È Skatoo Giants (New York Giants vs Philadelphia Eagles 34–17)

Nel Thursday Night Football disputatosi a New York, i Giants hanno sconfitto i Philadelphia Eagles per 34 a 17. 

Il rookie QB Jackson Dart apre le danze con un bel touchdown su corsa che elude la copertura in spy di Zack Baun, portando così i blu avanti per 7-3. La difesa dei padroni di casa prosegue la missione portando pressione su Jalen Hurts, sack di Brian Burns (il primo di due) e palla che torna tra le mani di Dart. 
Il ventiduenne talento di Ole Miss legge la debolezza della secondaria Eagles e punta il mirino sugli accoppiamenti che vedono Adoree Jackson, Kelee Ringo e Mukuba annaspare per tenere le coperture, il più delle volte senza successo. Proprio grazie ad un errore di lettura in coverage della safety Mukuba, Wan’Dale Robinson (6/7 per 84 yard e 1TD) si fa trovare wide open sulla side line, libero di correre in endzone e portare i suoi sul 13 a 3. 

Philly alza la testa e Hurts inizia a far volare il pallone su AJ Brown, Smith e soprattutto il tight end Goedert (9/11 per 110 yard e 1TD), bersaglio preferito e target dello shavol pass che riporta gli Eagles a distanza di un field goal da NY. La difesa di Philly tiene ed il drive che ne segue culmina con quattro e dico quattro tush-push consecutive (la prima viziata da un’evidente falsa partenza) che portano il mucchio selvaggio oltre la linea ed il punteggio sul 17 a 13 per gli uomini di Sirianni.

Inizia qui il Cam Skattebo show, bel drive di Dart e chiusura prepotente del fenomeno ex Arizona State che porta avanti sul 20-17. Hurts si trova la palla in mano con 1’12” da giocare, non tantissimo ma più che sufficiente per entrare almeno in un territorio amico per il suo kicker. Su un terzo down, a 15 secondi da fine primo tempo ed in uscita da un time out inopportunamente chiamato da Daboll, Hurts fa l’unica giocata che la mente di un QB non avrebbe nemmeno dovuto contemplare in questa situazione: corre. Risultato: ginocchio a terra prima del down, Hurts si alza disorientato, palla sulla line of scrimmage, ma non si può fare spike perché è un quarto e così, mestamente, si chiude il primo tempo. Questa giocata, che è quella su cui ho deciso saggiamente di tornare a dormire dopo un’eroica sveglia alle 2:15am, è l’emblema della confusione che regna sovrana nell’Offense di Kevin Patullo e che regnerà sovrana anche nella testa dello stesso Hurts nel corso di tutta la ripresa. 

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Appunto, la ripresa. Hurts la inaugura sbagliando di misura un lancio su DeVonta Smith wide open che sarebbe valso un TD da 90 yard. Il resto della frazione ha un nome ed un cognome: Cam Skattebo. Il coltellino svizzero di marca Sun Devils non è solo hype ma anche sostanza, mette a segno altri due TD tante belle corse e persino qualche ricezione e chiude la serata con 110 yard complessive e 3TD.

Gli Eagles invece proseguono nel segno del caos, Hurts lancia il primo intercetto della stagione (l’ultimo risaliva a 305 lanci fa) tra le braccia di Flott in undercut su Dotson ed AJ Dillon commette un fumble, forzato sapientemente dalla difesa di NY. Philadelphia rimane a zero punti nella ripresa e Dart torna in campo in tempo, dopo un giro nella tenda blu, per inginocchiarsi e ricevere i meritati allori

Non più di quattro giorni fa commentavo privo di stupore la sconfitta degli Eagles contro i Denver Broncos, per una squadra nelle condizioni di Philadelphia, nel pieno di una crisi di identità, specialmente offensiva, la cosa peggiore possibile poteva essere un Thursday Night e la conseguente impossibilità di elaborare un remediation plan. La partita contro New York ha definitivamente portato in superficie i problemi dei Campioni in carica: una OL che non performa più come lo scorso anno, un running game che non gira più, la mancanza di un game plan ordinato, l’inesperienza del play caller ed infine, anche il crollo qualitativo della difesa, specialmente nella secondaria, dove in offseason si è deciso di perdere giocatori del calibro di Isiah Rodgers (bussare a casa Vikings in caso di perplessità), CJ Gardener Johnson e un pro-bowler come Darius Slay, aggiungiamo poi le assenze per infortunio di Jalen Carter, Nolan Smith e Quinyon Mitchell ed ecco spiegati in buona parte i 34 punti subiti dal reparto di Vic Fangio al quale, sia chiaro, non mi sento di rimproverare alcunché. E’ evidente che Philadelphia abbia bisogno di uno scossone, lo scorso anno lo scossone era coinciso con l’inizio della “Nick Baldianni Era”, ma pare che il capo allenatore non abbia intenzione di rasarsi nuovamente i capelli, quindi non rimane che sperare che i vari Hurts, AJB, Barkley e Smith si guardino nelle palle degli occhi e decidano cosa voler fare di questa annata. Per quanto i tifosi di Philly chiedano da week uno la testa di Patullo, la probabilità che si materializzi un cambio in regia è minima se non inesistente. Gli Eagles sono in uno status che ricorda molto l’implosione del 2023, in cui, in assenza di una reazione immediata, potranno perdere con chiunque da qui alla fine. 

Oltre chi ha perso c’è anche e soprattutto chi ha vinto! Diamo merito a questi Giants. Premetto, io sono una facile vittima dell’hype immotivato ed ammetto che il draft 2025 di New York mi avesse letteralmente travolto, a partire da Abdul Carter, Edge da Penn State e tifoso Eagles, passando per Skattebo che aveva fatto magie coi Sun Devils fino a Dart, che con una buona ma non eccezionale annata ad Ole Miss si era però messo in luce durante la combine al punto da convincere il GM di New York a fare trade-up per portarlo a roster al primo giro. Sia chiaro, presto a mio avviso per pesare seriamente i Giants, vittoria prestigiosa contro una rivale divisionale, ma come analizzato prima, in questo momento gli Eagles sono estremamente vulnerabili. 

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Veniamo a questi due rookie che si sono presi la grande mela, Dart ha una notevole pocket awerness ed un braccio preciso e potente, bravo in scramble e micidiale sulle corse, tuttavia troppo propenso a prendere colpi e su questo Daboll deve assolutamente intervenire prima che lo faccia qualche linebacker, a modo suo. Superfluo dire che il discorso valga anche per Skattebo, ma solo in linea teorica, perché non credo che lui abbia un modo di giocare diverso da questo e francamente gasa non poco. Insomma, New York è felice, emana vibrazioni finalmente positive ed è sulla buona strada, ma deve fare attenzione a proteggere le sue stelline e costruire sapientemente attorno a loro. 

Tra sole due settimane le due squadre si riaffronteranno al Lincoln Financial Field e sarà una partita ancora più decisiva nell’indirizzare la stagione di ciascuna delle due franchigie della NFC East. 

A cura di Riccardo Spada, FlyEaglesFly Italia.

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