La partita tra Pittsburgh Steelers e Minnesota Vikings non è stata una sfida qualunque: era la prima partita di stagione regolare della NFL mai disputata in Irlanda, al Croke Park di Dublino. L’organizzazione non ha lasciato delusi i fan europei, e sicuramente, avrebbe reso orgoglioso il compianto Dan Rooney, che ricoprì le vesti di ambasciatore in Irlanda durante la presidenza Obama.
Questa partita tra l’altro, è una sorta di re-match tra le due squadre: la prima volta degli Steelers fuori dal territorio statunitense, vide appunto la franchigia di Pittsburgh confrontarsi con i Vikings nel 2013 a Londra, con i Vikings che prevalsero per 34-27. Questa volta a spuntarla sono stati i Pittsburgh Steelers, che hanno superato i Minnesota Vikings 24-21 dopo una gara vibrante, dove per tre quarti abbiamo visto il potenziale di questi Steelers, inespresso nelle prime uscite stagionali e come di consueto l’ultimo quarto ha messo a prova le coronarie dei fans degli Steelers..
Coach Mike Tomlin ha impostato la partita con un piano chiaro: sfruttare l’esperienza di Aaron Rodgers per colpire nei momenti cruciali e affidarsi al dinamismo di Kenneth Gainwell – che sostituisce l’infortunato Warren all’ultimo minuto – per controllare il cronometro. La scelta ha pagato: Rodgers, chirurgico (18/22, 200 yard e un TD), ha trovato nel profondo D.K. Metcalf per un touchdown da 80 yard che ha acceso lo stadio, mentre Gainwell ha macinato terreno e firmato due TD. Tatticamente l’aver supportato la offensive line degli Steelers aggiungendo Spencer Anderson, e Darnell Washington, ha ripagato in quanto è riuscita a limitare i blitz disegnati dal DC Flores e limitando una difesa valida ed aggressiva come quella dei Vikings.
In difesa, la pressione disegnata da Teryl Austin è stata devastante: sei sack e due intercetti, di cui uno firmato da T.J. Watt, sono alcune statistiche che indicano quanto la difesa sia stata impeccabile per tre quarti della partita..
Per Kevin O’Connell e i suoi Vikings, la partita è stata una montagna russa. Il piano offensivo si è affidato al braccio di Carson Wentz (350 yard, 2 TD e 2 intercetti), ma la linea offensiva ha mostrato crepe evidenti, incapace di contenere gli avversari. Nonostante le difficoltà, Minnesota ha trovato risorse preziose in Justin Jefferson (10 ricezioni, 126 yard) e nel rientrante Jordan Addison (114 yard). L’attacco ha mostrato lampi di grande spettacolo, come la connessione da 81 yard tra Wentz e Addison, ma nei momenti chiave i Vikings hanno pagato caro l’imprecisione: 4 conversioni su 14 nei terzi down e un drive finale concluso con un incompleto in end zone.
Prospettive: due squadre in cammino diverso
Gli Steelers (3-1) escono da Dublino con fiducia nonostante gli infortuni patiti durante la partita (Ramsey e Austin III in particolare), ben venga in questo caso la bye week.
La prestazione della squadra in generale è stata la migliore alla quale i fan degli Steelers hanno assistito ovviamente c’è molto da lavorare ancora, tuttavia se gli Steelers continuano su questo cammino, saranno un ostacolo ostico per tutti o quasi, da affrontare.
I Vikings (2-2), invece, si ritrovano a un bivio. Il talento di Jefferson e Addison è un’arma straordinaria, ma serve più equilibrio: senza un running game affidabile e con una linea in difficoltà, Wentz rischia di dover forzare troppo. O’Connell dovrà lavorare sul terzo down e sulla protezione del quarterback per rendere la squadra più solida nei momenti decisivi.
Una notte che resterà nella storia
Oltre al risultato sportivo, la partita di Dublino resterà negli annali della NFL. 74mila spettatori, un’atmosfera elettrica e un match spettacolare hanno confermato che il football americano può appassionare anche in Irlanda. E per Pittsburgh, legata alle radici irlandesi della famiglia Rooney, il successo assume un valore speciale, quasi familiare.




