Ciao Sean McDermott

Sarò lungo.
Non sarò diplomatico.
Sarò onesto, e sentimentale.
Se non avete voglia di leggere, fermatevi pure a un laconico: grazie, Coach.
Per chi invece vorrà…

Ciao Sean McDermott,

sono uno della tua gente. Uno di quelli che ti ha visto arrivare e che in te ha scelto di credere. Uno di quelli che ha sperato con te di ribaltare un presente triste e disastroso, che oggi — grazie a te — possiamo finalmente chiamare passato.

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Vuoi saperla una cosa, Coach? Io c’ero al wide right. C’ero già. Ricordo chi faceva il tuo lavoro allora. Ricordo Marv Levy, ricordo una squadra che tu non hai mai avuto. Ricordo le lacrime, ricordo il momento esatto in cui quella magia finì. Ricordo fin troppo bene anche chi venne dopo. Ricordo chi buttò via un Doug Flutie ancora integro, capace e vincente, per una fissazione personale, per orgoglio, preferendogli un Rob Johnson di valore nettamente inferiore. Ne ho viste tante. Troppe. Poi, un giorno, sei arrivato tu. Con quel tuo trust the process.

E io, illuso come sempre ma mai rassegnato, mi sono detto: “Che sia la volta buona?” E sì, lo è stata. Perché tu quel processo lo hai imposto davvero.

Hai imposto un modo di lavorare, di stare insieme, di rappresentare una squadra e una città. Ci hai restituito orgoglio. Ci hai dato motivi concreti per credere e sperare, non solo per fede cieca nei Buffalo Bills, ma perché qualcosa stava cambiando. Qualcosa lo avevi cambiato tu. Poi, come succede sempre, più si mangia bene e più si pretende di mangiare meglio.

E se siamo onesti fino in fondo — come ti ho promesso — dobbiamo dirci la verità: un po’ la nostra solita sfortuna, un po’ roster costruiti in modo discutibile, dove anno dopo anno il valore medio invece di salire restava fermo o scendeva; un po’ il tuo essere sempre allenatore e mai “carogna senza scrupoli”. È sempre mancato quel penny per fare un dollaro. Ma ehi, Coach: ti ho detto che sono uno della tua gente.

E per questo non posso che esserti grato. Ci hai ridato dignità. Eravamo una barzelletta, oggi siamo contender.

Per quello che conta, hai la miglior percentuale di vittorie della nostra storia. Ci hai fatto tornare a tifare a testa alta — o, quantomeno, ce lo hai reso più facile e infinitamente più piacevole. Meritavi un altro tipo di commiato. Meritavi di andar via con un anello. Anche per errori tuoi, purtroppo, non c’è mai stata davvero la possibilità di giocarselo fino in fondo. Ma sono onesto, fino all’ultimo: te lo saresti meritato. Hai fatto quasi tutto il possibile.

Forse non era ancora il tuo momento. Forse non era ancora il nostro momento. Prima o poi ci si riuscirà, anche se non insieme. Ma dannazione se sarebbe stato bello farlo con te. Oggi ti diciamo addio. E paghi colpe in parte tue, ma in larga parte di una gestione che prima ti ha remato contro e poi ti ha lasciato solo.

Da parte mia, e da parte di tanti come me, resta solo una cosa da dire:

Grazie di tutto.
Be good.
Do good.
God bless.
Go Bills.
Thank you, Sean

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Una sola ed unica penna che scrive, portavoce di una piccola grande famiglia accomunata da una scriteriata passione per i Buffalo Bills.

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