Fulmini e sputi (Philadelphia Eagles vs Dallas Cowboys 24-20)

Pochi istanti prima che Philadelphia Eagles e Dallas Cowboys calcassero il terreno del Lincoln Financial Field, in campo e sugli spalti si è tenuto un pirotecnico ed elettrizzante show che ha emozionato i tifosi della Pennsylvania in un climax ascendente culminato con lo svelamento del World Champions Banner per la stagione appena conclusasi. Subito dopo sono entrate le due compagini, acerrime rivali divisionali, pronte per aprire una nuova stagione di NFL davanti ad un pubblico impaziente, tanto quanto noi, di tornare a vedere e vivere Football. Gli Eagles hanno resistito e si sono imposti su dei buoni Dallas Cowboys per 24 a 20, ma l’inizio e lo sviluppo della partita sono stati tutt’altro che semplici. 

Iniziamo subito con il fattaccio, Jalen Carter, dominante D-lineman al terzo anno, proveniente da Georgia, si fa cacciare inesorabilmente dalla partita prima ancora che possa riecheggiare il primo “here we go” di Prescott. Così gli Eagles, con una difesa già ampiamente rivoluzionata rispetto a quella che pochi mesi fa si regalò un anello, perdono una delle poche certezze in campo, se non l’unica. Senza Carter, che è solito impegnare almeno due elementi dell’OL avversaria, la pass rush degli Eagles diventa una specie di solletico, manna per Dallas. Come se questo shock non bastasse per tramortire i tifosi di Philadelphia, mentre Carter si esercita nell’emulazione dei lama, il full back Ben VanSumeren, che tanto aveva lottato per conquistarsi uno spot nei 53, fissa il vuoto con lo sguardo di chi sa già tutto, mentre viene trasportato fuori dal campo, stagione finita, anzi, nemmeno iniziata.

Meno due. La partita può finalmente cominciare. 

Dak sfama con disinvoltura i suoi WR, Lamb ed il neo acquisto Pickens, macinando le yard che servono a Javonte Williams per portare di corsa la palla in endzone e sancire il 7-0 iniziale per gli ospiti. Il sette pari arriva nel drive seguente con un TD di Hurts su corsa. 

I velocissimi ricevitori di Dallas beneficiano di accoppiamenti tutt’altro che irresistibili con la secondaria dei verdi ed il terzo drive si conclude con il secondo TD personale di Javonte Williams, 14-7 Dallas. Anche Dallas ha a che fare con un’assenza che si fa sentire, quella del numero undici recentemente accasatosi nel freddo Wisconsin, ne consegue che anche la pass rush texana si riveli leggerina, Hurts ha tempo per leggere, scrivere e volendo anche disegnare nella tasca, tuttavia lui preferisce correre e lo fa bene. Seconda trasformazione personale, 14 pari. Nel drive seguente Dallas viene contenuta ad un calcio che Aubrey ovviamente trasforma, gli Eagles ne approfittano e Saquon Barkley regala la prima gioia ai suoi tifosi oltre che hai tanti fantasy coach che avranno investito la loro prima scelta su di lui nei draft di quest’anno: 21-17, che poi diventa 21-20 con un altro calcio di Aubrey dalle 51, Philadelphia in vantaggio all’intervallo. 

Nel terzo quarto Jake Elliot centra i pali da 58 yard e questa è senz’altro una notizia. Il veterano kicker di Philadelphia aveva dato segni di ritrovata brillantezza già durante la cavalcata degli scorsi playoff, ma 58 yard erano una distanza da cui Sirianni era solito optare per il punt, invece, in una nuova era in cui anche un Cam Little qualunque calcia dalle 70, il vecchio Jake reclama il suo posto. Philly sopra di 4 prima che una cella temporalesca carica di fulmini e saette costringa i contendenti e gli spettatori a cercare riparo per quasi un’ora.

Al rientro dalla pausa forzata Dallas cerca di sfondare le linee e ci riesce con l’ex-eagle Miles Sanders, autore della corsa più lunga della serata, ma subito dopo anche di un Fumble in redzone ricoperto da Philadelphia con Mitchell. 

Nel quarto quarto il protagonista è Cee Dee Lamb, ma non in positivo. Lo star receiver fresco di contrattone si macchia di due dropponi sanguinosi che avrebbero cambiato le sorti del drive e probabilmente della partita. Dallas esce dal campo con una sconfitta, ma anche con la sensazione forte di aver sprecato l’enorme occasione di fare lo scalpo ai Campioni del Mondo in carica. 

Abbandoniamo finalmente la cronaca e passiamo all’analisi.

