I Bears piegano i Vikings all’ultimo respiro (Chicago Bears vs Minnesota Vikings 19-17)

I Bears continuano a costruire le loro vittorie nella maniera più semplice ed efficace che si possa fare per un quarterback “work in progress” e a sette partite dalla post-season le eliminatorie non sembrano più utopia.

Come sempre le sfide interne tra Minnesota e Chicago sono tirate, punteggi vicini e difese serrate. Ma l’incontro di ieri ha una narrazione che non è fedele al tabellino poichè sebbene la sentenza dello score sia stabilita da due miseri punti di distacco, la domenica di Minneapolis ci ha mostrato tutt’altro.

I Bears ospiti dominano la partita impedendo a J.J. McCarthy di connettere con i suoi compagni e segandogli nettamente ritmo e cronometro: il QB Vikings trova gusto quei due-tre spunti nel finale che fanno rimettere il naso avanti a un minuto dal countdown, giusto il tempo di ricevere la doccia fredda…

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Per J.J. 16/32 con 150 yard, 1 touchdown e 2 intercetti (b2b), idee poco chiare e molta confusione; di certo la serie di drop dei suoi ricevitori non aiuta! Solo le corse di Aaron Jones e Jordan Mason gli danno margine e, forse, se i Vikings avessero insistito un pò di più sul running game la partita avrebbe potuto prendere una direzione migliore per i padroni di casa. Abbastanza palese che i Bears abbiano sofferto le corse più delle loro quattro(!) assenze nella secondaria che dovevano far banchettare i pallidi Justin Jefferson e Jordan Addison. Più che pallidi, invisibili.

Sponda Bears c’è una prestazione semi-speculare di Caleb Williams in quanto a conversioni, 16/32 come il diretto rivale in viola. Ma sul piano del gioco Williams è più efficace, più determinato e più incisivo. Si becca un paio di sack nel finale ma lancia pulito e preciso, risolve terzi down delicati e si concede persino il lusso di omaggiare lo U.S. Bank Stadium con una corrida non inclusa nel prezzo del biglietto!

Ben ci mette un pochino di tempo a capire che se ingaggia i TE la catena si muove fluida e quando lo capisce il gioco offensivo dei Bears è difficile da contenere; solo la buona difesa di casa argina i piani di Ben Johnson quando i drive diventano più concitati forzando lo special team di Chicago al calcio.

Special team che emerge dinamico e prepotente proprio quando i Vikings guadagnano il provvisorio vantaggio: Devin Duvernay ritorna un kick off da 56 yard con un taglio obliquo sul campo che manda fuori giri la copertura dei Vikings e posiziona Cairo Santos sulla zolla buona. Il brasiliano aveva appena commesso un errore sul FG e deve farsi carico di una responsabilità enorme. Ci riesce e Chicago vola.

La sfida tra Vikings e Bears premia i migliori in campo ed evita a Chicago di farsi fregare sul più bello come successo in week 1: quelli erano altri Bears, non ancora consapevoli dei loro mezzi e non ancora amalgamati come squadra. Qui l’asticella si è alzata e non di poco.

Chicago si posiziona momentaneamente sul 7-3 e la testa della NFC North rimarrà, almeno per una settimana, in Illinois. La classifica è emozionante per questi Bears, che si trovano anche al terzo posto della conference con un buon 5-2 nella stessa.

Il processo di crescita e avanzamento sta funzionando, lo switch tra la paura di perdere e la volontà di vincere ad ogni costo si è palesato e riconfermato in più occasioni durante le ultime settimane; Chicago però, delle squadre che sono ai vertici NFL, è quella che ha la differenza punti fatti/subiti meno credibile per via dei finali a denti stretti e con l’ossigeno in riserva. Serve trovare più ritmo sotto canestro ed iniziare a evitare di doverla chiudere, rimontare o vincere sempre all’ultimo secondo. Tuttavia i Bears si tengono il momento e se lo godono appieno!

Di contro, il 4-6 dei Vikings infossa Kevin O’Connell e la solita, difficile, ressa della NFC North non lo aiuta. Forse presto per alzare bandiera bianca, ma a questi Vikings non sembra concesso nemmeno il fatto di poter sperare nei miracoli.

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