Ciao, sono The Ralph

Il saluto del vecchio stadio dei Buffalo Bills

Ciao, sono “The Ralph”

Qualcuno di voi mi conosce come “Rich”, altri come “Ralph Wilson Stadium”, i più giovani come “New Era Field” o “Highmark Stadium”. Questa è la mia storia.

Erano i primi anni ’70 quando nella mente di papà – Ralph Wilson – si materializzò l’idea che il vecchio Rockpile, al secolo War Memorial Stadium, non fosse più sufficiente come casa. La NFL pretendeva almeno 50.000 posti e quel rudere da 47.000 non bastava più. Così decise di costruirne una nuova, non in città, ma in una comoda periferia ad Orchard Park, su un terreno ampio che avrebbe accolto anche allenamenti e strutture per la squadra.​

Fu così che tutto iniziò: i lavori partirono il 4 aprile 1972 e, in tempi record, il 17 agosto 1973 venni inaugurato. Ero uno degli stadi più moderni dell’epoca, con tre livelli di tribune per oltre 80.000 spettatori e un “televisore” gigante – il tabellone originale – che costò a papà circa 1,25 milioni di dollari (l’equivalente di 8,4 milioni di euro odierni, un bel giocattolino!). Furono anni ruggenti: anche se i risultati non erano esaltanti, l’affluenza media sfiorava i 40-60.000 a partita e il rumore era assordante. Ero già noto come uno dei posti più ostici dell’NFL, con la mia gente che urlava, scalciava e faceva un fracasso che amplificavo, trasformando ogni viaggio a Buffalo in un trauma per gli ospiti. Ne ho viste di cotte e di crude, credetemi.​

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ralph wilson neve

La mia anima, la nostra storia

Ho visto grandi quarterback esordire e diventare leggende, comunità rinsaldarsi al mio interno, momenti epici e tragedie sportive. I miei muri raccontano 52 stagioni: non sempre le cose sono andate bene, e anche quando andavano bene… “ohhhhh boy”, mancava sempre quel penny per fare il dollaro. Ma siamo fatti così io e la mia gente: pronti a esaltarci e fare festa, mai di facili entusiasmi, sempre un po’ diffidenti e dall’aspetto freddo, ma poi caldi, bollenti e uniti. Siamo una blue collar city, abbiamo il nostro stile e la nostra identità.​

Ho visto pali abbattuti il 7 settembre 1980, quando i ragazzi interruppero la striscia di 20 vittorie consecutive dei Dolphins. Ho pianto per quattro Super Bowl persi, ho maledetto il Music City Miracle che diede il via a “The Drought” – 17 anni senza playoff. Ho visto Buffalo esplodere di gioia il 31 dicembre 2017 quando la maledizione finì a Miami. Ho vissuto il momento shock con Damar Hamlin, il TD return di Nyheim Hines per lui, e la mia gente donare. Donare sempre, a chiunque, in ogni occasione.​

L’addio di un vecchio amico

I miei muri trasudano la nostra storia, una storia che nessuno mi porterà via, che nessuno vi porterà via. Si amplierà nella nuova casa che i Pegula hanno deciso di donarvi per il nuovo millennio. Lo so, mi volete bene e ve ne voglio anch’io. Ho visto nascere amori, dichiarazioni di matrimonio, tailgate folli, tavoli spezzati, gente di tutto il mondo venirmi a trovare. Ma i tempi sono cambiati: per quanto vorrei sentirvi ancora chiamarmi casa, è arrivato il momento di farci da parte. Una parte di me resterà con voi, sempre. Basta alzare gli occhi al cielo: niente tetto, niente copertura! Freddo, neve e rumore. Fateglielo capire: la struttura è diversa, la casa è la stessa.

Dopo 52 anni di onorato servizio, per l’ultima volta – come per la prima – dopo aver battuto i Jets spengo le luci. Questa volta per sempre.
Grazie per i ricordi, è stato bellissimo. Non temete, sarà altrettanto anche nel nuovo.

Il vostro Ralph

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A cura di Luca Chirico

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Buffalo Bills Backers Italy

Una sola ed unica penna che scrive, portavoce di una piccola grande famiglia accomunata da una scriteriata passione per i Buffalo Bills.

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