Partiamo dai Cowboys, era possibile non sentire l’assenza del miglior pass rusher della lega? No, non lo era. Ed infatti lì è dove probabilmente Dallas è mancata, Hurts ha avuto tempo di sviluppare la progressione all’interno della tasca e le sue corse si sono rivelate un fattore decisivo per le sorti del match. Di positivo però c’è una squadra che appare molto più compatta e determinata dell’anno scorso, la RB room è passata dal discutibile duo Elliott-Dowdle al ben più efficace duo Williams-Sanders ed i risultati si sono visti, se lo scorso anno Dallas era praticamente costretta alla monodimensionalità aerea, quest’anno può vantare un buon gioco di corsa supportato da una offensive line all’altezza. Prescott non ha più solo Lamb da guardare, sicuramente il miglior rout runner ma altrettanto sicuramente non le migliori mani di questa lega, ma anche un George Pickens affamato di rilancio. Prescott chiude con 21/34 per 188y, Lamb 7/13 per 110 e Williams con 54 yards corse e 2TD.

La prospettiva per Dallas è incoraggiante, ma non ho dubbi che almeno nella notte di venerdì il sentimento prevalente nei sonni di Schottenheimer e soci sia stato il rammarico per l’occasione sciupata. 

Veniamo ai ragazzi in midnight green. Una partenza inaspettata per certi versi, quanto ampiamente attendibile per altri. Philadelphia ha incontrato difficoltà dall’inizio alla fine, ma è riuscita a sopravvivere all’espulsione di Carter, agli infortuni, ai problemi tattici e tecnici e persino ad una tempesta, doppiavù in week uno tanto generosa quanto importante. 

Parto da ciò che mi ha sorpreso, in negativo. Avrete certamente notato che non ho mai nominato AJ Brown e DeVonta Smith e non si è trattato di una dimenticanza. I formidabili WR hanno concluso con 4 target in due e la bellezza di 24 yards complessive, il povero AJ Brown in particolare si è visto recapitare il primo ed unico target solo nel quarto quarto. Philadelphia sostanzialmente è ripartita come era partita la stagione scorsa, con un gioco aereo ai minimi termini e concentrata sulle corse, tuttavia quanto visto al Super Bowl e la necessità di innovare e sorprendere tatticamente gli avversari faceva propendere le mie aspettative verso qualcosa di diverso quest’anno, ma Hurts mi ha chiaramente detto che mi sbaglio. Cosa posso dire a Hurts? Nulla, ha vinto. Chiude con 152 yard lanciate di cui hanno per lo più beneficiato Dotson e Goedert, ma soprattutto 62 yards corse e 2TD, meglio del miglior RB di Dallas, per capirci. Per week uno va bene così, ma non so quanto AJ Brown la pensi allo stesso modo, se queste sono le premesse stagionali gli suggerisco di munirsi di buoni libri e magari anche una plaid per le serate più rigide da portarsi in sideline. 

Mi ha sorpreso molto meno la claudicante prestazione della difesa di Fangio. Il reparto, che ha brutalmente dominato la NFL appena conclusa, è stato letteralmente rivoluzionato dopo il Super Bowl LIX: sono andati via uomini del calibro di Slay, CJGJ e Isiah Rodgers in secondaria, defensive ends del calibro di Graham e Sweat, oltre a Oren Burks e Milton Williams che ha meritatamente strappato il contrattone della vita coi Patriots. Una rivoluzione il cui impatto è stato ampiamente sottostimato dalla gran parte dei commentatori, ma che in campo si è visto eccome. Senza Carter la pass rush di Philadelphia si è rivelata innocua (non è un caso che Roseman sia corso ai ripari firmando Za’Darius Smith) e la secondaria ha faticato tantissimo a tenere Lamb e Pickens, l’ottimo Mitchell con i galloni del CB1 ereditati da Slay ha confermato di avere ancora da migliorare, mentre dall’altro lato il veterano Adoree’ Jackson ha concesso ben 5 ricezioni su 7 targets per ben 103 yard, numeri non rassicuranti, ma nemmeno inattesi. 

Totale e doverosa la fiducia dei tifosi sul lavoro di Fangio, ma non è detto che a parità di lavoro si possa giungere allo stesso risultato dal momento che il personale a disposizione è cambiato parecchio. 
Nota finale, bene entrambi i rookie: sia il primo giro Jihaad Campbell, solido accanto a Zach Baun, che la safety Mukuba.

Niente overreaction, me lo sono promesso, è week uno e la storia recente insegna. 

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Intanto, bentornata NFL!

A cura di Riccardo Spada, Fly Eagles Fly Italia

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Fly Eagles Fly Italia nasce dalla grande passione per la squadra NFL Philadelphia Eagles. Vi aggiorneremo con post dedicati sui risultati delle partite, sulle breaking news, e su tutto quello che gravita intorno al mondo degli Eagles.

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