Week 14 di regular season si conclude con la vittoria dei Los Angeles Chargers che all’overtime sconfiggono i Philadelphia Eagles per 22 a 19, in quel del Sofi Stadium.
Motivati dal condottiero Justin Herbert, fresco di intervento alla mano sinistra ed eroicamente in campo per il 100% degli snap, i Chargers di coach Jim Harbaugh hanno messo il punto esclamativo sulla loro stagione portando a casa lo scalpo dei campioni del mondo, scalpo pur sempre prestigioso, nonostante l’evidente e conclamato stato di decadimento di questi ultimi. Il Monday Night ha infatti sancito una volta per tutte la crisi dei Philadelphia Eagles di Sirianni, al terzo KO consecutivo e con una Offense allo sbando in tutti i suoi elementi, in campo ed in sideline.
La partita
Hurts inaugura con il canonico three n’out, marchio di fabbrica per mettere subito le cose in chiaro con quei tifosi che, sugli spalti o sui divani, speravano invano che il punto più basso si fosse toccato con i Bears: illusi. Herbert gli subentra con tutt’altro piglio, dopo qualche tentativo di lancio, Jim Harbaugh si ricorda delle razzie messe a segno pochi giorni orsono da Swift e Monangai, così decide di correre e guarda un po’, prima 60 yard di Vidal, poi Hampton ed infine ancora Hampton fanno sì che i Chargers trovino con agilità il TD del 7-0. Saquon Barkely corre meglio del solito, ma Philadelphia non riesce ad andare oltre i 3 punti raccimolati con un clacio di Jake Elliott. La Difesa di Philly tanto per cambiare si erge a baluardo, il fenomenale reparto linebacker blitza Herbert complicandogli la vita. Hurts invece preferisce complicarsela da solo e con un lancio ampiamente fuori misura per Smith rischia il primo intercetto di serata, la palla però batte sul turf di Los Angeles facendo tirare un sospiro di sollievo al buon Jalen, ignaro che l’appuntamento con l’infausto destino è solo rimandato.
Nel drive successivo la masterclass di tutte le giocate, un susseguirsi di eventi fantozziani che permettono in ultimo a Jalen Hurts di passare alla storia di questo sport, tra le altre cose, come l’unico giocatore ad aver mai lanciato un intercetto e fatto un fumble nella stessa azione. Posso solo immaginare il volto dei fanta manager che lo avevano schierato quando hanno realizzato che nel giro di pochi secondi Jalen aveva sfornato per loro un bel -4. Non si spiega tra l’altro come Hurts possa non aver visto il defensive lineman DaShawn Hand, un esile ometto da 6’3” per 302 libbre, cui ha messo la palla in mano senza indugio, ma alle spiegazioni ci dedichiamo dopo. Calcio di Dicker e 10-3.
Da’Shawn Hand picks off Jalen Hurts.
Da’Shawn Hand fumbles.
Jalen Hurts recovers.
Jalen Hurts fumbles.
Troy Dye recovers. @Chargers ball.CHAOS! pic.twitter.com/qHHMF3hFcG
— NFL (@NFL) December 9, 2025
Hurts ci ha evidentemente preso gusto e nel giro di poco tira un altro intercetto, questa volta su Jackson che va in agile undercut sull’ennesima leggibilissima hitch route di DeVonta Smith. La difesa di Fangio regge alla grande, Nakobe Dean forza un fumble, le corse di Barkley sono meglio del solito e Elliott riesce a portare gli Eagles a 6 punti. Seguono un altro paio di calci tra i pali, uno per parte, che fissano il risultato sul 13 a 9 per Chargers, Elliott sbagli il calcio del meno uno proprio allo scadere del primo tempo.
La cosa più bella prodotta da Philly arriva nel terzo quarto quando l’offense, portatasi ad una yard dalla conquista di un primo down, si dispone rapidamente per una canonica tush-push, ma quando i D-lineman in azzurro si tuffano in avanti nel disperato tentativo di fermare Hurts, costui passa la palla con un toss rugbistico a Saquon Barkley che corre finalmente 52 yard mettendo a segno la prima giocata esplosiva della stagione, a Dicembre. Eagles avanti per la prima 16 a 13.
Huddle break was quick.
