Nella settimana degli upset anche i Philadelphia Eagles rispondono presenti all’appello e cedono per 21 a 17 ai Denver Broncos, tra le mura amiche. La partita non è di quelle da raccontare ai nipotini tenendoli in braccio. Si parte con un timido scambio di field goal, ma poi i padroni di casa prendono il largo grazie ad un touchdown di Dallas Goedert seguito da un altro ad opera di Barkley, non su corsa, bensì su passaggio. All’intervallo il punteggio dice 17 a 3 per gli Eagles.
Il secondo tempo invece ricalca il primo tempo visto coi Rams ed il secondo tempo contro i Buccaneers, una frazione in cui l’attacco guidato dal Kevin Patullo, Offensive Coordinator al primo anno, si spegne letteralmente e non riesce a mettere a terra nulla di concreto. Un vecchio lupo come Sean Payton non si fa pregare ed i suoi Broncos approfittano di questa sterilità con la loro concretezza. Prima un redivivo JK Dobbins e poi un resuscitato Evan Engram portano i Broncos a meno uno da Philadelphia.
Qui il capolavoro di coach Payton: sul meno uno e con 7 minuti ancora sul cronometro anziché impattare comodamente, l’head coach del Colorado decide una rischiosa trasformazione da due, che restituisce i frutti sperati e porta Denver sopra. Il punteggio finale è suggellato da un calcio di Lutz cui nulla può opporre Philly, se non un buon drive tardivo seguito da un goffo tentativo di heil mary pass.
The pass is incomplete and the @Broncos win! pic.twitter.com/vEgA9FC7Et
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Quella chiamata da due di coach Payton è lo schiaffo morale definitivo a Philadelphia, uno statement che recita “difendete bene e non so se avrò ancora occasione di segnare, ma ciò che non mi preoccupa è il vostro attacco”. Il coach aveva proprio ragione e si è meritatamente portato a casa lo scalpo dei campioni, fino a domenica “undefeated”.
The two-point conversion is good!@Broncos come all the way back to take the lead
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Philadelphia è in cerca di un’identità. Il running game che lo scorso anno ha travolto l’NFL come un uragano, è stato relegato a ruolo di comparsa: Saquon Barkley ha chiuso con 30 yard in sei portate e Dillon 12 yard con due portate, complice anche l’infortunio alla caviglia della guardia Landon Dickerson, costretto a lasciare la partita prematuramente, ma non si può ridurre a questo. Il game plan di Philly è stato interamente incentrato sui passaggi, Hurts è droppato nella tasca per ben 44 volte distribuendo ben 13 target per 157 yards ai suoi due wide receivers di punta, Smith ed AJ Brown. Questo ha funzionato nel primo tempo in maniera sorprendentemente efficiente mentre nella seconda metà, dando merito anche alla pressione portata da Denver (6 sacks!), si è sciolto in un nulla disarmante, sulle basi del quale una guardinga Denver, senza strafare, ha costruito mattoncino dopo mattoncino la sua vittoria.
Per contro alla difesa di Vic Fangio, coordinatore di Philadelphia, non si può rimproverare molto. Denver è stata tenuta a tre punti per metà partita, dopo di ché Nix (24/39 per 242 yard e 1TD) ha trovato il punto debole negli accoppiamenti sulla secondaria ed i forti WR dei Broncos hanno fatto il resto.
Chi, come il sottoscritto, ha visto le partite degli Eagles di quest’anno, era perfettamente consapevole che l’imbattibilità non sarebbe potuta durare ancora a lungo, vuoi un drop sanguinoso o vuoi un field goal bloccato e riportato in endzone, per un insieme di casualità (che certamente aiutano gli audaci) Philadelphia era sempre riuscita a trovare la via per la vittoria. Questa volta non è stato così e non escludo che possa essere un bene, che possa costringere Philly a fare un passo indietro, tornare alla lavagna e capire cosa si può fare meglio. Si gioca già giovedì in un affascinante Thursday Night Football contro i rivali divisionali della grande mela. Sarebbe forse stato meglio un bye per riflettere e cercare un’identità, ma al calendario non si comanda, risposta immediata oppure scenari tutti da definire.
Denver invece ha di che gioire, eccome se c’è un’identità, netta e marcata. Una squadra con la miglior redzone defense della lega, capace di portare pressione ai QB avversari con tutti i suoi elementi, Singleton, Bonitto e Allen sono stati una vera spina nel fianco dell’offense casalinga. Dall’altro lato Nix si conferma estremamente solido, al secondo anno da starter gioca con la saggezza di un veterano, consapevole tanto dei suoi punti di forza quanto dei suoi limiti, non forza mai la giocata, conduce e si lascia condurre dal suo capo allenatore. Denver è un bel progetto di ricostruzione ed ha tutte le carte in regola per replicare i play off dello scorso anno.
A cura di Riccardo Spada, FlyEaglesFly Italia




