Due chiacchiere con John Randle

La leggenda dei Minnesota Vikings analizza l’evoluzione della difesa

John Randle non ha bisogno di presentazioni. Icona dei Minnesota Vikings e membro della Pro Football Hall of Fame, è stato per anni l’incubo dei quarterback avversari, protagonista di una delle linee difensive più temute degli anni ’90. Oggi, da attento osservatore, Randle guarda con orgoglio — ma anche con spirito critico — all’attuale difesa dei Vikings, analizzandone l’evoluzione e indicando la strada per tornare grandi.

Abbiamo raccolto le sue riflessioni in un’intervista esclusiva, in cui la leggenda “purple” parla di schemi, leadership e della fame che serve per vincere nella NFL moderna.

D: Come vedi la difesa attuale dei Vikings rispetto alle unità dominanti in cui hai giocato alla fine degli anni ’90?

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John Randle: Beh, penso che questa difesa oggi sia composta da più free agent, ma con il loro coordinatore difensivo stanno blitzando molto. Vedo che i nostri linebacker sono il fulcro principale, più dei linemen difensivi.
Quando giocavo io, tutto partiva dal fronte: cercavamo — non dico fosse una regola fissa — ma il nostro obiettivo era mettere pressione al quarterback con i quattro davanti.
Ora, invece, la pressione arriva dai nostri straordinari linebacker: Jonathan Grenard, Van Ginkel. Sono loro a esercitare pressione e anche a confondere il quarterback. È una parte fondamentale di quello che fa la nostra difesa oggi.

D: E cosa pensi che serva ai Vikings per superare finalmente questo ostacolo e vincere il Super Bowl?

John Randle: Penso che l’attacco debba trovare maggiore stabilità nel ruolo di quarterback. Negli anni siamo stati bravi a inserire diversi quarterback, ma io credo nella continuità: un solo quarterback, stabile.
L’attacco deve essere un po’ più produttivo, per bilanciare la difesa. E quando l’attacco è più efficace, anche la difesa ne trae beneficio, perché resta meno tempo in campo e subisce meno pressione.
Una cosa che noto è che, se la difesa gioca troppo, le altre squadre cominciano a capire i tuoi schemi. Quindi, se la difesa resta meno in campo, possiamo mantenere più a lungo nascoste alcune delle nostre tattiche.

D: Quale giocatore attuale dei Vikings incarna meglio la passione che tu mostravi in campo?

John Randle: Oh mio Dio. Direi un paio di giovani. Uno è Rodriguez. È anche lui del Texas e viene da una piccola università, Texas A&M-Commerce, che assomiglia alla mia, Texas A&M-Kingsville.
Mi piace Rodriguez, ma anche Ivan Pace Jr. Mi rivedo in questi giovani: arrivano pieni di energia, felici di essere in NFL, entusiasti di giocare e di fare grandi azioni.
Io, ogni stagione, ero felice di fare giocate importanti. Guardando quei due, soprattutto Rodriguez — che usa anche il trucco sul viso — mi rivedo completamente in lui.

D: E qual è, secondo te, l’obiettivo realistico per la squadra quest’anno?

John Randle: Per me, come sempre, è battere Green Bay. È in cima alla mia lista: batterli due volte all’anno.
Ma anche vincere contro Detroit e Chicago, perché sono squadre della nostra divisione e vogliono prenderci a calci. Quindi voglio che siamo noi a prenderli a calci, finire primi nella divisione e vincerla. Per me e per i tifosi dei Vikings, questo è l’obiettivo principale.

Audio della intervista

Scheda

John Anthony Randle
Ruolo: Defensive Tackle
Nato: 12 dicembre 1967, Hearne (Texas)
College: Texas A&M–Kingsville
NFL Team: Minnesota Vikings (1990–2000), Seattle Seahawks (2001–2003)
Numero di maglia: #93
Sack in carriera: 137,5 (tra i primi 10 di sempre nella NFL)
Partecipazioni al Pro Bowl: 7
Hall of Fame: Inserito nella Pro Football Hall of Fame nel 2010
Curiosità: Celebre per il suo trucco nero sotto gli occhi e per la sua energia inarrestabile, Randle era noto anche per il “trash talk” con cui intimidiva gli avversari.

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