Il regalo di Natale che i tifosi di Chicago sognavano è arrivato con anticipo rispetto al previsto; anzi, i regali, perchè i Bears vincono contro i Packers nella terzultima giornata di campionato e con la complicità degli Steelers vincenti sui Lions ritornano ufficialmente ai playoff.
Quella di sabato al Soldier Field è una notte da incorniciare, una serata in cui sebbene i Bears siano partiti con il diesel e come spesso accade nella prima metà di gara tra le contendenti ci sia più studio che gioco, i padroni di casa si accendono nel finale e stordiscono dei Packers persi tra distrazioni e (forse) paure.
La partita è nettamente condizionata dall’uscita di Jordan Love per un colpo al casco falloso che lo manda out. Faccenda divisiva questa: la redazione di Huddle parte dal concetto che per i difensori non ci sia mai volontarietà ma sempre grande foga nell’arrivare al sack. A chi scrive questo articolo però qualche dubbio resta e per onestà lo si riporta. Poco cambia, Love esce aumentando le defezioni tra i titolari di Green Bay e Malik Willis prende il controllo dell’attacco ospite; fa anche bene perchè 9 lanci su 11 vanno completi con 121 yard e 1 TD Pass, ma la reazione finale di Caleb Williams e dello special team dei Bears è spaziale.
Caleb, che ricordiamo sempre essere solo al suo secondo anno, rimonta, dilaga, pareggia e vince con un colpo da vero campione! Di quelli che rimangono negli highlights per anni senza mai fare la polvere, perchè quel lancio da 46 yard per DJ Moore è tanto bello quanto possibilmente iconico per diverse ragioni: rivalità, ipoteca sul titolo divisionale, ritorno ai playoff, questioni di rivincite sui Packers e ancora… rivalità!
Pochi minuti trasformano il Soldier Field in una polveriera di urla e gioia.
Il fattore della fortuna lo teniamo buono fino ad un certo punto, dopo è necessario riconoscere i meriti e gli onori a chi spettano; e se Caleb Williams è il gioiello più splendente dei Bears, il lavoro di tutti gli altri componenti del roster, degli allenatori e della panchina è stato superbo.
Chicago ha trasformato la paura di perdere nella voglia di vincere e per quanto il gioco dei Bears non risulti ancora dominante (basta guardare la differenza tra punti fatti e subiti per capirlo), il record di 11-4 con tante vittorie raccolte nei finali di partita certificano la volontà e la determinazione nel cercare il successo ad ogni costo. Questione di mentalità che ha fatto lo switch passando da perdente e rimessiva al vincente e cinica.
Chicago vince il derby e ritorna ai playoff dopo 4 anni di assenze e di stagioni povere di contenuti. Oltretutto quell’eliminatoria del 2020 contro i New Orleans Saints era stata raggiunta a seguito di un 8-8 discutibile e con un esito talmente scontato che non aveva nemmeno senso seguire l’incontro. Ad incidere più del loro gioco, a favore dei Bears, era stato il nuovo contratto collettivo della prima stagione in cui la lega aveva allargato la partecipazione alla post-season includendo una squadra in più per conference.
Oggi la musica sembra aver cambiato sonorità e ritmi; i Bears arrivano ai playoff da outsider e con tutta la voglia e l’umiltà di fare esperienza e quantomeno di provare a giocarsela. Il titolo divisionale non è ancora assegnato perchè sebbene Chicago abbia 1.5 gare di vantaggio su Green Bay mancano ancora due giornate al termine della stagione regolare. Una vittoria dei Bears o una sconfitta dei Packers emetterebbe la sentenza definitiva.
Per i Bears c’è anche una fessura sulla finestra del BYE, equivalente di un turno di playoffs superato. Ma la lotta è serrata e il calendario non appare favorevole fino a questo punto perchè se nell’ultimo episodio di RS Detroit potrebbe avere tutte le ragioni per non curarsi del risultato, per lo scontro con i San Francisco 49ers del prossimo weekend non si potrà dire lo stesso.
Per Packers e Bears una vittoria casalinga reciproca bilancia gli equilibri, ma la minaccia di un incrocio nella wild card è molto grande e se così fosse la superiorità si potrà stabilire solo al next level.