Saquon was fast.@Eagles lead in LA 🦅 pic.twitter.com/DVeRIR26MmPubblicità— NFL (@NFL) December 9, 2025
Si susseguono un po’ di calci e qualche sanguinoso drop di AJ Brown, così la partita si chiude sul 19 pari. In overtime Dicker segna un non semplice field gol da 54 yard, la palla torna ad Hurts che compie in tutta onestà un buon drive, non fosse questo macchiato dal quarto intercetto personale che sancisce la fine del match e la vittoria dei Chargers. Un lancio forzato in su Dotson in doppia copertura, prima deflettato e poi acchiappato dalla secondaria di LA.
Cam Hart with an incredible tip.
Tony Jefferson with the game-winning INT.What a way to win it for the @Chargers ⚡️ pic.twitter.com/cV0XtRBbk7
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Finisce con i Chargers che rispondono a chi li aveva visti prematuramente in difficoltà, portandosi sul 9-4 e mettendo una bella ipoteca su dei playoff ampiamente meritati. Herbert gioca da eroe, il gioco di corse è buono ed i ricevitori, Allen e McConkey, sebbene tenuti a stecchetto da DeJean e Mitchell, sono una garanzia, cosi come la difesa ed l’infallibile Kicker… manca all’appello solo un reparto che ahimè è disastroso: l’Offensive line dei Chargers si conferma un colabrodo che priva gli uomini di Harbaugh di qualsiasi concreta velleità che possa andare oltre la comparsata al Wild Card nell’ offseason che verrà. Sette sono i sack subiti dallo stoico Justin, troppi. Troppi soprattutto dal momento che sono stati concessi ad una difesa che non ha mai fatto della pass rush il suo forte e che si presentava priva di Jalen Carter. Contro un attacco semplicemente normodotato, i così tanti turnover concessi sarebbero stati pagati a caro prezzo.
Per gli Eagles che dire, la stagione è ampiamente finita, è ancora possibile una partecipazione al torneo di Gennaio ma non per meriti propri, ma esclusivamente per demerito dei Cowboys di Dallas e di una division sciagurata. Hurts mette a referto per la seconda domenica consecutiva la peggior prestazione in carriera, 21/40 con 4 intercetti ed un fumble. Trovo sempre esilarante, per lo più per via della mia stupidità infantile, quella statistica che dice che se avesse spikato tutti i palloni snappati avrebbe avuto un QB Rating superiore al 31.2 portato casa. Il povero Jalen è in confusione totale, agli atavici limiti di visione e, soprattutto, progressione nelle letture, ha aggiunto un’inusuale imprecisione nell’esecuzione, figlia della mancanza di serenità che attanaglia questa offense e che porterà a tanti cambiamenti a stagione finita.
Molti in quel di Philadelphia si domandano se non sarebbe opportuno vedere all’opera Tanner McKee, il QB2 che si è messo in luce lo scorso anno e che ha ben figurato in pre season. E’ un’idea che stuzzica anche chi scrive, ma non perché si pensi che McKee possa essere in alcun modo la soluzione a questi problemi, ma perché sarebbe, se non altro, utile per valutare questa Offense e questo Offensive Coordinator al netto del facile capro espiatorio Hurts.
Non penso tuttavia che sia uno scenario possibile, poiché la NFL sarà anche un freddo business, ma panchinare il QB con ancora l’anello al dito mi sembra di difficile attuazione. Quindi basta, avanti così e poi sarà compito di Howie Roseman fare ciò che dovrà esser fatto per rimettere la macchina in carreggiata, anche con azioni dolorose.
Nelle prossime quattro partite Philadelphia affronta i Raiders e due volte i Commaders, due delle peggiori squadre della NFL, record alla mano. Tuttavia, pensare che per questi Eagles si tratti di tre facili vudoppie sarebbe un errore di concetto, implicherebbe l’utilizzo di una razionalità in base alla quale il più forte sulla carta dovrebbe avere la meglio sul più debole. Con il doveroso recentismo che serve per valutare il momento di ciascun team, il cosiddetto power ranking, bisogna accettare che gli Eagles di oggi hanno statistiche da ultimo percentile, per tanto, se gli uomini di Sirianni intendono presentarsi ai playoff, è bene che cerchino di alzare il livello, altrimenti ulteriori scivoloni, ben più imbarazzanti di questa e delle recenti sconfitte, si profilano all’orizzonte.
A cura di Riccardo Spada, per FlyEaglesFly Italia.




