Remuntada! (Dallas Cowboys vs Philadelphia Eagles 24-21)

Finisce con la vittoria dei Dallas Cowboys per 24 a 21 il clash di NFC East che vedeva i texani opposti agli acerrimi rivali divisionali Philadelphia Eagles. Partita che si portava dietro oltre al consueto carico emotivo tipico delle rivalries, anche un valore intrinseco non indifferente: ultima spiaggia per la squadra di Jerry Jones per dare un senso alla stagione, nonché match point Eagles per chiudere de facto la contesa a est, puntare esclusivamente al seed di conference e, non da poco, eliminare Dallas definitivamente dalla corsa play off. 

La Partita

Gli Eagles, in Kelly Green all’AT&T Stadium di Arlington, partono ululando. Drive fluidi con Hurts che trova a ripetizione AJ Brown fino ad un tracciante centrale direttamente in endzone che porta gli ospiti avanti di 7. Dallas fatica ad andare in ritmo e la difesa di Fangio sembra rievocare le recenti prestazioni dominanti. Nel possesso successivo Mann, punter di Philadelphia, subisce un’improvvida carica che regala il primo down agli ospiti. Hurts e compagni non si fanno pregare, ancora AJ Brown protagonista, stavolta di un quasi TD, poi trasformato da Hurts con corsa centrale. E sono 14. 

Dallas soffre ed in questa fase Philly giganteggia, fumble di Turpin ricoperto da Baun, solito catch assurdo di DeVonta Smith, ancora Smith in jet sweep inchiodato a pochi passi dalla endzone e tush push. Siamo a malapena all’inizio del terzo quarto e Philadelphia è avanti di ventuno lunghezze a zero. 

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Spoiler: da qui in avanti l’attacco di Philadelphia esce dal campo, dallo stadio, dal Texas e dall’universo dello scibile umano. Rimane in campo la Difesa che tiene ancora per un po’, ma poi Prescott ed i suoi percepiscono il vuoto da colmare ed alzano il livello, sulle ali dell’entusiasmo che solo la prospettiva di un’epica remuntada può offrire. Come detto, dopo un intercetto di Blankenship in redzone, è il sempre più decisivo George Pickens a siglare il TD che regala i primi sette punti ai texani. 

Anche CeeDee Lamb alza il livello dopo qualche drop iniziale di troppo e muove le catene per Dallas con regolarità, il resto lo fanno le corse di Javonte Williams, che a differenza del povero Saquon Barkley (22y in 10 portate, 2.2 di media), riesce penetrare le maglie verdi con buon successo. Barkley per contro ricorda quegli esilaranti giapponesi, concorrenti di Mai Dire Banzai (celeberrimo show anni ‘90 della Gialappas) i quali, dopo aver superato l’ultimo ostacolo dovevano scegliere tra tre porte… ça va sans dire che l’ex Giants ha regolarmente scelto una delle due porte murate, schiantandosi regolarmente ed inesorabilmente contro i muri di maglie stellate all’altezza della linea di scrimmage

Torniamo ai Cowboys, touchdown di Spann-Ford, primo in carriera, e sono 14. Odore del sangue. Quarto quarto, Patullo non ritiene opportuno far passare il tempo, Hurts sparacchia alla bene e meglio, Philadelphia non c’è ed Elliott, che ha tra i piedi un calcio dalle 51, ritiene che sia più coerente sbagliarlo, per dare un segnale forte ai compagni. 

Prescott invece gioca a football molto bene, trova di nuovo Turpin e poi Pickens che riceve una bomba contestata. E’ quindi proprio il QB più pagato della lega a chiudere con un carpiato in endzone e portare il match in parità. Mancano 11 minuti e succede un po’ di tutto. I Philadelphia Eagles sono determinati a perderla e si impegnano con dedizione, lo sciagurato Barkley fa un fumble ricoperto da Dallas, il possesso torna indietro ma ecco un altro fumble dei verdi, stavolta su punt return, a poche yard dalla propria endzone. Finita? Non ancora. Dallas gestisce miseramente il possesso e l’offense di Philadelphia ha l’ennesima immeritata opportunità di far sorridere i suoi tifosi. A sorridere è invece Odighizuwa che asfalta Hurts e fa tornare lo sferoide ai compagni. Chiuderà finalmente Aubrey con un field gol per lui piuttosto banale, dopo un abile clock management di Prescott, finisce 21 a 24 peri padroni di casa. 

Su Philadelphia, cari amici di Huddle, non ho molto da dire, perché non so cosa dire. La disfunzionalità di questa squadra permette con non curanza di oscillare tra prestazioni da anello a sparizioni dal campo degne del miglior Giucas Casella, era già successo contro i Buccaneers e succederà ancora. Il roster allestito da Howie Roseman ha troppo talento per poter spiegare queste prestazioni utilizzando lo strumento della razionalità. Non riesco nemmeno a dare tutte le colpe a Patullo, per quanto la tentazione sia forte, ma c’è un problema di testa, di comando, di gestione, che a questo punto credo debba andare in capo all’Head Coach. Riflessioni. Ora il calendario Eagles va leggermente più in discesa, sulla carta, il che a mio modo di vedere è lo scenario ideale per nuovi scivoloni.

Anche su Dallas rimangono un po’ di perplessità. Scalpo indubbiamente importante, ma quanto mai tardivo in una stagione che pare inesorabilmente già andata a sud. Finché Philadelphia ha giocato da campione del mondo, o forse sarebbe meglio dire finché Philadelphia ha giocato, i Cowboys sono stati surclassati. Successivamente sono riusciti a capitalizzare solo alcune delle tante occasioni avute nei numerosi possessi. Pickens sempre più decisivo (9/9 per 146 e 1TD), al pari delle corse e di Jake Ferguson. Lamb sempre troppo impreciso al netto del suo stipendio, mentre gli innesti di Jerry Jones sulla trade deadline hanno portato nuova linfa vitale ad un coaching staff nuovo e che sta dimostrando ad ogni modo un percorso di crescita incoraggiante. 

In occasione della Festa del Grazie (cit.) i Cowboys se la vedranno con Mahomes e compagni, mentre Philadelphia dovrà cercare riscatto contro i Bears nel giorno del Black Friday, ma, nonostante l’emblematica giornata, temo che Ben Johnson non abbia intenzione di fare grandi sconti, quindi sarà meglio darsi una svegliata.

A cura di Riccardo Spada, FlyEaglesFly Italia

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