Il riassunto dei Quarti di Finale dei College Football Playoff

Si sono disputati i quarti di finale dei College Football Playoff che hanno promosso i 4 College che si giocheranno le semifinali.

Il Cotton Bowl si è aperto con un primo quarto dominato dalle difese, dove nessuno dei due attacchi è riuscito a trovare ritmo nei primi drive. Miami ha perso anche un fumble nelle fasi iniziali, ma la propria linea difensiva guidata da Ruben Bain Jr. e compagni è stata straordinaria nel mettere pressione costante sul QB dei Buckeyes Julian Sayin, costringendolo spesso a lanci affrettati.

Nel secondo quarto Miami ha sbloccato la partita con il TD del 7–0, ma l’azione che ha cambiato definitivamente l’inerzia è arrivata poco dopo: un brutto lancio di Sayin è stato intercettato e riportato direttamente in end zone per il pick six di Keionte Scott che ha portato i Hurricanes avanti 14–0. Su quell’errore si è vista tutta l’inesperienza del giovane QB in un contesto come questo dei playoff, una difficoltà già emersa nel Big Ten Championship perso dai Buckeyes contro Indiana.

Sayin è un QB tradizionale “da tasca” e poco incline a muoversi fuori dal pocket, ha sofferto enormemente la pressione, non avendo quasi mai il tempo necessario per leggere il campo e trovare con continuità i suoi target preferiti. Nonostante questo, il fuoriclasse che di nome fa Jeremiah Smith ha comunque lasciato il segno con una prestazione eccezionale: 7 ricezioni per 157 yard e un TD, inclusa una spettacolare ricezione da oltre 50 yard poco prima del pick six che aveva momentaneamente riacceso le speranze di Ohio State.

Nel secondo tempo Miami ha gestito la partita con grande maturità, affidandosi a un attacco ordinato e a una offensive line molto solida, capace di controllare il ritmo e proteggere il proprio QB. Carson Beck è stato impeccabile nella gestione del match, evitando errori e prendendo sempre le decisioni giuste nei momenti chiave, forte dell’esperienza accumulata in partite di questo livello durante il suo passato con Georgia.

Con una difesa dominante, un QB esperto e una linea offensiva all’altezza della posta in palio, Miami ha controllato il finale senza concedere reali possibilità di rimonta, conquistando una vittoria meritata e mandando un messaggio forte a quelli che hanno messo in dubbio il perché della loro presenza ai playoff.

L’Orange Bowl, si è trasformato in una vera clinica difensiva per gli Oregon Ducks, che hanno annichilito l’attacco di Texas Tech con una prestazione straordinaria chiusa con un perentorio 23 a 0. Fin dal kickoff, Oregon ha imposto il proprio ritmo, costringendo l’avversario a una lunga serie di three-and-out e conservando il possesso con grande efficacia. In un primo tempo dominato dal controllo territoriale e dall’efficacia difensiva, i Ducks hanno aperto le marcature con un field goal dalla lunga distanza di Atticus Sappington, che ha piazzato i primi tre punti dopo una serie ben gestita dall’attacco.

La svolta decisiva è arrivata nel terzo quarto quando Matayo Uiagalelei, con un strip-sack devastante sul QB avversario Behren Morton, ha creato un turnover che Oregon ha immediatamente trasformato in touchdown con Jordon Davison, consolidando il vantaggio. La difesa dei Ducks è stata la vera protagonista della serata: giocatori come Brandon Finney Jr. ha prodotto ben due intercetti e un fumble recuperato, soffocando ogni tentativo di reazione dei Red Raiders e contribuendo in modo cruciale allo shutout che non si vedeva in un Orange Bowl dal 1991.

In attacco, il QB Dante Moore ha guidato l’attacco con precisione e calma, completando 26 passaggi per 234 yard e controllando il ritmo, mentre Sappington ha aggiunto altri due field goal per chiudere il bottino.

Texas Tech, nonostante abbia avuto una grande stagione con una difesa solida e un attacco potente, è stato messo in difficoltà dall’enorme pressione di Oregon, riuscendo a totalizzare appena 215 yard e commettendo quattro turnover, un fattore che ha reso impossibile competere.

Indiana ha messo in scena una prestazione memorabile travolgendo Alabama per 38 a 3 allo storico Rose Bowl di Pasadena, segnando la prima vittoria nel Rose Bowl nella storia del programma. La partita è stata praticamente decisa nei primi due quarti, quando Indiana ha segnato i primi 24 punti grazie a una combinazione micidiale di passaggi e corse efficaci, mentre la difesa dominava il terreno di gioco. Indiana è andata al controllo totale, conquistando yard dopo yard, imponendosi nettamente anche alla linea di scrimmage e mettendo in seria difficoltà la produzione offensiva di Alabama. Il QB Fernando Mendoza, vincitore dell’ultimo Heisman Trophy, è stato protagonista assoluto con 192 yard su passaggio e 3 TD, orchestrando l’attacco con precisione chirurgica e leggendo costantemente la difesa dei Tide. I ricevitori Charlie Becker, Omar Cooper Jr. e Elijah Sarratt; hanno contribuito in modo essenziale, mentre il RB Kaelon Black ha aggiunto una solida produzione correndo per quasi 100 yard. La difesa degli Hoosiers è stata altrettanto dominante, concedendo solo 193 yard totali ad Alabama e limitando completamente il gioco di corsa dei Tide a soli 23 yard complessive (il gioco sulle corse che è stato il tendine d’Achille per tutta la stagione dell’attacco degli Tide), neutralizzando ogni tentativo di costruire un ritmo offensivo. Alabama, che aveva raggiunto i playoff dopo un’emozionante rimonta contro Oklahoma, è sembrata fuori partita per larga parte del match. Il QB Ty Simpson è uscito nella seconda metà dopo un infortunio, e il secondo QB Austin Mack ha guidato la serie che ha portato all’unico field goal di Alabama.

