“This ain’t the same old South Florida”. È questo il motto che gli studenti della University of South Florida usano per descrivere il teatrale ritorno in scena dei Bulls nel college football. Una frase che non è solo uno slogan ma una vera e propria rivendicazione, utile a marcare una netta discontinuità con il recente passato del programma. Ripercorriamo insieme le tappe della risalita e analizziamo le prospettive future, cercando di capire se USF potrà finalmente ritagliarsi un ruolo stabile nel panorama del college football americano.
In crisi già dal 2020, il punto più basso per USF venne raggiunto durante la stagione del 2022, conclusa con un record finale di 1-11 e senza neanche una vittoria in conference (0–8 nell’AAC). Il margine medio di sconfitta è stato di circa 13 punti, con quattro partite perse con uno scarto maggiore o uguale a 20 punti. Tali numeri raccontano una squadra che fatica a restare competitiva per quattro quarti e costretta ad inseguire avversari tecnicamente e fisicamente superiori. La difesa si è posizionata 130esima su 131 squadre FBS in base ai punti concessi per partita, mentre l’attacco risultava inefficiente e poco esplosivo, con difficoltà evidenti soprattutto nella red zone e nelle situazioni di terzo down. Tra le motivazioni di questa discesa la decisione di mettere in campo molti underclassmen, una scelta che, se da un lato mirava a costruire per il futuro, dall’altro ha evidenziato limiti di esperienza, leadership e profondità del roster. Tutto ciò portò ad un vero e proprio crollo della credibilità del programma, dimostrato da stadi spesso semivuoti, scarso interesse mediatico e un recruiting in netto calo.
Il disastro del 2022 ha però reso ancora più impressionante la rimonta successiva. La svolta avvenne nel 2023 con l’arrivo di Alex Golesh. Sviluppando un’identità tattica ben precisa e fortemente orientata ad un attacco up-tempo e aggressivo, in pochissimo tempo il nuovo head coach è riuscito ad implementare un vero e proprio reset culturale del programma. L’impatto di Golesh non si è limitato al playbook, ma ha coinvolto anche preparazione atletica e responsabilizzazione dei giocatori, elementi chiave per ricostruire fiducia interna. La stagione si concluse dunque con un record di 7-6 e una vittoria schiacciante di 45-0 al Boca Raton Bowl contro Syracuse. Questo risultato ha avuto un enorme valore simbolico, dimostrando che USF poteva nuovamente dominare una partita su un palcoscenico nazionale. Nel 2024, i Bulls hanno replicato il record 7-6 e conquistato un’altra vittoria nell’Hawaii Bowl contro gli Spartans della San Jose State University. La partita, designata come la più lunga nella storia dei Bowls, è finita dopo cinque overtime con un punteggio di 41-39, consolidando l’immagine di una squadra resiliente e capace di restare lucida nei momenti di massima pressione.
Tuttavia, il peak di USF è arrivato in maniera decisiva nel 2025. Infatti, quest’anno la squadra ha terminato la regular season con un record di 9-4 (6-2 nell’AAC) e, assenti dal 2018, i Bulls sono rientrati nei ranking della AP Top 25, ottenendo la posizione No. 18. Una riuscita significativa è stata inoltre la prima vittoria nella storia del programma contro i Florida Gators, all’epoca una squadra Top 25. Il risultato? Un ritorno al centro dell’attenzione nazionale dopo anni di anonimato e performance altalenanti. Nonostante la stagione si sia conclusa con una sconfitta 24-10 nel Cure Bowl contro Old Dominion, il calibro dei successi ottenuti è indubbiamente senza precedenti e pone delle basi solide per la prossima stagione.
In merito alle prospettive future, il programma potrebbe trovarsi di fronte ad un ulteriore momento spartiacque. Infatti, questo mese la squadra ha annunciato Brian Hartline come prossimo head coach.
A 5 star signing!! ✍️
Welcome to Tampa Bay, @brianhartline! 🤘 pic.twitter.com/xcywK2vbIb
— USF Football (@USFFootball) December 3, 2025
Ex offensive coordinator della Ohio State, è stato parte di uno staff che ha vinto il College Football Playoff e goduto di risultati eccellenti negli ultimi anni. La sua esperienza in un contesto d’élite come quello dei Buckeyes rappresenta un valore aggiunto sia in termini di preparazione tecnica che di gestione delle aspettative. Oltre ad esperienza strategica e mentalità (la cosiddetta “championship culture”), Hartline potrebbe portare miglioramenti anche nel recruiting grazie alla sua rete e reputazione regionale, fattore cruciale in uno stato altamente competitivo come la Florida. Inoltre, il progetto per la costruzione di uno stadio da $340 milioni nel campus di Tampa entro il 2027 (prima veniva preso in prestito il Raymond James dei Buccaneers) dimostra l’impegno a lungo termine dell’Università verso un totale rinnovo. Un impianto di proprietà non rappresenta solo un vantaggio logistico, ma anche un potente strumento identitario e di attrazione per atleti e tifosi.
Future home of the Bulls🤘 pic.twitter.com/wmUkhhZl02
— University of South Florida (@USouthFlorida) December 5, 2023
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Nel complesso, il percorso di USF appare come uno dei turnaround più interessanti del college football dell’ultimo decennio. Resta ora da capire se questo slancio potrà essere mantenuto nel medio e lungo periodo o se si tratterà di un picco isolato. Una cosa però è certa: South Florida non è più la stessa, e gli avversari sono stati avvisati.



