Terry McLaurin, tra contratto in bilico e futuro a Washington

Il wide receiver Terry McLaurin si trova al centro di un acceso braccio di ferro contrattuale. Dopo una stagione 2024 da record e con un solo anno rimasto nel suo accordo, la stella offensiva ha chiesto pubblicamente un nuovo contratto o una cessione mentre la dirigenza ribadisce di volerlo trattenere.

Il nodo contrattuale: rinnovo milionario o addio?

McLaurin, 29 anni, sta per entrare nell’ultima stagione del suo attuale contratto – un’estensione triennale firmata nel 2022 del valore massimo di 71 milioni di dollari. Quell’accordo, all’epoca, lo portò tra i primi cinque ricevitori più pagati della NFL e prevedeva oltre 53 milioni garantiti e 28 milioni alla firma. Oggi però lo scenario è cambiato: la maggior parte dei bonus di quell’intesa è già stata versata e nel 2025 McLaurin guadagnerà circa 19,9 milioni (di cui 2,8 già corrisposti come bonus roster a marzo). Cifra importante, ma inferiore ai nuovi ricchi contratti dei top receiver più giovani. Basti pensare che Ja’Marr Chase ha fissato il nuovo tetto a 40,25 milioni di dollari l’anno, con Justin Jefferson a 35 milioni e altri talenti emergenti come Garrett Wilson a 32,5. In totale ben nove ricevitori NFL superano ormai i 30 milioni a stagione. McLaurin – che compirà 30 anni a settembre – punta a restare in quel club d’élite salariale anche col prossimo contratto, forte della sua importanza per la squadra. Secondo le stime di Spotrac, il suo valore di mercato attuale sarebbe di circa 24,5 milioni annui (ipotizzando un nuovo quadriennale da 98 milioni complessivi), difficilmente il giocatore potrebbe ambire perfino a qualcosa in più.

Dal canto loro i Commanders procedono con cautela. I nuovi vertici dirigenziali, guidati dal general manager Adam Peters, sanno che accordare un ricco terzo contratto a un veterano di quasi 30 anni comporta rischi non trascurabili. Negli ultimi anni diversi ricevitori sulla trentina hanno faticato a ottenere contratti pari a quelli di colleghi più giovani: ad esempio Mike Evans, nonostante una striscia ancora più lunga di stagioni da 1000 yard, ha strappato solo un biennale da 41 milioni in free agency nel 2024 (circa 22,4 milioni annui al valore attuale). Calvin Ridley, a 30 anni, ha firmato con Tennessee per 4 anni e 92 milioni (in pratica un accordo biennale garantito da 48 milioni) – circa 26,2 milioni l’anno se attualizzati. Persino stelle affermate al terzo contratto come Davante Adams (22 milioni l’anno), Stefon Diggs (21,2 milioni) o Cooper Kupp (15 milioni) non hanno superato tali cifre. Questo trend riflette la prudenza delle squadre verso investimenti pesanti in giocatori vicini ai 30, temendo un probabile calo di rendimento. McLaurin, pur reduce dalla sua prima selezione All-Pro e da cinque stagioni consecutive sopra le 1.000 yard, non ha le credenziali di un Adams o di un Tyreek Hill ai tempi dei loro mega-contratti. Il suo punto di forza è la straordinaria costanza: è uno dei soli sei ricevitori nella storia della NFL ad aver superato almeno 900 yard di ricezione in ciascuna delle prime sei stagioni di carriera. Tuttavia, non ha mai sfondato il muro delle 1.200 yard e solo nel 2024 ha raggiunto cifre da élite nei touchdown.

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Di fronte a questa situazione, le trattative sono in stallo e le parti faticano a trovare un terreno comune. Terry McLaurin sente di meritare lo stesso trattamento di colleghi come Metcalf – col quale ha numeri quasi sovrapponibili in carriera – mentre la dirigenza guarda ai precedenti meno luccicanti di Evans o Courtland Sutton (anche lui con un’estensione da 23 milioni l’anno a 30 anni). Dopo mesi di dialoghi senza esito, la tensione è esplosa a fine luglio: McLaurin non si è presentato all’inizio del training camp, inizialmente giustificando l’assenza con un infortunio alla caviglia, per poi effettuare l’hold-in. Infine, il 31 luglio, è trapelata la richiesta formale di trade da parte del giocatore. Secondo ESPN e altre testate, alcune squadre avrebbero già valutato un tentativo di scambio, ma Washington per ora rifiuta ogni ipotesi di cessione.

McLaurin stesso ha esternato la propria frustrazione in pubblico, in un raro sfogo personale con i media. 

Sono abbastanza frustrato, non lo nego. Tutto ciò che è successo finora è deludente. Voglio continuare la mia carriera qui… ma voglio giocare per una franchigia che riconosca il mio valore. Finora purtroppo non è andata come speravo.

I Commanders continuano a professare ottimismo, ma a meno di cinque settimane dal via della stagione regolare, il tempo stringe e il braccio di ferro contrattuale entra nel vivo.