La vittoria non solo segna un momento storico per Indiana, primo Rose Bowl vinto e primo successo in un bowl dal 1991, ma rappresenta anche la sconfitta più ampia nella postseason della storia di Alabama.

Il Sugar Bowl tra Ole Miss e Georgia è stato una partita di emozioni crescenti, una sfida che ha cambiato volto più volte prima di trovare il suo epilogo nei secondi finali, con la vittoria dei Rebels per 39 a 34.

Il primo quarto è stato all’insegna dell’equilibrio e della tensione, con le difese attente a non concedere big play. A fare la differenza, però, è stato il kicker di Ole Miss Lucas Carneiro, autentico protagonista iniziale della gara: due field goal monumentali, uno da 55 yard e l’altro da 56, hanno dato ai Rebels un vantaggio prezioso e hanno subito spostato l’inerzia emotiva della partita.mNel secondo quarto gli attacchi hanno iniziato a prendere coraggio. Georgia ha trovato ritmo soprattutto con il gioco di corsa, grazie alle incursioni di Nate Frazier, prima di colpire con il TD su corsa da 12 yard del QB Gunner Stockton. Ole Miss ha risposto con un drive perfetto, guidato con grande lucidità da Trinidad Chambliss, ma Georgia ha rilanciato ancora, una bella azione di Cash Jones, seguita da una giocata di grande carattere di Stockton che, nonostante un colpo durissimo subito nell’azione precedente, ha corso personalmente per il suo secondo TD.

Il momento chiave del primo tempo è arrivato poco dopo: sul drive successivo dei Rebels, il RB Kewan Lacy ha perso il pallone su una corsa, errore immediatamente punito dalla difesa di Georgia con la pick six di Daylen Everette, che ha portato i Bulldogs avanti per 21 a 12. Ole Miss ha poi pasticciato nella gestione del cronometro nel drive finale, non riuscendo nemmeno a tentare un altro field goal prima dell’intervallo.

Nel secondo tempo la partita ha vissuto una fase di stallo iniziale: Ole Miss ha fallito una conversione sul quarto down, mentre Georgia ha mancato un field goal dalle 55 yard. Da quel momento in poi, però, il match ha cambiato completamente volto, è stato tutto Ole Miss. Chambliss ha iniziato a giocare un football semplicemente magnifico, alternando lanci precisi, letture perfette e giocate fuori copione. I Rebels hanno segnato 3 TD consecutivi, approfittando delle difficoltà di Georgia, apparsa sempre più fragile soprattutto in trincea. Emblematica la scelta di Kirby Smart di giocarsi un quarto down dalla propria metà campo, segnale evidente della scarsa fiducia nella propria difesa: una decisione che ha inciso profondamente sull’inerzia della partita.

Georgia, però, non ha mai smesso di lottare. Grazie a un Zachariah Branch letteralmente indemoniato, i Bulldogs sono riusciti a rientrare in partita e a pareggiare, lasciando però un minuto sul cronometro a Ole Miss. Un errore fatale. I Rebels hanno gestito quel possesso con sangue freddo, arrivando in zona field goal e affidandosi ancora una volta al loro cecchino Lucas Carneiro, che non ha tremato, centrando il field goal vincente da 47 yard che ha chiuso definitivamente la partita.

Gli infortuni che hanno perseguitato Georgia durante tutta la stagione si sono fatti  sentire, soprattutto in OL, DL e nella secondaria, con una pass rush troppo debole e un roster forse ancora troppo giovane ed inesperto per reggere una battaglia di questo livello. Dall’altra parte, Ole Miss ha giocato una partita quasi perfetta, trascinata da un Trinidad Chambliss straordinario, autore di una prestazione spettacolare e carica di significato personale.

È proprio questa la bellezza del college football: storie, emozioni e imprese che vanno oltre il semplice risultato. E il Sugar Bowl 2026 ne è stato l’ennesima, magnifica dimostrazione.

T.Shirt e tazze di Huddle Magazine Merchandising

Oleg Bogdea

Appassionato di sport americani, tifoso delle franchigie della città di Atlanta: Falcons, Braves e Hawks. Ma sopratutto amante del college football e tifoso dei Georgia Bulldogs.

Articoli collegati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Pulsante per tornare all'inizio
Chiudi

Adblock rilevato

Huddle Magazine si sostiene con gli annunci pubblicitari visualizzati sul sito. Disabilita Ad Block (o suo equivalente) per aiutarci :-)

Ovviamente non sei obbligato a farlo, chiudi pure questo messaggio e continua la lettura.