Finisce 24 a 15 per i visitatori l’incontro che, nel Venerdì Nero, vedeva i Chicago Bears affrontare i Philadelphia Eagles tra le mura del Lincoln Financial Field.
Gli Eagles giungevano a questa partita ancora frastornati dalla rimonta appena subita ad Arlington per mano dei Cowboys, mentre i Bears planavano sulle ali dell’entusiasmo di chi è fresco detentore, seppur temporaneo, della vetta di una division tutt’altro che semplice, grazie ad una bella vittoria sugli Steelers.
Verosimilmente a far la differenza in campo è stato più l’esacerbarsi della condizione di totale caos mentale che sta attanagliando questi Eagles, piuttosto che la buona partita messa in atto dagli uomini di Ben Johnson, cui non si intende in alcun modo toglier merito.
La partita
Nel primo quarto gli Eagles vedono la sfera con il contagocce e le poche volte che finisce tra le mani di Hurts si ripete inesorabile la sequenza più triste: corsa da due yard, hitch route da 5, incompleto e punt. Evidentemente ammorbati da questa noia i Bears decidono finalmente di premiare il loro pubblico e con un lungo drive, in cui convertono tutti i terzi down, l’ex DeAndre Swift mette a segno la corsa che vale 7 punti.
D'Andre Swift finishes a statement drive with a TD
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La Difesa di Fangio non è e non sarà mai colpevole di nulla anzi, chi vi scrive sarebbe stato felice di lasciarla in campo anche durante i drive offensivi, tuttavia fin dai primi snap si è notata un’inusuale vulnerabilità sulle corse dei Bears. La palla torna ad Hurts, altro drive mal costruito e mal eseguito con la macchia finale di un passaggio fuori tempo su slant route di Smith, chiude Elliott con il calcio del 7-3 cui risponderà poco dopo Santos per il ribadire la distanze.
Il primo tempo finisce con gli Eagles che arrancano, terzo e diciannove, scramble disperato di Hurts che lancia quattro yard a Shipley, ma purtroppo ne mancano altre quindici, uno sguardo verso il nulla cosmico e poi punt. Finisce così il primo tempo ed il secondo inizia con Hurts determinato a prendere più rischi di quelli che un play calling pigro gli concedere: intercetto. I Bears non capitalizzano e la palla torna a Philadelphia, Hurts si ricorda di avere le gambe e corre, AJ Brown vedendo la nave affondare si esalta nei numeri, trova ricezioni a ripetizione che culminano con il TD del 10-9. Sì, nove, perché Elliott calcia fuori l’extra point.
Hurts to Brown for the 33-yard TD!
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E’ evidente che questo attacco non possa in alcun modo vincere la partita da solo, serve una giocata delle D e questa puntualmente arriva grazie ad un intercetto di Jalyx Hunt che nonostante il nome da Pokemon defletta e cattura un lancio di Caleb e rimette la sua Offense in campo oltre le 50. Qui è dove si vincono le partite e Philly qui la perde. La fu infallibile tush-push culmina con un goffo fumble di Hurts che si fa strappare la palla dalle mani da parte di Wright.
what a play by Nahshon Wright
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A questo punto Chicago si rende conto di ciò che avrebbe rischiato e capitalizza con un TD di Monangai, ancora su corsa. Il rookie di Rutgers, Swift e lo stesso Caleb hanno arato il campo del Linc per 281 yard complessive, Coldiretti. E’ sostanzialmente già finita, ma c’è tempo per assistere alla giocata più bella, dopo l’ennesimo three n’ out di Hurts, Caleb Williams esce in scramble sulla sinistra ed in perfetta coordinazione mette un gianduiotto tra le mani del TE Kmet che vale il 24 a 9. Un lancio per pochi, classy. Siamo ampiamente in un lunghissimo garbage time quando un AJ Brown on fire regala il TD del 24 a 15, trasformazione da due fallita, successivo calcio di Elliott ancora fallito e game over.
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Analisi
La fede Eagles di chi scrive non è celata tanto quanto non lo è l’inevitabile frustrazione di vedere così tanta disfunzionalità in una squadra con così tanto talento. Sirianni si trova ora 8-4 in una NFC East assolutamente riaperta, la squadra è in confusione totale, il running game è verosimilmente il peggiore della Lega, Barkley corre mediamente 3 o 4 yard a portata, Venerdì sera 56 complessive in 13 tentativi. I ricevitori non hanno colpe evidenti, mentre il crollo di prestazione più conclamato è stato servito da Hurts, lanci pigri e spesso imprecisi. Al netto di un atavico limite nella progressione, l’esecuzione non è mai stata un suo problema, invece contro i Bears è stata assai claudicante. Questo è sintomatico di chi è in confusione mentale, di colui che non ha la serenità per mettere a terra ciò che saprebbe tranquillamente completare.
A mio personale parere questa non è una prestazione che Philadelphia può permettersi di commentare con il canonico “sotto a lavorare, testa alla prossima”. I problemi che caratterizzano questa offense da inizio stagione anziché migliorare si sono acuiti nel tempo, il play calling non si è mai evoluto, rimanendo sterile, estremamente scontato e di facile lettura per le difese. Sirianni, nel post partita, ha prontamente chiarito che non ci saranno cambiamenti. A me piace la solidità, purché non sia testardaggine, come ha commentato Nick Foles “there’s an art to play-calling that not everyone has”. Assolutamente lecito non cambiare, con la consapevolezza che questa stagione rischia di ricalcare quella del 2023, con una dignitosissima apparizione al Wild Card, ma infinitamente sotto le ambizioni con cui questa squadra era stata allestita.
Che bei Bears! Onestamente non mi ricordavo un DeAndre Swift così forte, ma i colleghi della redazione di FlyEaglesFly Italia mi hanno rinfrescato la memoria. Non è tutto lì, giocate offensive estremamente variegate e sapiente utilizzo delle motion rendono più che efficace una offense disegnata per sfamare più bocche possibili. Non c’è un play maker unico, ma si alternano regolarmente i vari Odunze, Moore, Zaccheaus, Burden, Kmet e Loveland.
La mano di Ben Johnson su questa squadra è sensazionale e la crescita di Williams ne è la testimonianza più evidente, uno spot nei playoff è sempre più vicino e sarebbe fondamentale per cristallizzare la crescita e muovere la franchigia al livello successivo.
A cura di Riccardo Spada, FlyEaglesFly Italia




