Ponds, ed ha giocato alla Columbus High School, stessa scuola di Mario Cristobal. Nonostante le evidenti connessioni, Miami non ha mai reclutato attivamente Mendoza.
….Fernando Mendoza Sr., padre del vincitore dell’Heisman Trophy ha giocato a football con Mario Cristobal e Alex Mirabal proprio a Columbus HS.

….prima dell’arrivo di Cignetti, Indiana era la squadra di FBS con il maggior numero di sconfitte: oltre 700.

….se dovesse vincere Indiana sarebbe il terzo anno consecutivo che il titolo va ad un membro della Big Ten. Ovviamente il primo nella storia degli Hoosiers.

….se dovesse vincere Miami, Cristobal sarebbe il primo allenatore nella storia a vincere il titolo nazionale con la stessa università sia da giocatore che da allenatore.

….la ACC non portava una squadra in finale dal 2019 (Clemson).

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….qui per restare? Nel mezzo alla preparazione di semifinale e finale si è aperta l’unica finestra disponibile del transfer portal per la prossima stagione. Questo non ha fermato Cignetti e nemmeno Cristobal: Indiana e Miami sono state, ancora una volta, tra le squadre più attive.

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Guido Semplici

College Football - Co-Host di Scusate il CFB, mi trovate anche su Podcast Verso il Draft e su Twitter.

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