I fantasmi del passato sono stati esorcizzati al Lumen Field. In una finale della NFC che resterà negli annali per intensità e drammaticità, i Seattle Seahawks hanno staccato il biglietto per il Super Bowl LX battendo i Los Angeles Rams per 31-27. Davanti a quasi 69.000 spettatori in delirio, Sam Darnold ha completato la sua metamorfosi da promessa mancata a quarterback d’élite, lanciando tre touchdown e guidando la franchigia alla sua quarta apparizione alla finale NFL.
L’incontro si è aperto con l’aggressività tipica dei derby della NFC West. Seattle ha colpito per prima con un drive chirurgico concluso dalla corsa in end zone di Kenneth Walker III, ma i Rams hanno risposto colpo su colpo, sfruttando il piede di Harrison Mevis e una corsa di Kyren Williams per portarsi avanti 13-10 a ridosso dell’intervallo. È stato proprio negli ultimi secondi del secondo quarto che l’inerzia è cambiata drasticamente con un drive lampo di Seattle. Nella ripresa, il punteggio si è allargato (24-13) grazie a un errore dello special team ospite, prima che Matthew Stafford, mai domo, orchestrasse una rimonta furiosa con un touchdown di Davante Adams propiziato da una stupida penalità di Woolen che ha esteso un drive dei Rams destinato al punt. Il finale è stato una guerra di nervi: alla segnatura dell’ex di turno Cooper Kupp ha risposto il touchdown di Puka Nacua, che ha nuovamente accorciato le distanze sul 31-27, ma la difesa di Seattle ha retto l’urto finale chiudendo la porta al possibile sorpasso su un quarto e goal dalle quattro yard.
COOPER KUPP COMES THROUGH.
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PUKA NACUA. WOW.
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La partita si è decisa su una serie di episodi cruciali che hanno premiato il cinismo di Seattle e punito le imprecisioni di Los Angeles. Il momento di rottura più evidente è arrivato a soli 34 secondi dall’intervallo: sotto 13-10, Darnold ha orchestrato un drive magistrale da 74 yard, culminato nel touchdown per Jaxon Smith-Njigba che ha ribaltato il punteggio e distrutto psicologicamente il vantaggio tattico che i Rams sembravano aver acquisito. A questo si è aggiunto, nel terzo quarto, l’errore catastrofico di Xavier Smith: il suo fumble sul punt return ha regalato a Seattle una posizione di campo letale, convertita immediatamente nel touchdown di Jake Bobo che ha creato il solco decisivo. Dal possibile drive del sorpasso si è, invece, arrivati ai due possessi di vantaggio per Seattle, uno scalino che è risultato decisivo nell’economia della partita. Nonostante ciò, i Rams sono rimasti in vita grazie anche all’indisciplina avversaria, in particolare una penalità per taunting di Tariq Woolen che ha esteso un drive di Los Angeles altrimenti morto. Tuttavia, il vero capolavoro difensivo di Seattle è stato il “goal-line stand” precedente: costringere i Rams a consumare oltre 7 minuti per 14 giocate senza concedere il touchdown ha tolto tempo prezioso a Stafford per la rimonta finale.
Sotto la lente d’ingrandimento, la vittoria dei Seahawks porta la firma indelebile dei coordinatori Klint Kubiak e Mike Macdonald. Kubiak ha disegnato un piano gara offensivo perfetto per proteggere Darnold: l’utilizzo massiccio di movimenti pre-snap e play-action ha congelato i linebacker dei Rams, aprendo voragini nella zona intermedia del campo dove Jaxon Smith-Njigba ha banchettato (153 yard ricevute). La linea offensiva ha vinto la battaglia in trincea, concedendo solo tre sack e permettendo a Darnold di scansionare il campo senza panico.
Difensivamente, lo schema “Dark Side” di Macdonald ha mostrato la sua flessibilità. La difesa ha scelto deliberatamente di concedere i lanci corti a Stafford, togliendo però la profondità con coperture shell a due safety alte. Tariq Woolen è stato impiegato in marcatura quasi a uomo su Puka Nacua, isolando l’arma di sicurezza preferita di Stafford, mentre il front seven ha lavorato non tanto sul numero dei sack, quanto sul chiudere le linee di corsa, rendendo l’attacco di Los Angeles monodimensionale.
Per i Rams, la sconfitta evidenzia limiti strutturali che Sean McVay non è riuscito a mascherare. L’attacco è diventato prevedibile a causa dell’inefficacia del gioco di corsa: con Kyren Williams limitato a sole 67 yard totali, l’intero peso offensivo è ricaduto sul braccio di un trentasettenne Stafford. McVay ha cercato di allargare il campo con formazioni a tre ricevitori, ma senza la minaccia credibile della corsa, i Seahawks hanno potuto ignorare il box e saturare le linee di passaggio.
Tuttavia, il problema principale è stato difensivo. La linea difensiva non è riuscita a generare pressione interna organica. Senza dover raddoppiare gli uomini di linea, Seattle ha potuto mandare cinque ricevitori in traccia, sovraccaricando una secondaria che non poteva reggere la copertura per i 4-5 secondi concessi regolarmente a Darnold. Infine, il crollo degli special teams (fumble sul punt e copertura dei calci rivedibile) ha sottolineato una mancanza di concentrazione inaccettabile a questi livelli.
Ora Seattle vola verso il Super Bowl LX contro i New England Patriots con la consapevolezza di essere una squadra completa, capace di vincere sia con l’attacco aereo che con la difesa posizionale. Per i Rams, si apre una offseason di riflessione: la finestra per il titolo con Stafford è ancora socchiusa, ma si sta restringendo rapidamente. La priorità sarà ricostruire una pass rush credibile e trovare un successore per il futuro, con l’obiettivo imperativo di tornare competitivi per il Super Bowl 2027 che si giocherà proprio in casa loro, al SoFi Stadium.




