Una rimonta che vale il sorpasso (Seattle Seahawks vs Los Angeles Rams 38-37 OT)

I Seattle Seahawks hanno confezionato una delle rimonte più clamorose della stagione, ribaltando il risultato da -16 nell’ultimo quarto e battendo i Los Angeles Rams 38-37 all’overtime, in una sfida che ridisegna la corsa alla NFC West. Il risultato premia la lucidità nel finale di Seattle e lascia ai Rams il rimpianto di aver prodotto un volume offensivo enorme senza chiudere la partita.

Il primo tempo è stato abbastanza bloccato, con i Seahawks avanti nel primo quarto e Rams che girano l’inerzia nel secondo andando all’intervallo in vantaggio grazie a un attacco aereo esplosivo.
Nel terzo quarto Los Angeles allunga fino al massimo +16, costruendo un 30-14 che sembra una sentenza.
Il quarto periodo appartiene però a Seattle: parziale di 16-0, trascinato da big play offensivi e da una difesa finalmente aggressiva, per il 30-30 che forza l’overtime.
Ai supplementari i Rams colpiscono subito con un TD profondo di Puka Nacua, ma i Seahawks rispondono con il drive del sorpasso e la conversione da due punti che fissa il 38-37 finale.

L’attacco dei Rams ha costruito una partita quasi da manuale per tre quarti: 581 yard totali, nessun turnover, gestione del campo impeccabile fino al crollo finale. Matthew Stafford ha orchestrato un game plan fortemente orientato al passaggio, sfruttando le formazioni più aperte del solito e il gioco di motion pre-snap per isolare Puka Nacua e costringere la secondaria di Seattle a continui aggiustamenti. Nacua ha risposto con una prestazione d’élite (12 ricezioni, 225 yard, 2 TD), dominando sia sulle tracce intermedie che su quelle profonde grazie a letture perfette delle zone e a una chimica evidente con il quarterback.

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Dal punto di vista strutturale, Sean McVay ha insistito su concetti classici del suo playbook (flood a tre livelli, tracce profonde ad incrociare e uso spinto della play-action) per attaccare i vuoti tra linebacker e safety. Il gioco di corsa è stato più funzionale che esplosivo, usato per mantenere onesta la difesa e generare secondi down gestibili, ma mai realmente centrale nel piano partita. Il limite tattico dei Rams è emerso nella gestione del vantaggio: nel quarto periodo l’attacco si è fatto più conservativo, con chiamate meno aggressive sui primi down e una minore ricerca di Nacua in situazioni chiave, permettendo alla difesa di Seattle di giocare più in anticipo sulle tendenze.

Difensivamente, Los Angeles ha costruito il vantaggio con una struttura basata su una cover due con le safety alte e su fronti versatili per contenere il gioco esplosivo di Seattle, forzando Darnold a liberarsi della palla in situazioni non ottimali. La pass-rush ha inizialmente funzionato con pressione situazionale e qualche blitz selettivo, ma nel finale la difesa ha iniziato a concedere troppo sulle tracce intermedie, complici fatica e minore disciplina nelle zone. In particolare, le ultime serie difensive hanno mostrato una secondaria più passiva, con troppo cuscino sui ricevitori esterni e tackle mancati che hanno trasformato guadagni medi in big play.

Seattle ha impostato la gara su un equilibrio iniziale tra corsa e passaggio, cercando di non trasformare la partita in un puro shootout contro un attacco Rams sulla carta più esplosivo. Nei primi tre quarti l’esecuzione è stata altalenante, con drive spezzati e difficoltà a convertire i terzi down, ma nel quarto periodo l’offensive coordinator ha cambiato marcia, sfruttando il tempo rapido di rilascio di Sam Darnold e buttando nella mischia concetti di passaggio più rischiosi ma allo stesso tempi più remunerativi.

Il turning point tattico è stato il maggiore utilizzo di passaggi brevi e di schemi che liberassero rapidamente i ricevitori nello spazio, costringendo i Rams a placcaggi in campo aperto, dove la difesa ha iniziato a vacillare. Le corse di Kenneth Walker, inclusa una lunga galoppata da oltre 50 yard nel finale, hanno punito le difese leggere e i fronti più soft scelti dai Rams per proteggere il profondo, riequilibrando il fronte e rendendo più credibili le play-action. Inoltre, l’utilizzo di tight end e slot receiver su tracce out e corner ha sistematicamente attaccato i punti ciechi della zona intermedia di Los Angeles.