Stagione 2024: numeri da record e intesa con Daniels

Se McLaurin oggi può rivendicare un contratto da top player, molto lo deve alla straordinaria stagione 2024 appena conclusa. In un solo anno, Washington è passata dal buio di un campionato 2023 chiuso con un disastroso 4-13 a una brillante annata da 12 vittorie e 5 sconfitte, spingendosi fino alla finale della NFC (la prima per la franchigia dal 1991). Il merito è stato di un attacco rinato, guidato da Jayden Daniels in cabina di regia e orchestrato dal nuovo coordinatore offensivo Kliff Kingsbury. I Commanders nel 2024 hanno schierato il loro miglior attacco dell’ultimo decennio, chiudendo quinti per punti segnati e settimi per yard guadagnate in NFL.

Dopo anni trascorsi a produrre ottime statistiche nell’ombra di squadre perdenti e con un continuo via-vai di quarterback, McLaurin ha finalmente avuto la chance di brillare in una formazione competitiva. I numeri parlano chiaro: 82 ricezioni, 1.096 yard e 13 touchdown nella regular season 2024. I 13 touchdown su ricezione rappresentano un record di franchigia per Washington (superando i 12 di Ricky Sanders del 1988) e significano anche che il 44,8% dei passaggi da touchdown dei Commanders è finito nelle sue mani – la terza percentuale più alta in NFL lo scorso anno. Prestazioni che gli sono valse la seconda convocazione in carriera al Pro Bowl e un posto nel Second Team All-Pro. McLaurin è diventato il sesto ricevitore nella storia dei Commanders per yard ricevute in carriera (6.379), traguardo raggiunto in appena sei stagioni.

Al di là delle statistiche, il prodotto di Ohio State ha dimostrato una crescita notevole come leader e playmaker. Inserito in un attacco rivitalizzato da coach Dan Quinn e dall’estro offensivo di Kingsbury, McLaurin si è adattato a nuovi schemi sviluppando una rapida intesa con il suo giovane quarterback. All’inizio della stagione 2024 l’attacco faticava a carburare – “nelle prime partite il pallone non andava a Terry quanto avremmo voluto”, ha ammesso lo stesso Kingsbury – ma col passare delle settimane il feeling tra i due è sbocciato. Sin dal training camp, Daniels aveva individuato in Terry McLaurin un punto di riferimento sicuro: “In partita non ci pensi troppo… lanci la palla in zona Terry, e nove volte su dieci lui la prende”, ha raccontato il rookie, lodando l’abilità del veterano nel trasformare i passaggi contestati in ricezioni vincenti. Quell’alchimia si è vista in molti frangenti decisivi: emblematico un 4° down nell’ultimo quarto della sfida di wild-card a Tampa, con Washington sotto nel punteggio, in cui Daniels ha pescato McLaurin in end zone per un TD vitale. I due hanno chiuso la stagione regolare connessi per ben 77 completi, 1.033 yard e 13 segnature su passaggio.

Strategie e scenari: cosa c’è in gioco per i Commanders

La disputa attuale non riguarda solo Terry McLaurin, ma tocca il cuore delle ambizioni sportive di Washington. Reduci dalla miglior stagione degli ultimi 30 anni, i Commanders puntano dichiaratamente a fare ancora meglio nel 2025 – l’obiettivo nemmeno troppo velato è raggiungere il Super Bowl. Per riuscirci, la squadra ha continuato a rinforzarsi: approfittando del quarterback sotto contratto da rookie (basso impatto sul salary cap), il GM Adam Peters ha avuto ampio margine di manovra sul mercato. In primavera Washington ha messo a segno colpi importanti, cedendo scelte al draft in cambio di veterani affermati come il LT Laremy Tunsil e il WR Deebo Samuel. Queste mosse hanno portato talento ed esperienza, ma anche nuovi obblighi salariali: Samuel pesa per 17,5 milioni a bilancio e Tunsil per 21,4 milioni, e proprio Tunsil potrebbe presto ricevere un’estensione onerosa dopo l’investimento fatto per acquisirlo. In questo contesto, il rinnovo di McLaurin è diventato un delicato gioco di incastri economici e tecnici.

Cosa succederebbe se le parti non trovassero un accordo? In assenza di un rinnovo, Washington avrebbe essenzialmente due strade: trattenere Terry McLaurin fino a scadenza o cederlo via trade il prima possibile. Entrambe le soluzioni comportano pro e contro significativi.

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  • Conservarlo senza rinnovo significherebbe affrontare il 2025 con Terry McLaurin in scadenza, rischiando un peggioramento dei rapporti o un’assenza prolungata, e con la possibilità di dover ricorrere al franchise tag nel 2026 a circa 28,1 milioni di dollari.
  • Cederlo via trade  comporterebbe una perdita pesante in campo e nello spogliatoio, privando Jayden Daniels del suo bersaglio preferito e scombinando la gerarchia di un reparto ricevitori già fragile, vanificando parte della strategia “win-now”.

In ogni caso, Washington non può permettersi una rottura traumatica. Dopo anni turbolenti – sul campo e a livello societario – l’arrivo della nuova proprietà e della nuova dirigenza ha finalmente restituito credibilità al progetto, e il 2024 ha mostrato quanto in fretta le cose possano cambiare in NFL.

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Paolo Colnaghi

Brianzolo di nascita, milanese d'adozione, tifoso dei New England Patriots, si è appassionato al football americano grazie al padre tifosissimo dei Redskins e per questo simpatizza anche per la franchigia della capitale.

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