Venerdì mattina sulla nostra chat Telegram (iscrivetevi, ne vale la pena) è iniziata una interessante discussione tesa a valutare la stagione 2025 di Aaron Rodgers ai Pittsburgh Steelers. Cominciamo dicendo che Rodgers è un personaggio divisivo, quantomeno fuori dal campo, con le sue considerazioni al Pat McAfee Show e la passione per la ayahuasca, ma non vogliamo che questo influisca sul nostro giudizio, vogliamo limitarci a quanto ha fatto vedere sul campo in questa stagione.
Abbiamo quindi coinvolto due validi esponenti per ogni fazione: Giorgio per il NO, ovvero stagione negativa, e Mauro per il SI, ovvero stagione positiva.
Vi lasciamo alla lettura della loro opinione, ricordandovi che tra bianco e nero c’è anche molto grigio. I commenti sono a disposizione per il vostro parere.
La valutazione complessiva del 2025 di Rodgers, da parte di chi ha visto il giocatore in azione per tutto l’arco della stagione infatti, restituisce l’immagine di un quarterback che ha centrato gli obiettivi per cui era stato ingaggiato, rendendo l’esperimento annuale a Pittsburgh un successo misurabile.
Rodgers non è arrivato per replicare i picchi della sua carriera, ma per garantire stabilità, gestione dell’attacco, offrire esperienza e mentorship per una linea offensiva giovane ed una offense in generale che è ancora un cantiere in corso.
A 41/42 anni ha adattato il proprio stile di gioco a un sistema più rapido e conservativo, privilegiando lanci corti, letture immediate e riduzione degli errori, come dimostrano la percentuale di completi superiore al 65% e soli sette intercetti lanciati in quindici partite. I numeri complessivi — 3.028 yard e 23 touchdown — non sono da élite assoluta, ma raccontano una stagione efficiente, ordinata e funzionale al contesto, ben distante dall’idea di un rendimento negativo.
Ancora più significativo è il legame diretto tra le prestazioni di Rodgers e i risultati della squadra: nelle nove vittorie degli Steelers il suo passer rating sale a 110.6, con un rapporto touchdown-intercetti di 15-1, mentre nelle sconfitte il calo di rendimento riflette le difficoltà collettive più che un fallimento individuale.
Ridurre tutto a una partita storta significa ignorare che Pittsburgh ha centrato la 22ª stagione consecutiva senza record negativo, restando competitiva e in corsa playoff grazie anche alla presenza costante del suo quarterback.
Anche dal punto di vista economico, il valore della stagione è evidente: un contratto annuale da 13,65 milioni, con incentivi, ha limitato i rischi e massimizzato il ritorno, offrendo alla franchigia una soluzione ponte credibile in attesa del futuro. Infine, l’impatto intangibile — leadership, standard elevati, mentalità professionale — ha colmato un vuoto evidente dal ritiro di Roethlisberger.
Valutata nel suo insieme, la stagione di Rodgers è stata positiva perché coerente, utile e contestualizzata, non perché perfetta, e proprio per questo non può essere giudicata attraverso la lente deformante di una sola domenica negativa o dati soggettivi.
L’ultima di stagione vedrà riproporsi l’infinito duello Steelers Ravens per il titolo di division e l’accesso ai playoff: sarà il carattere delle squadre a decretare il successo, non di certo la performanze di un singolo individuo, anche se il suo nome è Aaron Rodgers
Aaron Rodgers è stato scelto per essere decisivo in quei momenti, per vincere quelle partite, per prendere le decisioni migliori a fronte della sua esperienza e del suo talento; in week 17 non ha dimostrato di essere la scelta giusta, con una gestione non all’altezza di un QB con la sua fama.
Autore di una stagione sottotono che lo ha visto al 31° posto dei QB nella valutazione overall di PFF, che non sarà la Bibbia ma suggerisce che il rendimento di Rodgers non si possa considerare nella prima metà dei pariruolo della lega, 26° in EPA (expected points added) per dropback, 40° in passing success rate, non sembra il giocatore ideale per affrontare i playoff che devono ancora essere conquistati contro una rivale divisionale nell’ultima partita di stagione.
Se l’obiettivo era avere un record positivo o andare ai playoff, non era necessario avere questo Rodgers, bastava il solito Tomlin che aveva già raggiunto questi risultati con Wilson/Fields o Pickett; sicuramente il front office Steelers puntava a un giocatore, che seppur 42enne, doveva dimostrare di essere capace di fare la differenza quando più contava, altrimenti tanto valeva tentare la sorte con un rookie. Le sue statistiche, anche quelle migliori come le 3.000 yard lanciate (18°) , i 23 TD (14°) e i solo 7 intercetti sono gonfiate da prestazioni contro pessime difese come i Jets (4TD) o i Bengals del periodo più nero della loro storia (4TD).
Si potranno addurre le attenuanti di un parco ricevitori non all’altezza (perché Josh Allen ce l’ha?), dell’età avanzata (mentre Flacco è un ragazzino?), del fatto che senza di lui chissà dove sarebbero finiti in classifica gli Steelers (come se sia un’impresa vincere la AFC North più debole della sua storia), ma la realtà è che se domenica Aaron Rodgers non vincerà la sfida in casa propria contro i Ravens la sua esperienza a Pittsburgh non potrà che ritenersi disastrosa.





Se non batteranno i Ravens la stagione di Rodgers sarà considerata negativa, non disastrosa… imho il valore di Pittsburgh è sempre stato il collettivo (difensivo) quindi secondo non è proprio nella filosofia degli Steelers puntare su un singolo giocatore sia esso puer Aaron Rodgers (a 42 anni).
Penso che dopo la partita di ieri sia abbastanza chiaro del “perché si”. Ovviamente parlo da tifoso Steelers, ma la partita di ieri non l’avremmo vinta con nessuno tra Pickett, Trubistky, Wilson o Fields. AR non è più ovviamente, l’mvp della NFL, ma assistito dalla squadra, è ancora un plus, anche per un team che abbia ambizioni di playoff. Quindi concordo con Mauro e spero di vederlo ancora un anno con la nostra maglia.
Sempre puntualissima la redazione, mi stavo proprio chiedendo perché ignorare un topic così rilevante e mi avete risposto subito nel migliore dei modi. Seguo il football da poco e mi sono appassionato soprattutto grazie al vostro lavoro. Alla luce della partita con Baltimore ritengo che l’opinione “perché sì” abbia avuto ragione. Il romanticismo è ancora uno dei motivi per cui il football riscuote successo e quanto è bello avere una storia di un vecchio qb con passato glorioso che c’è la fa ancora? Pittsburgh è una buona squadra ma non ha avuto una difesa dominante come in altre stagioni, in attacco, tolto Metkalf e in parte Freiermuth non ha alternative credibili sul lungo, eppure questo campione ha guidato la squadra in modo ottimo nel momento cruciale. Al di là delle antipatie personali vanno riconosciuti i meriti e non bisogna solo soffermarsi su fredde statistiche. I Wilson o i Pickett non ce l’avrebbero fatta in questo contesto, sfido a sostenere il contrario e parlo da uno che non ha mai amato Rodgers come persona.