La difesa dei Seahawks ha avuto grosse difficoltà a contenere Stafford e Nacua per tre quarti, ma si è accesa quando il margine è diventato quasi proibitivo. Nel quarto periodo la pass-rush è diventata più aggressiva, con più stunt interni e una maggiore varietà di blitz dal secondo livello, costringendo i Rams a lanci meno puliti e a drive meno efficaci. Le regolazioni in coverage, con più coperture a uomo e meno zone statiche, hanno ridotto le finestre di lancio nel medio-corto che Stafford aveva sfruttato in precedenza.

Per i Rams, la partita gira su una serie di dettagli gestionali e tecnici. Il field goal sbagliato nel finale dei tempi regolamentari, in una situazione che avrebbe potuto ristabilire un margine psicologico pesantissimo, è il simbolo di una squadra che ha smesso di capitalizzare il proprio dominio offensivo. Quell’errore ha ridato a Seattle un’energia emotiva enorme e ha cambiato la percezione della partita su entrambe le sideline.

Altro episodio chiave è la sequenza di drive “sterili” nel quarto periodo: quattro punt e solo un field goal tentato, a fronte di un attacco che fino a lì aveva praticamente marciato a piacimento. La scelta di abbassare l’aggressività sui primi down, rinunciando a colpi verticali e a concetti che avevano valorizzato Nacua, ha permesso alla difesa dei Seahawks di giocare più bassa, anticipando le corse e i checkdown. Infine, nelle ultime serie difensive, un paio di tackle mancati su Walker e sui ricevitori dopo la ricezione hanno allungato drive che potevano essere chiusi, ampliando l’effetto valanga della rimonta.

Dal lato Seahawks, il touchdown lungo di Kenneth Walker nel terzo quarto è l’azione che riaccende definitivamente la partita, spezzando il ritmo difensivo dei Rams e dimostrando che la scelta di continuare a correre anche sotto di tre possessi era tatticamente sensata. Quell’azione costringe Los Angeles a rispettare di nuovo la minaccia terrestre, aprendo spazi maggiori per il passing game nelle serie successive.

In overtime, i due snodi principali sono opposti ma concatenati: prima il TD profondo dei Rams con Nacua, che avrebbe potuto essere la mazzata definitiva, poi il drive di risposta di Seattle che mostra nervi d’acciaio. La scelta, a conclusione del drive, di andare per la conversione da due punti anziché accontentarsi del possibile pareggio è il manifesto dell’approccio di Mike Macdonald: analytics, aggressività e fiducia nei propri schemi. Il disegno dell’azione – Saubert che si libera completamente solo in end zone grazie a un concetto di misdirection e all’attenzione catalizzata dal lato forte della formazione – è l’emblema di una chiamata perfetta nel momento più pesante.

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Con questo successo, i Seahawks balzano in testa alla NFC West e rafforzano in modo significativo le proprie chance di chiudere con il primo seed NFC, beneficiando del tie-break diretto sui Rams e di un calendario finale alla portata. La capacità di ribaltare una partita di questo livello dà a Seattle una forte iniezione di fiducia in vista di gennaio, ma mette anche in luce l’importanza di iniziare le gare con maggiore efficienza offensiva, senza affidarsi sempre alle rimonte.

Per i Rams, la sconfitta costa caro: si scivola dal controllo della division a una posizione da inseguitori, con probabilità ridotte di vincere la NFC West e maggiori possibilità di dover affrontare i playoff partendo da un seed wild card e in trasferta. Sul piano tecnico, la partita indica due priorità in vista della postseason: imparare a “chiudere” le gare quando l’attacco domina e trovare maggiore profondità di rendimento difensivo nel quarto periodo, per evitare che partite ben giocate si trasformino in rimonte subite.

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Massimo Foglio

Segue il football dal 1980 e non pensa nemmeno lontanamente a smettere di farlo. Che sia giocato, guardato, parlato o raccontato poco importa: non c'è mai abbastanza football per soddisfare la sua sete. Se poi parliamo di storia e statistiche, possiamo fare nottata. Siete avvertiti.

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