Sono più domande che risposte ciò che ci restituisce la sfida tra Buffalo Bills e Philadelphia Eagles, vinta da questi ultimi con il punteggio di 13 a 12 nella notte della domenica italiana.
Una delle poche risposte, l’ennesima, arriva dalla difesa di Philadelphia guidata dal coordinatore Vic Fangio, del quale mai e poi mai mi stuferò di tessere le lodi. Orfana di Nakobe Dean, ha arginato l’attacco del MVP regnante a soli 12 punti, mettendo a segno 5 sack ed un fumble forzato. Un’altra risposta è che Buffalo dovrà accontentarsi di un posto ai playoff, perché la sconfitta gli preclude matematicamente la conquista dell’AFC East, divisione che aveva dominato nel corso delle ultime cinque stagioni, ma che quest’anno deve lasciare ai redivivi New England Patriots di coach Vrabel.
Per il resto tante domande, da una parte e dall’altra, ma le lasciamo per dopo, prima dedichiamoci ad un breve e doveroso racconto del match.
La partita
Innanzitutto chiariamo una cosa, nonostante il punteggio basso, è stata una bella partita, emozionante e travolgente fino all’ultimo secondo, che di questi tempi, non è poca cosa.
Di solito a Buffalo a fine dicembre nevica tuttavia, sarà il climate change di Greta Thunberg, Domenica sera pioveva a dirotto, il campo ha tenuto in quanto in sintetico, ma l’acqua era tanta e la palla era assai scivolosa. Tutti si aspettavano un game plan di Philadelphia basato sulle corse, ma questa strategia avrebbe potuto mettere a rischio la religiosa osservanza della tradizione così, nello stupore generale, al primo possesso Hurts spara tre lanci uno dietro l’altro, three n’out e tradizione rispettata. Palla a Josh Allen che entra in campo gaudente, ma ci pensa velocemente la Difesa di Philly a fargli cambiare umore, prima con un sack, poi forzando un fumble ricoperto da Campbell che mette Hurts e compagni in posizione ideale.
L’occasione è ghiotta e Hurts non se la lascia sfuggire, bellissimo lancio per AJ Brown ed infine lancio su Goedert in endzone, che si fa trovare aperto per mettere a segno l’undicesimo TD personale, (nuovo record stagionale della franchigia per un TE), 7 a 0 Eagles. Nel drive successivo la difesa di Philadelphia impedisce ad Allen e compagni di segnare, così il primo tempo si chiude con due calci di Jake Elliot, alternati da un sack di Jalen Carter, di rientro dal lungo infortunio alla spalla, 13-0 Eagles.
Secondo tempo cambia tutto. Allen, come ogni eroe che si rispetti, progetta la remuntada, mentre l’offense di Kevin Patullo rimane negli spogliatoi ad asciugarsi i capelli. Nel terzo quarto la difesa di Philly tiene inizialmente botta, prima con un sack di Moro Ojomo e poi con un altro sack di Jalyx Hunt, che costa ad Allen una perdita di 20 yard. I compagni dell’attacco però non le concedono respiro e la rimandano in campo con un susseguirsi imbarazzante di three n’out e alla fine Buffalo sfonda ed entra meritatamente in endzone con la consueta tush-push, marchio di fabbrica degli avversari, ma utilizzata più di tutti dai Bills di coach McDermott, curiosamente in prima linea nella battaglia estiva per il ban. Il punteggio però rimane 13 a 6 perché Jalen Carter, con una poderosa sospensione degna di Sarah Fahr e Paola Egonu, defletta il calcio di Michael Badgely impedendo la trasformazione dell’extra point, giocata estemporaneamente innocua, ma successivamente decisiva per le sorti del match.
L’attacco degli Eagles non esiste, smette di correre e si incaglia su lanci resi ancor più difficili dalla pressione e dalla pioggia battente, senza contare i guanti di plastica!! Dannati, maledetti guanti di plastica anziché di pelle, sui quali Tom Brady ci ha fatto una testa così per tutta la serata, con boomeristiche, ma verosimilmente sagge, dissertazioni sul differente livello di grip. L’inerzia gira completamente e Allen sente il profumo dell’impresa.
Da un quarto e dieci disperato i Bills estraggono dal cilindro una hook-and-ladder che frutta un importante guadagno, segue un tracciante su Brandin Cooks in serata di grazia e la tavola è apparecchiata per la seconda tush-push di Allen che vale il 13 a 12. Mancano una manciata di secondi e la scelta di McDermott, la più razionale, è di giocare una trasformazione da due e chiuderla in trionfo ma, non è andata come sperato. Lancio di Allen fuori misura per un ricevitore comodamente aperto in endzone e partita che finisce con la vittoria degli ospiti, che con un ultimo sforzo acciuffano comodamente un tentativo di on side kick di Buffalo.
Le Domande
Personalmente tante, quelle che mi lascia questa partita.
Iniziamo dalla prima: con questa vittoria e la simultanea sconfitta di Chicago, Philadelphia di trova nel dilemma di come affrontare l’ultimo impegno di regular season contro i Commanders. Riposare i titolari e ritagliarsi un Bye virtuale in vista del Wild Card? Giocarsela a tutta contro Washington e sperare in un altro scivolone dei Bears per puntare al secondo seed, che vuol dire Green Bay in casa? A Sirianni l’ardua scelta.
Per il resto, dopo un primo tempo illusorio, in cui Hurts ha giocato a tratti divinamente nonostante le condizioni meteo proibitive, le 17 yard di total offense (diciassette!!!) messe insieme nel second half sono un pugno in pancia da togliere il fiato anche al più ottimista dei tifosi di Eagles.
Da un lato la difesa, reparto straordinario, forse la più forte muraglia di questa lega, dall’altro una offense che a fatica va sopra i venti punti, che sparisce paurosamente dal campo da un momento all’altro e che oscilla tra play calling oculato a chiamate apparentemente prive di logica, o per lo meno tali agli occhi di chi osserva attonito. La domanda che attanaglia il tifoso Eagles è con quale attitudine e con quale ambizione debba entrare in questi play off: con la fredda e lucida consapevolezza di una gita da chiudersi anzitempo o con la latente convinzione di essere, tutto sommato, l’ultima franchigia che i vari contenders vogliano trovarsi lungo il cammino perché, in fin dei conti, di riffa o di raffa, con un field goal bloccato, con un drop o con una giocata estemporanea, ad oggi li ha sconfitti tutti? Non ne ho idea.
Per quanto concerne Buffalo anche qui, le domande sono molteplici. Primo tempo tenuti a zero punti ed una offensive line che costringe Allen a liberarsi del pallone in tempi brevissimi o cercare fortuna in pericolose scampagnate fuori tasca. L’impressione è sempre che la squadra sia totalmente dipendente dal suo QB, cui si chiede di vincere da solo o quasi. L’AFC quest’anno è più aperta che mai: con Chiefs e Bengals già a Cancun ed i Ravens appesi ad un filo, Buffalo dovrà trovare il modo di far valere la sua maggiore esperienza in post season rispetto ad avversari che vi si affacciano per la prima o la seconda volta. Giusto avere fiducia, perché l’occasione è ghiotta, anche senza titolo divisionale e fattore campo.




